soggettive

GF10: vince Mauro.

Io sono di quelle persone che inseguono uno straccio di onestà intellettuale, almeno ci provo. Per esempio non parlo male di cose che non ho visto, non perchè di alcune cose non si sappia già in partenza di cosa si tratti, e nemmeno perchè io non dia fiducia agli altrui pareri, molti dei quali fra l'altro piuttosto autorevoli. Non sono nemmeno così pedante da volerci mettere il dito alla San Tommaso. Nulla di tutto questo: ho solo voglia di un mio parere, voglio parlare con cognizione di causa, poter citare, entrare in quei dettagli che solo la visione diretta può rivelare.

Motivo per cui, per esempio, prima di sputare veleno e sentenze sui cinepanettoni, anni fa sono andata a vederne uno.

Motivo per cui un occhio al Grande Fratello ce l'ho buttato fin dall'inizio. Un'occhiatina, tanto, come per le soap opera e per i cinepanettoni, non serve seguirli nella loro interezza, la loro struttura è tale che basta relativamente poco per avere il quadro di insieme.

E dico, a premessa generale, che fin dall'inizio ho provato una grande tristezza già dal nome che qualcuno, spero, ricorda essere riferito a un importante romanzo il cui titolo era Orwell 1984 da cui un film cupo su un cupo futuro uscito, appunto, nel 1984.

Che mediaset abbia adottato questo titolo e questo concetto (un occhio televisivo che controlla tutta la vita) piegandolo alle necessità dello spettacolo mi è sembrato macabro.

Tutto il resto mi è sempre sembrato allucinante. Certo, se il GF si segue, tutto quello che succede assume addirittura i toni della normalità ma mi è capitato, buttando l'occhiatina, di assistere a comportamenti che nella realtà necessiterebbero di intervento medico urgente: crisi di pianto, urla belluine, scoppi di rabbia...

Ma poi si capisce che è funzionale allo show.

E stabilito che chi partecipa al GF è persona che cerca il successo al minimo impegno possibile, crede che si possa diventare famosi senza sapere fare nulla, che il prezzo da pagare è solo quello di essere osservati, cosa che ben si attaglia con la normale dose di narcisismo che possediamo tutti, stabilito tutto questo, che abbia vinto Mauro non deve stupire.

Ad uno ad uno sono andati via i più aggressivi, i più furbetti, i più discutibili. Mauro, nonostante nella casa non lo sopportasse nessuno, è stato sempre il preferito del pubblico. C'è stato solo un momento in cui si è potuto sperare che vincesse l'altro al suo posto, perchè l'altro, fermo restando quanto sopra (chi va al GF ecc), era un bravo ragazzo, innamorato della sua ragazza, uno che non è mai andato in escandescenze, che non ha mai amoreggiato con nessuna ragazza della casa complice l'isolamento, che è sempre stato "amico" e tranquillo.

Ma l'Italia, sempre ammesso che il televoto sia reale e non controllato (già... abbiamo avuto mai i dati vistati da un notaio?) ha scelto Mauro. Perchè Mauro è volgare quanto basta, è astuto, gioca barando, ha fatto di tutto per somigliare a Ligabue complice l'accento trevigiano e complice un po' la faccia da indiano della padania.

Nessuno stupore: l'Italia preferisce il vincente aggressivo, quello che le donne non se le lascia scappare, quello che ha come mito Ainett Stephens, modella e showgirl venezuelana (diciamo così); Mauro, quello che finge di piangere, insomma a Roma si direbbe il gran PARACULO.

A proposito di Roma: l'ultima goccia al vaso già traboccato è stato sentire Mauro, povera creatura, esultare all'incontro con la Venezuelana con battute in romanesco del tipo "e che è".

Agli italiani piace questo. Nessuna sorpresa. Basta guardare che pose sceglie per le foto, come guarda in macchina... Brrr....

 

ac :(

 

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