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16 ottobre 1943

«La grande razzia nel vecchio Ghetto di Roma cominciò attorno alle 5,30 del 16 ottobre 1943. Oltre cento tedeschi armati di mitra circondarono il quartiere ebraico. Contemporaneamente altri duecento militari si distribuirono nelle 26 zone operative in cui il Comando tedesco aveva diviso la città alla ricerca di altre vittime. Quando il gigantesco rastrellamento si concluse erano stati catturati 1022 ebrei romani.

Due giorni dopo in 18 vagoni piombati furono tutti trasferiti ad Auschwitz. Solo 15 di loro sono tornati alla fine del conflitto: 14 uomini e una donna.
Tutti gli altri 1066 sono morti in gran parte appena arrivati, nelle camere a gas. Nessuno degli oltre duecento bambini è sopravvissuto.»
(F. Cohen, 16 ottobre 1943. La grande razzia degli ebrei di Roma)

dal sito della Comunità S. Egidio

 

Il cinema italiano ha raccontato questa terribile storia con tre film, uno interamente dedicato, L'oro di Roma di Carlo Lizzani - 1961

gli altri due entrambi a 60 anni di distanza, entrambi che citano quella terribile alba: "Gente di Roma" e "La finestra di fronte"

Film recenti e ci tengo a sottolinearlo perchè è molto importante che anche il cinema non dimentichi, anzi, se il cinema non dimentica, aiuta tanti a non dimenticare con un mezzo che scende in fondo al cuore più facilmente delle celebrazioni e dei libri e dei programmi televisivi (tanto questo genere di programma poi si scopre passano in orari a dir poco singolari, cioè a notte fonda).

Tra la "gente di Roma", Ettore Scola trova una vecchina, sta uscendo dal portone di casa sua a Portico d'Ottavia per andare a fare la spesa.
Davanti stanno girando un film sull'occupazione nazista, la scena è quella deportazione, ci sono i tedeschi, i camion, le famiglie di ebrei che salgono sui camion con le loro valigie, le signore nel loro cappotto, gli uomini con i loro cappelli.
La vecchia signora si paralizza, grida, cade a terra in preda all'orrore, alla disperazione. Il regista da stop alla macchina, la soccorrono e sollevandola la manica del cappotto scivola e sul braccio appare il tatuaggio dei deportati nei campi di sterminio. E' un episodio breve, quasi senza battute. Parla da solo.

In pieno stile neo-realista e con belle citazioni da Carlo Lizzani, "La finestra di fronte" è in fondo, almeno in una parte, anche un film sulla memoria che scompare e per fortuna ritorna.
E' la memoria e le memorie di Simone che lavorando come apprendista in una pasticceria aveva sentito il pasticciere collaborazionista parlare del rastrellamento la notte dopo. E cerca di salvare più amici possibile.
Nella memoria di Simone, molto anziano, le immagini riaffiorano a brandelli, sono passi di corsa, urla di gente strappata alla sua casa, flashback brevissimi e laceranti. Parlano da soli.

Una candelina stasera per tutti quelli che non sono mai più tornati da quella notte.

 

L'oro di Roma

Gente di Roma

La finestra di fronte



angela cannizzaro

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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