film

 

2001 ODISSEA NELLO SPAZIO

di Stanley Kubrik

con Keir Dullea, Gary Lockwood, William Sylvester, Daniel Richter, Leonard Rossiter

USA, Gran Bretagna - 1968  -140'

 

Se penso in maniera ristretta, considerando la mia esperienza di vita, mi sembra impossibile che qualcuno non conosca questo che è difficile definire solo "un film".

Ma dal 1968 sono passati tanti anni e moltissime cose sono cambiate e, soprattutto quello che in quell'anno sembrava lontano, non solo è stato raggiunto ma ampiamente superato.

Ancora l'uomo non aveva messo piede sulla Luna, adesso non solo non c'è nessun motivo (militare e tecnologico) per andarci ma il "futuro" è quello delle infrastrutture digitali. Come dire che rispetto a quello che pensavamo come una grande avventura di viaggio (ma che era forse sopratutto una questione militare di controllo del pianeta anche a distanza) ha perso importanza riportandoci, in un certo senso, a storie "di cortile" più che legittime sul futuro del nostro pianeta e non oltre.

 

E ho incontrato per lavoro troppi ragazzi per non capire che bisogna stare, per onestà intellettuale, sempre dalla loro parte, per non capire che se "non sanno" è perchè chi è più grande di loro non ha raccontato bene. Per non capire che non eravamo migliori, che le nostre di attuali adulti sono verità che comunque vanno sempre dimostrate.

 

Ciò nonostante mi sembra altrettanto impossibile che su queste pagine io non abbia ancora scritto di questo film nonostante abbia fatto lezioni e conferenze universitarie e incontri con ragazzi delle scuole superiori.

il fatto è che su 2001 è stato detto tanto ed è difficile aggiungere qualcosa che abbia un senso.

almeno per chi conosce il film.

Ma poichè conoscendo i ragazzi, so che noi adulti viviamo di convinzioni sbagliate. scrivo anche io qualcosa a distanza di ... mammamia... 45 anni.

 

Al di là di tutte le pippe che i critici si sono fatti negli ultimi decenni, il film, volendo adoperare un linguaggio semplice, si divide in tre momenti dove c'è sempre come protagonista un monolito nero, perfetto.

All'alba dell'uomo, quando secondo Darwin eravamo solo scimmie, all'apparizione del monolito, un gruppo di pelosi primati si accorge che, avendo il pollice opponibile, può prendere l'osso di un animale morto e usarlo come arma e definire il suo territorio.

All'epoca poco successiva agli anni di produzione, quando si sognava di normali viaggi Terra-Luna, proprio sul satellite si scopre un monolito che emette un segnale fortissimo di cui non si capisce il destinatario.

E in un futuro lontano, durante una missione verso giove, il computer di bordo impazzisce, fa fuori tutto l'equipaggio tranne un astronauta che si salva e proprio in vicinanza di un enorme monolito simile agli atri due che è nello spazio in congiunzione col pianeta e che scaraventa il sopravvissuto in una serie di universi paralleli dove il tempo si interseca e la vita perde il suo scorrere conosciuto: David, l'astronauta sopravvissuto, si trova con se stesso vecchissimo e con se stesso embrione, solo per dirne una...

 

Quello che a distanza di oltre dieci anni dal 2001, all'azzeramento da un decennio delle missioni spaziali e allo spostamento della ricerca da un ventennio verso le comunicazioni e il digitale, l'elemento fantascientifico ancora incredibilmente attuale è il computer che  prende consapevolezza e decide il "mito" o se vogliamo, la frontiera della attuale fantascienza.

Ma il film non è possibile racchiuderlo nel genere fantascientifico. Per la portata delle tematiche rimane a tutt'oggi valida le definizione data all'epoca: il film religioso più costoso della storia del cinema.

 

Vale la pena dire che le tecnologie impiegate Kubrik le ha avute da quelle delle missioni spaziali grazie al produttore che, da una novella sconosciuta, capì che il film sarebbe stato un capolavoro. E tale resta ancora.

 

Detto questo, e visto che tutto è stato detto, l'unico contributo e tributo possibile a questa meraviglia mi sembra sia la mia piccola storia personale intorno a 2001.

 

Mi è piaciuto e mi piace sempre sentire che Walter Veltroni dice di ricordare tutti i cinema in cui ha visto tutti i film, mi piace perchè per me così.

Tranne che per 2001.

Non riesco a ricordare dove l'ho visto. ripercorrendo la mia vita e la mia formazione cinematografica, deve essere successo verso i 16 anni in un circolo del cinema di periferia, Ma non riesco a ricordare con esattezza.

Perchè 2001 odissea nello spazio è talmente "dentro" che è come se ci fosse da sempre, ancora più di 20mila leghe sotto i mari, libro e film di cui ricordo quando ho letto il libro e l'odore che avevano le pagine, e quando ho visto il film e che maglione indossavo.

 

Evidentemente 2001 è arrivato come una specie di luce tanto accecante da avere cancellato i riferimenti spazio-temporali, cosa perfettamente in linea con le intenzioni di Kubrik.

 

Poi ci sono le storie "quotidiane": un paio di lezioni all'Università popolare di Roma, con un pubblico adulto che aveva piacere ad entrare nei meandri di significato e di produzione del film. Ma soprattutto quella mattina della primavera del 1999, quando si aspettava il millennio e sviluppavo un progetto fra astrofisica e fantascienza ragionando con i ragazzi delle scuole superori di Roma; ero in un liceo di periferia, proiettavamo il film, avevano oscurato le finestre anche con fogli di giornale e la meraviglia fu sentire il silenzio incanto dei ragazzi,quelli che quando si scanza la lezione noiosa non gli pare vero di farsi gli affarucci loro  chiacchierando. E invece erano lì, seduti scomodi sulle solite sedie di scuola, incantati, silenziosi, per tutta la durata del film: due ore e mezza.

Che meraviglia. Che gioia.

 

angela :)

 

 

 

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