65a Mostra del Cinema di Venezia

29 agosto

JAY - Francis Xavier Pasion - Filippine 2008

Jay, un giovane insegnante omosessuale, viene assassinato e Jay, omonimo produttore televisivo, si precipita presso la famiglia per seguire tutta la vicenda, dalla ricostruzione della notizia data alla madre, alle riprese al funerale, all'arresto del presunto omicida.

Ma non si trtta di semplici interviste, Jay produce veri e propri real-drama dove chede, per esempio, alla madre di ripetere le stesse lacrime disperate all'apprendere della morte del figlio, chiede alla sorella di cantare il pezzo con cui ha vinto un certo concorso (con la salma del fratello nella stanza accanto), decide che le risposte del presunto assassino non vanno bene per la TV e ripete la scena dell'arresto con altre battute.

Si scopre, in definitiva che il fascino della TV, la tentazione del protagonismo č sono cose tanto forti da alterare totalmente la realtā dei sentimenti.

Peccato perō che a questo si arriva dopo parti del film gestite con un linguaggio cinematografico forse un po' troppo elementare.

 

JERICHOW - Christian Petzoid - Germania - 2008

La bionda Laura ha sposato Ali, un imprenditore turco, per denaro anche se lavora dibuona lena nell'aziendadel marito che č proprietario di 45 chioschi alimentari in tutta la regione. Nelle loro vita arriva Thomas, cacciato dall'esercito con disonore dopo la campagna in Afganistan e in cerca di lavoro.

tra Laura e Thomas scoppia la passione e la tragedia incombe.

Siamo evidentemente di nuovo al "postino bussa sempre due volte" e ad "Ossessione". Ma nonostante l'ispirazione e la prevedibilitā, il film č davvero molto bello e pieno di tensione. Piace anche per lo sguardo sulla questione dell'integrazione.

 

AKIRES TO KAME (Achille e la tartaruga) - Takeshi Kitano - Giappone - 2008

L'alter Ego di Takeshi č stavolta Machisu, un pittore che si ostina a dipingere e sperimentare spinto da una incrollabile fede nella propria arte nonostante l'assoluto insuccesso. E un film che chiude quella che č stata identificata come la "trilogia dell'autodistruzione dell'artista", dopo Takeshi's e Glory to the filmmaker.

takeshi segue il suo pittore dall'infanzia alla vecchiaia. Ma il film č davvero geniale e ironico sopratutto nell'ultima parte quando entra in scena lo stesso Takeshi con la sua faccia immobile, segnata dall'incidente in moto dopo il quale si č messo a dipingere. I quadri, a proposito, sono i suoi e il film č tutto intriso dal "colore" di Kitano. La fine č da una parte un omaggio Chaplin e dall'altra č la soluzione del paradosso di Zenone su Achille e la Tartaruga: se Achille pič veloce desse dieci metri di vantaggio ad una tartaruga, questa arriverebbe sempre prima di lui. Nel Takeshi-pensiero: il tempo e il moto, ovvero il cinema, sono pura illusione.

 

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