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TETE DE TURC

di Pascal Elbè - con Roschdy Zem, Ronit Elkabetz, Simon Abkarian

France - 2010 - 87'

Tra gli episodi di rivolta della banlieu parigina, c'è il lancio di una molotov contro l'automobile di un medico armeno che resta gravemente ferito. E il ragazzo turco  del branco che la lancia, quando si rende conto che il medico è svenuto per un sasso ricevuto, si precipita a salvarlo dall'incendio. Eroe ma anche teppista. E la vicenda si snoda intorno alle ritorsioni del branco dato che è stato arrestato un "innocente" e perchè con tanta polizia nel quartiere non si può più lavorare con lo spaccio. E la ricerca del teppista da parte del fratello poliziotto del medico. E i problemi della madre turca separata che ha tirato su da sola un figlio di periferia, e un uomo a cui è morta la moglie perchè il dottore non è arrivato in tempo... Bello, una Parigi inedita, canonicamente lento ma bello.

 

I WANT TO BE A SOLDIERS

di Christian Molina - con  Cameron Antrobus, Josephine Barnes, Valeria Marini, Robert Englund - Spagna, Italia - 2010 -  100'

Nella vita di Alex arrivano due gemelli, lui si sente trascurato e ottiene dai genitori di avere la TV in camera. E mentre fino ad ora da grande avrebbe voluto fare l'astronauta, a furia di filmati di violenza e di guerra, decide che da grande vuole fare il soldato. E cambia perfino il suo amico immaginario che da pilota in bianco, diventa (è lo stesso attore) un generale urlante. Alex si rade, comincia a manovrare coltelli, mette in piedi tutto un teatrino della disciplina di stampo ultradestra. Dalle reazioni dei ragazzini presenti in sala,dato chi il film è nella sezione Alice., dubito che sia esattamente unfilm per ragazzi anche se ragazzo è il protagonista. Trovo che sia un film più per i genitori. E la presenza della Marini neipanni della sensuale prof., anche produttrice,non ha aiutato perchè quando Alex le dice puttana, è scattato l'applauso di consenso. Meditiamo.

 

ARRIETTY

di Hiromasa Yonebayashi - Giappone - 2020 - 94'

Arriety è una ragazzina rubacchiotta: sono omini non più alti di un palmo che vivono in piccole casette a loro volta dentro le case degli uomini e rubacchiano tutto quello che serve, dallo zucchero ai biscotti, alla corrente elettrica, ma sempre cose di cui gli uomini non si accorgono che manca. E regola fondamentale è non esere mai visti dagli uomini, pena l'immediato trasloco. Ma nella casa di Arrietty sono generazioni che gli uomini sanno della loro esistenza. E adesso è arrivato un bambino malato di cuore inattesa di essere operato che la vede subito.

E' il film più bello che ho visto a questa edizione del Festival di Roma. Bello il disegno, bella la storia, bella la colonna sonora,Diamo agli animatori giapponesi il Marco Aurelio, il Leone, la Palma e facciamola finita.

 

 

BOARDWALK EMPIRE

di Martin Scorzese - con  Steve Buscemi, Michael Pitt, Kelly Mcdonald

USA - 2020 - 72'

Non vi illudete, NON è il nuovo film di Scorzese ma solo l'episodio pilota della serie TV già andata in onda in USA dal 19 settembre e che Scorzese ha prodotto. Steve Buscemi è sempre grande e Scorzese è sempre Scorzese: malavita americana degli anni del proibizionismo, intrecci fatti di doppi giochi...

Bello a... posso dirlo? ho fatto fatica a seguirlo e mi è sembrato un po' già visto. pazienza.

 

 

 

 

L'ESTATE DI MARTINO

di Massimo Natale - con Treat Williams, Luigi Ciardo, Matilde Maggio

Italia - 2010 - 85'

La storia del 14enne Martino sembra snodarsi parallelamente alla favola di Dragut che deve cercare in fondo al mare un'anfora per liberare gli uomini dal dolore e che era la favola preferita della madra morta da qualche tempo. come Dragut, Martino compie quell'estate del 1980 già funestata dalla strage di Ustica, le sue imprese grandi: impara a fare surf e conquista la bella ragazzina che è in vacanza in paese (Puglia).

E la storia sembrerebbe concludersi con la bomba delle stazione di Bologna dove la ragazzina è in transito di ritorno dalle vacanze. Allegorico, non prevedibile ma... bho...

