TV: fiction e non solo

A COME ANDROMEDA

di Vittorio Cottafavi

con Luigi Vannucchi, Paola Pitagora, Tino Carraro, Nicoletta Rizzi, Franco Volpi

Italia - 1972 - 5 puntate/60'

 

Mettiamola così: forse con l'autunno ritroverò interesse per le trasmissioni TV e nel frattempo approfitto per una carrellata nelle vecchie glorie delle produzioni RAI. E dire che della RAI di Bernabei (direttore dal 1961 al 1974) si è detto peste e corna...

 

Tra le glorie di quegli anni questa vera chicca di fantascienza, genere rarissimo nel cinema italiano anche recente, figuriamoci nelle produzioni televisive degli inizi degli anni '70. Eppure eccola: A come Andromeda.

Sul perchè il cinema italiano e suoi derivati non abbiano mai fatto fantascienza ho avuto modo di dilungarmi in altre circostanze anche su queste pagine. In estrema sintesi non si tratta soltanto di soldi (per effetti speciali scenografie ecc.) quando del fatto che la nostra cultura di italiani ed europei non ha mai previsto, nemmeno al tempo degli antichi romani, che il mondo si potesse dividere rigorosamente in buoni e cattivi, elemento essenziale per pensare all'alieno come controparte. Non per caso il genere fantascientifico è sempre venuto bene agli americani: nella contrapposizione è infatti il derivato del western e del confortante dualismo bene-male, sceriffo-bandito, dove il bene vince sempre.

 

Ecco perchè A come Andromeda è una chicca.

 

La serie è stata tratta da un romanzo di Fred Hoyle (matematico, fisico e astronomo britannico) e quando è stata trasmessa ha avuto un grande successo di pubblico (qualcuno sostiene che era facile dato che c'erano solo due canali televisivi e i palinsesti erano organizzati in modo da avere un programma di punta ma...)

 

L'idea è ancora originale: in un futuro prossimo, un radiotelescopio capta un segnale dalla costellazione di Andromeda che una volta decodificato con un supercalcolatore, porterà alla costruzione di un impianto e alla "nascita"  di una giovane donna che sembra essere il tramite con gli abitanti di Andromeda e tutto quello che hanno da insegnare, compresi farmaci miracolosi. Immaginabile l'intreccio di interessi militari e commerciali.

 

Il tema, un messaggio che indica come costruire una machina avanzata, è lo stesso di Contact:  (che trovo sia uno dei film di fantascienza più belli); la nascita e crescita dentro quella specie di incubatrice è la stessa di Lilù de Il quinto elemento, la questione del rapporto dell'uomo con il computer (che all'epoca si chiamava calcolatore elettronico) e in generale con la tecnologia, è tanto attuale da avere sostituito nel cinema di fantascienza il classico rapporto con l'alieno. E in più, in questo caso, i temi che adesso sono il dualismo in cui oscilla il cinema di genere (alieni - tecnologia) sono entrambi presenti.

E quindi una vera preziosità.

 

Con tante altre preziosità tutte legate alla produzione.

Intanto le location: quando abbiamo visto e anche rivisto lo sceneggiato, eravamo convinti che fosse stato girato davvero in Scozia e invece gli esterni sono stati girati in Gallura; i telescopi sono quelli di Telespazio nel Fucino, lo sceneggiato dura 5 ore, non cade mai e non c'è il più piccolo effetto speciale, segno evidente che quello che necessita a monte, al solito, è la buona sceneggiatura.

Pochi esterni, girati in pellicola, tantissimi interni girati in studio e in elettronica (con le telecamere) e un buon lavoro per rendere omogenei i due toni di B/N.

Che meraviglia.

 

Sì, qualche ingenuità: delle tante automobili che si vedono, solo una Rolls è col volante a destra, le altre hanno il volante a sinistra e di britannico hanno solo le targhe e il fatto che nelle riprese camminano dall'altra parte della strada. Ma personalmente l'ho dovuto leggere per accorgermene.

 

fiore di cactus :)

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