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Tre cofanetti Fox con alcuni titoli famosi; uno di corti da Ermitage
Nelle farse di Stanlio e Ollio la forza anarchica della risata


Insieme hanno interpretato 106 film superando indenni — caso più unico che raro — i tempi dei pionieri e quelli del muto, lo studio system e l’esplosione del parlato. «I più puri geni della risata» ha detto di loro Federico Fellini ed è difficile dargli torto: Stan Laurel e Oliver Hardy hanno fatto ridere più generazioni di spettatori di qualsiasi altro personaggio in carne e ossa (solo Paperino, forse, può superarli). Prima al cinema, poi in televisione e adesso, finalmente, in dvd, anche se l’industria del divertimento non sembra puntare molto su di loro: le uscite sembrano casuali, non sempre in edizioni impeccabili, emolti loro capolavori mancano ancora all’appello. Come ha detto Buster Keaton (un altro grandissimo che il mercato dei dvd italiani sembra voler ignorare), «hanno commesso l’errore di far ridere un Paese violento e senz’anima, che intimamente li amava ma che finì per disprezzarli».
La casa editrice italiana che ha messo in commercio il maggior numero dei loro lungometraggi è la Bibax, che ha editato alcune delle farse più celebri: Fra diavolo, I fanciulli del west, Noi siamo le colonne, Muraglie, Avventure a Vallechiara, I diavoli volanti, in dvd singoli oppure in un cofanetto con 13 titoli. Spesso, dispiace dirlo, in copie piuttosto deplorevoli. Sono invece impeccabili (perché restaurate) le edizioni Fox: fino a oggi sono usciti tre cofanetti ognuno con tre titoli, ma sono le produzioni più recenti, quelle della fine degli anni Trenta-inizio Quaranta, quando anche due geni come Stanlio e Ollio davano segni di stanchezza. L’unica che finora ha puntato sui corti— qualitativamente la produzione di gran lunga migliore — è l’Ermitage, con un cofanetto di 4 dischi (Non c’è niente da ridere) ma anche qui i master lasciano molto a desiderare in quanto a qualità.
Questo però non toglie che la forza della loro comicità sia capace di superare rigature e sbavature dell’immagine. Si trovino dal dentista o sul campo di golf, in una caserma o in una locanda, la loro presenza giustifica e annuncia la risata come distruzione totale. Con una costanza, con una precisione, con una progressione inarrestabile, il magrolino e il grassone invadono lo schermo con la loro forza distruttrice, in un universo dove tutti i colpi sono permessi e l’uomo è assimilato a un semplice oggetto inanimato, destinato, prima o poi, a ricevere una torta in faccia o a cadere in una pozzanghera di fango. L’obiettivo dei loro film era far ridere inmaniera inedita il pubblico e loro ci riuscirono distruggendo case e automobili, beffando poliziotti e rovinando matrimoni, annientando il mondo in un uragano comico dove alla fine trionfava l’anarchia come supremo sberleffo.
Paolo Mereghetti
(Corriere 16 luglio 2007)

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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