 

 

 

CRIME D'AMOUR

di Alain Corneau - con Ludivine Sagnier, Kristine Scott Thomas, Patrick Mille

Francia - 2010 - 106'

Un bel noir francese tutto al femminile. La situazione ricorda "una donna in carriera": c'è una donna grande capo manager, c'è una super assistente molto in gamba a cui il capo ruba i meriti con la scusa del lavoro di squadra, c'è un uomo che è l'amate del capo e che diventa l'amante anche della super assistente. La cosa è complicata dal fatto che l'uomo è un truffatore. E c'è un crimine che il titolo definisce "amoroso" ma che non è detto sia proprio tale. Un giallo del genere che si vede chi è l'omicida e dove il nodo da sciogliere è tutto nel modo in cui l'omicida ne viene fuori o ne resta dentro. Buono.

 

 

THE KIDS ARE ALL RIGHT

di Lisa Cholodenko - con Julianne Moore, annette Bening, Mark Ruffalo

USA - 2010 - 104'

Nik e Jules sono una coppia lesbica di mezza età che ha voluto costruire una vera famiglia, con tanto di due figli, uno a testa, nati dallo sperma dello stesso donatore. quando la figlia compie 18 anni rintraccia il padre, d'accordo col fratello 15enne e nella loro famiglia fa irruzione Paul, un sano cinquantenne che ama la terra e gestisce un ristorante biologico. Ovviamente una delle due mamme finisce a letto con lui con un finale del film che naturalmente lascerà delusi i benpensanti. Bello. e il cinema americano continua a confermarsi quello fatto sempre meglio, sia dal punto di vista della forma ceh dell'originalità dei contenuti. Ma non sarà una questione di numeri, il fatto che l'America è una "grande" nazione? Tanta gente tante idee...

 

 

LITTLE SPARROW

di yu-Hsiu Camille Chen - con Nicola Barlett, James Hagan, Nina deasley

Australia - 2010 - 88'

La madre di tre fiflie ormai adulte, moglie di un attore che tutto sommato è stato sempre poco presente, sta per morire di cancro. Uno dopo l'altro, in un montaggio che si sposta aventi e indietro, le ultime settimane di vita viste dalle tre sorelle, ognuna delle quali, neanche a dirlo, ha problemi una è vedova e poichè la sera prima che morisse in un incidente aveva litigato col marito, si sente in colpa, l'altra tradisce il marito regista con un attore della sua compagnia che la lascia perchè la moglie ha scoperto tutto, la terza, e non poteva mancare, è lesbica. Prevedibilissimo tutto. L'unica vicenda interessante è proprio quella della madre che però è il pretesto per parlare delle prevedibili vicende delle figlia. Mi chiedo la logica delle selezioni per i film in concorso

 

SOCIAL NETWORK

di David Fincher - con  Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Brenda Song, Justin Timberlake

USA - 2010 - 120'

La storia di come è nato facebook facendo del suo inventore il più giovane miliardario del mondo. Perchè Facebook è nato ad Harvard, per opera di uno studente ventenne, molto brillante, di provenienza non troppo "blasonata", che aveva, dice il film, il chiodo fisso di far parte dei club esclusivi. E ne inventa uno sulla rete.Film di grandissimo ritmo,con giovani attori bravissimi (il socio fondatore ricco di famiglia che poi farà causa. Film di grandissimo ritmo e, in fondo di grandissime citazioni: non ho potuto fare a meno di pensare ad "Animal House"cioè il college (l'università) dove si forma la classe dirigente d'America che è "anche" luogo di infinito cazzeggio,feste, droga sesso and rock&roll... con la differenza che questi erano, appena sei anni fa,  ventenni del terzo millennio e cioè di internet, della comunicazione e del mercato globale. Bellissimo.
 

 

UNA VITA TRANQUILLA

di Claudio Cupellini - con Toni Servillo, Marco D'amore, Francesco Di Leva

Italia, Germania, Francia - 2010 - 105'

Rosario, proprietario di un albergo ristorante in Germania, è in realtà un camorrista che 15 anni prima è scappato e si è rifatto una vita tranquilla con tanto di moglie e bambino tedeschi. Ma un giorno nella ridente e verde foresta arriva il figlio che aveva lasciato in Campania. E' un thriller e quindi non dico nulla ma un commento è d'obbligo: il realismo italiano non permette che un film di camorra finisca con una maxi retata. Lo dice anche Adalberto.

Anche qui un errore marchiano di sceneggiatura ma non lo svelo, vediamo se qualcuno sene accorge. Un aiutino: è nella parte finale.

