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DI PADRE IN FIGLIA

di Riccardo Milani

con Alessio Boni, Cristiana Capotondi, Stefania Rocca

Italia - 2017 - 4 puntate/90'

 

Una saga familiare che va dal 1958 al 1980. Protagonista una famiglia di Bassano del Grappa dove Giovanni è l'ambizioso proprietario di una distilleria con moglie infelice e quattro figli, tre femmine e finalmente, gemello del terzo parto, un maschio che per Giovanni è l'unico atteso erede.

Si scopre presto che si tratta di una saga al femminile dove ognuna delle donne, complici i tempi che stanno cambiando, deve riscattarsi da un padre-padrone e trovare la propria identità negata.

Così Maria Teresa, la primogenita, sarà l'unica a laurearsi e in chimica, disciplina che le da le competenze per avviare grandi innovazioni nella produzione della grappa.

Mentre Elena tenterà di fare la modella a Milano lasciando marito e figlie.

Mentre Sofia scapperà di casa e finirà tossica.

Mentre Antonio resterà succube del padre che lo vuole come lui e finirà suicida dopo aver portato la distilleria alla chiusura  per frode.

Mentre Franca, la moglie di Giovanni, avrà alla fine il coraggio di lasciarlo per cominciare, benchè adulta, una vita propria.

alla fine tutto avrà una sua ricomposizione: la famiglia, le famiglie, i vecchi amori, la distilleria che da "Franza" diventerà "Sorelle Franza".

 

E' una bella storia ben tessuta con il piglio del romanzo storico.

Attraversa bene un periodo tutto sommato breve della storia del nostro Paese ma dove si passa dal miracolo economico, alla rivoluzione (mancata) del '68, alle leggi su divorzio e aborto, alle nuove necessità degli anni '80. Tutto, come nella migliore tradizione del romanzo storico da una parte e delle saghe familiari dall'altra, attraverso vicende romanzate di inesistenti ma probabili Franza di Bassano del Grappa.

 

E in tutto questo fa piacere, dopo una sequela di fiction in perfetto italiano,  che si parli con la lingua del posto che, a detta di uno del posto, è tutto sommato fedele. Segno che gli attori sono bravi almeno quanto Luca Zingaretti quando parla siciliano.

 

Personalmente ho considerato che essere donna in quegli anni è staa una magnifica avventura, faticosa ma magnifica.

Nel soggetto c'è lo zampino di una donna, Cristina Comencini, e forse non poteva che essere così. Ma bravissimo Riccado Milani a riprova che per fare una buona opera al femminile non è necessario essere donna.

 

Bella la colonna sonora fatta di canzoni del periodo narrato. Meravigliosi i titoli di coda con futura di Lucio Dalla e le immagini di donne famose e non del nostro Paese, dalle partigiane alle operaie e alle studentesse, da Nilde Iotti, da Rita Levi Montalcini ed Emma Bonino giovani a Samantha Cristoforetti.

 

Bello.

Chissà perchè non è andato in oda intorno all'8 marzo?  Troppo scontato? Troppo provocatorio?

 

E infine quando poi si dice "appartenenenza ideologico-politica". Ecco cosa ha scritto Libero (infatti)

http://www.liberoquotidiano.it/news/sfoglio/12371096/di-padre-in-figlio-fiction-rai-insulto-veneti-ubriaconi-vergogna.html

Mi è venuto da vomitargli addosso se non peggio.

Mi limito a spubblicare la loro idiozia.

 

fiore di cactus :)

 

 

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