tv fiction e non solo

LO ZIO D'AMERICA

regia: Rossella Izzo

con: Christian De Sica, Ornella Muti, Eleonora Giorgi, Rosanna Banfi, Enzo De Caro, Paolo Conticini, Marisa Merlini, Monica Scattini, Babara D'Urso, Mattia Sbragia, Mita Medici

Italia - 2002 - otto puntate

 

Premetto, come si sa, che a me Christian De Sica piace: lo trovo bravo, con tempi straordinari, elegante e divertente. Dei cine-panettoni me ne sono fatta una ragione fermo restando che quando, prima di parlarne male, sono andata a vederne uno (era Vacanze sul Nilo) ho riso con le lacrime perchè De Sica è proprio bravo. Poi ne ho visto un altro e ho capito che visto uno visti tutti, con l'aggravante che di recente gli sceneggiatori hanno bisogno di due storie per riempire i 90/110 minuti standard di un film e che la coppia De Sica Banfi funzionava meglio della coppia De Sica-Ghini.

Ed è di sceneggiatura che voglio parlare a proposito de "Lo zio d'America" che in queste settimane è in onda su RaiSatPremium, il canale che ritrasmette solo fiction, miniserie e film per la TV, tutto italiano targato RAI.

La serie tutto sommato ha i suoi pregi. A parte Christian che come negli spot Telecom (sarebbero da registrare stagione per stagione) dimostra di saper fare ridere senza dire nemmeno una parolaccia, c'è da dire che ogni puntata è tutta inerente allo svolgimento della storia. Che vuol dire? Prendiamo per esempio Capri: le vicende dei fratelli Galiano, della bella Vittoria, degli odiosi Scapecie e di villa Isabella, si intrecciano ogni puntata con una vicenda parallela: una volta è il musicista smemorato, un'altra il nero clandestino... come se ci fosse bisogno di allungare il brodo. Qui no, intervengono personaggi "a latere" come Mita Medici - la moglie di Riccardo ma tutto è dentro la vicenda della famiglia Ricciardi: otto puntate di 90 minuti circa ciascuna.

I conti non tornano però con la versione in DVD edita da Unilibro: 4 DVD. E questi 4 DVD ho avuto modo di vederli: ognuno dura circa 90 minuti, il racconto scorre comunque, comunque non si sentono "buchi" di narrazione.

Il che vuol dire che Lo zio d'America è scritto in modo tale da poter tagliare il 50% del film senza che il film stesso ne risenta.

No comment.

A parte la considerazione che in Italia non abbiamo più "gli sceneggiatori di una volta", considerando che quelli di una volta erano Agenore Incrocci, Furio Scarpelli, Suso Cecchi D'Amico...

E poichè non mi sembra che per il cinema ci siano poi queste sceneggiature folgoranti, mi chiedo se per caso da decenni a scuola i ragazzi abbiano smesso di imparare a leggere e a scrivere.

Bho?

 

ac :)

 

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