 

 

 

ORANGE AND SUSHINE

di Jim Loach - con Emily Watson, Hugo Weawing, David Wenham

Australia, Gran Bretagna - 2009 - 104'

Il nipote di Ken Loach non smentisce lo stile di famiglia e si ispira ad un fatto vero: a metà degli anni '50 il governo britannico mandò in Australia 130mila bambini sottratti dai servizi sociali alle famiglie con una modalità illegale. Una assistente sociale  decide di aiutare i "bambini immigrati australiani" a ritrovare le madri. Bellissimo anche perchè, a parte il contenuto molto forte e importante, Jim Loach si allontana dal film semplicemente militante e documentaristico e lo imposta come un giallo.

 

 

 

HAEVNEN

di Susanne Bier - con Michael Persbrandt, Trine Dyrholm, Ulrich Thomsen

Danimarca - 2010 - 113'

Padre e figlio, uno medico in Africa e l'altro adolescente in Danimarca, si confrontano, a diversa scala col problema della violenza e con la necessità di appellarsi ai valori profondi per "un mondo migliore". Giusto, corretto, di grande sensibilità ma... fatto di due storie diverse poco legate fra di loro. Come se una sola delle due non reggesse i soliti 100 giù di lì minuti degni della distribuzione.

 

 

 

 

 

LET ME IN

di Matt Reeves - con Chloe moretz, Lodi Smit-McPhee, Richard Jenkins

USA, UK - 2010 - 115'

Remake dell'omonimo svedese "Lasciami entrare". Fedele, trasferito in un New Mexico dove non immaginavo nevicasse tanto e tanto da ricreare praticamente la stessa atmosfera rarefatta del film svedese. Bello, naturalmente per chi adora il genere, come me. Che però mi chiedo: perchè Reeves (regista del geniale Cloverfield) ha voluto fare il remake fedelissimo di un film di due anni fa che in Italia abbiamo visto addirittura a gennaio 2009? Le critiche parlano di 2sostanziali modifiche". Bho? a parte i nomi e un parziale flashback, a me non pare proprio.

 

 

 

GANGOR

di Italo Spinelli - con Adil Hussain, Samrat Chakrabarti, Priyanka Bose - Italia, India - 2009 - 91'

Una corsa disperata e una disperata telefonata: un reporter di Calcutta è tornato in una cittadina del nord dell'India, precisamente del West Bengal. E parte il flashback: era andato per un servizio che nelle sue intenzioni doveva sensibilizzare l'opinione publica su un fatto ignorato: gli stupri sulle donne tribali, considerate meno che niente, sfruttate sul lavoro, spesso maltrattate in famiglia. tra le foto scattate ce n'è una ad una bellissima ragazza, Gangor, che allatta in pubblico. Sceglie proprio questa foto per il suo servizio ma la fama a Gangor porta soltanto molti problemi. considerata sfacciata viene stuprata da quattro uomini, lei li identifica, uno è un poliziotto, li denuncia ma è rovinata e non le resta altro che prostituirsi. E' qui che il reporter torna nel villaggio con le immaginabile conseguenze. Discreto anche se forse un po' lento in alcuni punti dove io sospetto si sia trattato di allungare un po' il brodo per raggiungere i 90 minuti e perdendo ritmo. Chissà a cosa dobbiamo questa prima escursione indiana del cinema italiano che, in effatti, quando guarda al dolore, riesce ad essere meno brutto del solito.

 

LA SCUOLA E' FINITA

di Valerio Jalongo - con Valeria Golino, Vincenzo Amato, Fulvio Forti - Italia - 2010 - 85'

Daniele che però preferisce essere chiamato Alex, frequenta una scuola tecnica nella periferia romana e "manifesta disagio", termine altrettanto tecnico per dire che la madre si è portata in casa l'amante, che Alex fa uso e abuso di droghe in pasticche, che non ha nessun desiderio e nessuna autostima. Figurarsi i sogni. E intorno a lui ci sono due giovani professori impegnati e presenti che in un certo senso se lo contendono e che finiranno male: lei accusata di molestie al ragazzo e allontanata, lui di consumo di droga e danneggiamento alla scuola durante una occupazione dove aveva suonato rock sul tetto coi ragazzi. Buono, si vede che il regista conosce i ragazzi ma è come "a singhiozzo", scene forti ma non troppo fluide l'una dentro l'altra.

Si direbbe l'opera di un esordiente. Minimalista, come troppo cinema italiano.

