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                                                                                                                                                                TV:  io penso...

 

L'ALFABETIZZAZIONE AI TEMPI DEL DIGITALE

 

Ho letto che Sorrentino sta producendo una fiction dove racconta di un giovane Papa. A parte la considerazione che sembra una produzione intelligentemente "giubilare" (le riprese a Roma sono iniziate, finiranno fra tre mesi e la fiction andrà in onda entro la fine del giubileo straordinario voluto da papa Bergoglio che nel suo rigore gesuita e nella sua francescana intelligenza gioiosa possiamo essere certi che non si sia fatto irretire dall'intraprendente freddo napoletano ma qualcuno in Vaticano magari ha pensato che tutto fa gioco e tutto fa brodo per le lodi del Signore), mi sono venuti tanti altri pensieri.

L'ho sempre detto, Sorrentino non mi piace.

Ma non ho mai detto che le produzioni televisive siano inutili o di scarso valore. Addirittura, nel caso di Sorrentino, siamo per lo meno sicuri di un eccellente, anche se freddo e calcolato, uso della machina da presa.

Non è questo che ha scatenato il mio "penso".

Nella convinzione che i linguaggi e i metodi di produzione si siano inevitabilmente contaminati e che lo siano da molto più tempo di quanto non si sappia (vecchie lezioni a scuola per direzione televisiva, a.D. 1980), ho pensato a mia madre, alle nostre serate davanti alla TV e agli sceneggiati.

Erano gli anni '60 e la tanto vituperata RAI di Bernabei (ma perchè ne abbiamo parlato tanto male? Per le lottizzazioni? ah, bhe... come se adesso fosse cambiato qualcosa... lasciamo perdere), faceva alfabetizzazione.

A parte il maestro Manzi e il suo "Non è mai troppo tardi", antesignano dell'E-Learning, la RAI faceva alfabetizzazione più alta con gli sceneggiati televisivi, quelle che a un certo punto sono diventate le fiction.

E arriviamo a mia madre che non aveva letto l'Odissea, I promessi sposi, I fratelli Karamazov, La cittadella. l'Eneide, Il conte di Montecristo, I miserabili, Davide Copperfield... e che senza la Biblioteca di Studio Uno non avrebbe mai saputo niente dei Tre moschettieri, del Fornaretto di Venezia, di Rossella O'Hara... Mia madre era una "semplice di spirito", veniva dalla campagna con una scarsa licenza elementare e ha generato da grande una prole che ha fruito della prima grande accelerazione culturale del '900, il '68, quando le generazioni successive alle precedenti sono state di colpo più colte e sensibili e non c'è stato più bisogno che la televisione veicolasse classici della letteratura.

 

E adesso?

Adesso che la televisione è superata dal digitale, dalla connessione in mobilità (anche senza banda larga che in Italia, vergogna, stenta a decollare), dall'informazione globale e capillare (con tutti i rischi di errori, manipolazioni, falsi, bufale in buona e spesso utile cattiva fede), e adesso?

Abbiamo il background che l'evoluzione e l'accelerazione e la globalizzazione dovrebbero aver stimolato?

Forse le fasce anagrafiche medio-vecchie, gli over 55 sì, quelli che pelo pelo hanno potuto fruire di quella RAI, di quel servizio pubblico, sì, contesti d vita permettendo.

Ma gli altri no. E per rendersene conto basta vedere tutte le indagini ricorrenti fatte sulla cultura di base dei ragazzi. O considerare criticamente il livello delle domande nei quiz televisivi (per non parlare delle prove di cultura del grande fratello scritto minuscolo per non offendere Orwell).

Nello scempio, anche in parte scolastico, che c'è stato dagli anni 90 ad oggi, io penso siano andate perse intere generazioni. Ci sono naturalmente bravi medici, avvocati, architetti, magistrati, poliziotti, farmacisti, economisti, manager.... Ma....

Ho lavorato negli ultimi anni a progetti legati alla tutela della Memoria sempre consapevole che  la Memoria è un progetto per il futuro e il futuro riguarda i giovani.

Ma i  giovani, se sul piano ei valori e delle idealità sono ancora terreno fertile, sono, culturalmente parlando, analfabeti. E, volendo fare un ragionamento manageriale e ottimizzazione, li devo considerare perduti.

 

Invece l'alfabetizzazione può dare frutti con i piccoli.

In fondo quando si stava davanti alla televisione guardando gli sceneggiati, eravamo piccoli, eravamo alle elementari. E aver visto l'Odissea, I promessi sposi, I fratelli Karamazov, La cittadella. l'Eneide, Il conte di Montecristo, I miserabili, Davide Copperfield... e grazie alla Biblioteca di Studio Uno I Tre moschettieri, il Fornaretto di Venezia, Rossella O'Hara... ci ha dato a scuola una chance in più, ci ha permesso di andare più veloci.

Non dico che bisogna propinare ai giovanissimi soltanto i classici. Noi bambini degli anni 60 e 70 abbiamo avuto anche Maigret, e Belfagor, e Andromeda...

Dico che Montalbano ed Elisa di Rivombrosa e Don Matteo  non bastano.

E dico che abbiamo adesso mezzi potenti e divertenti per fare cultura. Usiamoli.

 

fiore di cactus :)

 

 

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