 

IL PADRE E LO STRANIERO

di Ricky Tognazzi - con Alessandro Gassman, Ksenia Rappoport, Amr Waked - Italia - 2010 - 110'

Diego, padre di un bambino disabile, all'istituto di terapia conosce un misterioso arabo, molto ricco, anche lui padre di un bimbo che ha problemi molto più gravi. Di mistero in mistero, fra cui una specie di fuga in Siria con l'aereo privato dell'arabo, i due diventano amici ma un giorno Walid sparisce, Diego comincia a seguirne le tracce, viene sorvegliato dai servizi segreti, crede di trovare Walid morto ma dopo un anno l'arabo riappare. Non si contano gli errori  e le approssimazioni di sceneggiatura, da una inspiegata danza del ventre, ad un inspiegato biglietto di un locale alla mai svelata vera occupazione di Walid che possiamo genericamente definire "spia" ma non si capisce dalla parte di chi. Pessimo. E ha preso i soldi dal ministero, soldi dei cittadini.

 

 

WE WANT SEX

di Nigel Cole - con Sally Hawkins, Bob Hoskins - Gran Bretagna - 2010 - 113'

la stria di come le 137 donne della Ford di.... organizzazrono il primo sciopero per la parità salariale innescando il processo per cui, due anni dopo, la parità divenne legge dello stato, prima in Gran Bretagna e poi nel resto dei paesi industrializzati.

Un film militante, girato bene, convincente, perfino emozionante senza diventare melenso. Uno scorcio su una storia che sembra lontanissima ma che risale solo a 40 anni fa. In Italia la parità salariale è del 1973.

 

 

 

 

 

MY BROTHERS

di Paul Fraser - conTimmy Creed, Paul Courtney, Kate Ashfield, Sarah Greene, 

Irlanda - 2010 - 90'

Situazione del tutto comprensibile: Noel, liceale, ha rotto l'orologio del padre terminale dopo che glielo aveva sfilato mentre lui e sotto morfina e allora "prende in prestito" il furgone del fornaio per andare in città, sul mare, a vincere alle macchinette un orologio nuovo. si porta dietro i due fratelli più piccoli e naturalmente succede di tutto, dalla ruota sgonfia, alle luci che non funzionano, al pedofilo che importuna uno dei piccoli. alla prevedibile fine della benzina fino al prevedibile fallimento alla macchinetta con conseguente incazzatura e rissa col gestore del locale e incontro, simbolico, con una balena spiaggiata e morente. Provvidenziale arrivo di un uomo che li aiuta col furgone. Della balena non gliene frega niente a nessuno e loro tornano a casa a dare l'ultimo saluto al padre. Buchi di sceneggiatura e attore troppo vecchio per la parte. Per non parlare della balena. Brutto.

 

 

ANIMAL KINGDOM

di David Michod - con Ben Mendelsohn, Joel Edgerton, Guy Pearce, Luke Ford, Jacki Weaver.

Australia - 2009 - 113'

Non c'è nulla di normale in questo potentissimo film che è stato definito la risposta australiana a Martin Scorzese, al suo sguardo sulla criminalità: la prima inquadratura è su Josh seduto sul divano accanto alla madre morta di overdose e lui continua a guardare uno show alla TV. E finisce in casa della nonna che da sempre spalleggia i tre figli, criminali, spacciatori e assassini. Se non si respirasse un'aria tragicamente possibile, sarebbe surreale, ma il film trasuda realismo. quasi tutto girato in campi molto stretti, a ridosso dei sentimenti umanamente molto2finire striminziti dei protagonisti che vivono nella paura di "finire" perchè è questo che succede, prima o poi. Bellisimo.

 

 

BURKE & HARE

di John Landis

con Tim Curry, Simon Pegg, Isla Fisher, Christopher Lee

Gran Bretagna - 2010 - 91'

Sulla storia vera dei due serial killer che tra il 1827 e il 828 uccisero 17 persone per vendere i cadaveri alla scuola di anatomia di Edimburgo, John Landis costruisce questo strepitoso, esilarante horror che è un susseguirsi di situazioni e battute in perfetto "scottish stile".

Strepitosa la recitazione (suggerisco al solito di vederlo in lingua originale aiutati dai sottotitoli) dove gli interpreti riescono a essere buffi senza fare le terribili "faccette" e quando le fanno, non sono esattamente tali.

Ovviamente impeccabili scenografia e costumi. Bello.

 

 

QUARTIER LOINTAIN

di Sam Garbarskj - Belgio, Francia, Lussemburgo - 2010

Thomas disegna fumetti, è sposato, è malinconico e forse la sua ispirazione si è spente. Un giorni di ritorno a Parigi dove vive, sbaglia treno e si ritrova nella cittadina dove era nato e aveva passato l'adolescenza resa difficile dalla fuga del padre. Sulla tomba della madre Thomas sviene o almeno sulle prime crede che si tratti di un sogno e invece gli è dato di tornare indietro nel tempo proprio nei giorni in cui il padre è fuggito verso Parigi. gli sembra sia l'occasione per cambiare il corso della vista di tutta la famiglia. Tratto da un manga, il film ha la delicatezza titpica del cinema francese che sembra fatto di sospensioni, oltre che di un'ottima fotografia, direzione degli attori ecc. Tema antico nel cinema, una sorta di "Ritorno al futuro" all'europea. Bello. E la sezione Alice nella città si conferma quella da seguire con molta attenzione.

 

LAST NIGHT

di Massy Tadjedin - con Keira Knightley, Sam Worthington, Eve Mendes - Francia, USA - 2010 - 92'

in una New York meno patinata di quella di Eyes Wide Shut ma comunque di ottimo livello sociale e intellettuale si consuma il tormento di Joanna e Michael che in trentasei ore si confronteranno con tentazioni, sospetti e tradimenti.

Un film d'amore, molto introspettivo e molto ben parlato dove i soggetti tormentati, innamorati e sostanzialmente fragili sono gli uomini e le donne risultano essere, pur nel dubbio, le più determinate.

Regista donna che riesce a ricordarci quanto poi l'amore sia importante nella vita. Ovviamente.

Intendo dire che mi sembra tristemente ovvio che la regia sia femminile e molto al femminile.

 

 

WINKS - MAGICA AVVENTURA

di Igino Staffi - Italia - 2010

Non c'è pace per la povera Bloom che non ha fatto in tempo a tornare dai suoi regali genitori che il suo principe azzurro le dice che non può sposarla. E intanto le tre perfide streghe antenate hanno quasi del tutto distrutto l'albero della vita facendo perdere i poteri alle nostre fatine colorate e minacciando di seminare ovviamente il male nel mondo. E così le amichette diplomate fate guardiane partono per trovare il germoglio superstite dell'albero, aiutate dai loro fidanzati.

E va bene. Ogni generazione ha i suoi cartoni. noi avevamo Paperino e Will Cojote e Tom e Jerry e Braccobaldo... Altri hanno avuto Candy Candy e Ufo Robot, altri i Puffi...

Le bimbe di adesso hanno le Winks. Nulla di strano e del tutto comprensibile che intorno alle fatine ci sia tutto un mercandising. Era così anche per Barbie. E considerato che è un cartoon italiano, mi sembra anche normale che il film sia giudicato "di interesse nazionale", visto che di cartoni il nostro cinema non è mai stato prodigo (peccato, eppure non ci sono mancati Bozzetto, Luzzati...)

Quello che mi sembra strano è che a fronte di tanto investimento in animazione e in 3D ci sia poi una sceneggiatura tanto banale, con soluzioni "magiche" tanto elementari. qualcuno potrebbe dire "ma sono storie per bambini, la semplicità è necessaria". Non concordo: anche Disney faceva cartoni per bambini ma nelle sceneggiature non c'è mai stata sbavatura o semplificazione. Ma che in Italia, patria fra gli altri anche di poeti, ultimamente si scriva maluccio è storia vecchia.

 

RITRATTO DI MIO PADRE

di Maria Sole Tognazzi - Italia - 2010

Un documentario con l'andatura dell'album di famiglia e di ricordi dove Maria Sole ha scelto di scomparire, di non raccontare la "sua" vita col padre ma di farla raccontare ai fratelli, ai registi, ai colleghi attori.

E dove il cuore, più che i repertori di RAI Teche e Cinecittà e ai film, sono le immagini dei super8 che Tognazzi ha girato fin dagli anni '60 e '70 nelle sua casa di Torvajanica diventata "Villaggio Tognazzi", durante il torneo di tennis, durante le gare ciclistiche, durante i viaggi, sui set dei suoi film.

Immagini private che non ci rivelano un Tognazzi diverso ma lo stesso uomo che si è sempre intuito attraverso il suo essere attore. Il documentario è a cornice: si apre col VHS del natale 1989 intorno ad una delle famose tavole di Tognazzi cuoco e lì si chiude.

Ovviamente commemorativo, oggi a 20 anni esatti dalla morte di Ugo.

E pur comprendendo la necessità del commemorare, mi chiedo se non è il caso invece di festeggiare la venuta al mondo di persone che ci hanno dato così tanto, anzichè ricordare il giorno in cui li abbiamo perduti. Ciao Ugo.

 

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