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IL VIAGGIO DELLE VOCI PRESENTI

Questo particolarissimo Viaggio della Memoria con gli studenti del Liceo Democrito di Roma è cominciato in realtà mentre compivamo il giro rituale intorno alla Sinagoga di Roma ai funerali di Shlomo Venezia dove ci siamo resi conto, ancora una volta, che prima o poi i testimoni non ci saranno più e tutto quello che loro hanno vissuto e ci hanno raccontato noi lo potremo raccontare solo in seconda battuta.

E alla luce di questa considerazione ci siamo guardati in faccia e ci siamo resi conto che le interviste che l’ANED di Roma ha realizzato ormai nel 2000 raccogliendo le testimonianze dei propri associati e che Banca della Memoria ha messo sul web, da storie, per quanto importanti, diventano la Storia, fatti inconfutabili raccontati dai protagonisti, tanto più veritieri perché è la stessa versione che si ripete e si ripete da un testimone all’altro e all’altro e all’altro.

Poi l’occasione: il liceo Democrito che da quattro anni partecipa al progetto Banca della Memoria, organizzava un viaggio “privato” ad Auschwitz, senza poter avere i testimoni per vari motivi, dalla salute, alla recente scomparsa, a impegni... Della preside l'idea che forse si potevano usare supporti digitali per avere comunque la voce dei testimoni, insomma quella che ci è sembrato subito un "format" per il futuro.
E così Banca della Memoria e ANED hanno costruito e fornito un servizio: portarsi le testimonianze su tablet e computer e cellulari. Prima fra tutte quella di Shlomo a cui il viaggio era dedicato e poi gli altri, anche quelli che non ci sono più da tempo e che non hanno mai potuto accompagnare i ragazzi ai campi di sterminio. Insieme a Sami Modiano e Piero Terracina che non potevano essere con noi, abbiamo avuto, oltre a Shlomo, anche Settimia Spizzichino e Primo Levi da vecchie interviste. E i sopravvissuti romani, quelli meno famosi: Sabatino Finzi, Giuseppe Di Porto, Leone Fiorentino, Lello Perugia… Li avremmo portati tutti con noi…

La tecnologia è confortante, non riserva molte sorprese: una volta trasferiti i files e testate le macchine, è solo una questione di volume più o meno basso. Si sa che funzionerà.
Quello che non si sa è quale sarà l’effetto, quali emozioni riuscirà a suscitare e se le susciterà.
Per quello dovevamo arrivare a Cracovia.

 

Come da copione consolidato, il primo giorno siamo andati al ghetto creato dai nazisti di la della Vistola, dove hanno spostato gli ebrei che da quattro secoli vivevano e prosperavano nel quartiere storico voluto da Casimiro il Grande, facendo loro attraversare quel magnifico ponte liberty carichi di ogni cosa, perfino i bambini con le sedie da portare nella nuova scuola. Abbiamo portato i ragazzi a vedere il muro e oltre il muro le vecchie case dal prato in pendio da dove si vede anche la roccia con le pareti a strapiombo faceva da inaccessibile confine. E dopo avere ascoltato quanto raccontava la guida, abbiamo chiesto ai ragazzi di aprile sui loro telefonini il filmato numero 3, quella sequenza di Schndler’s list quando Oskar e la sua amica, a cavallo in cima alla rupe, vedono dall’alto la liquidazione del ghetto, la deportazione degli ebrei già rinchiusi, ai campi di sterminio, la scena dove appare la bambina col cappottino rosso.
Non tutti i ragazzi avevano il telefonino adatto a contenere filmati e si sono formati piccolissimi gruppi silenziosi di due-tre studenti, attaccati alle cuffiette, sparsi sul prato, attenti.
Era bellissimo. Stretti insieme, meglio che se ognuno avesse avuto il suo filmato
E quando la sequenza è finita si sono guardati intorno e hanno “riconosciuto” i luoghi, riconosciuti due volte perché il film lo avevano visto prima di partire.
 


Ma l’emozione forte doveva ancora arrivare.
Il giorno dopo siamo andati subito a Birkenau. Era sabato, mattina presto, c’era pochissima gente. Davanti al vagone solitario sulla rampa, da una piccola cassa amplificata abbiamo ascoltato Sami Modiano e lo abbiamo intravisto nel filmato sull’iPad mentre parlava proprio davanti allo stesso vagone.
Poi siamo andati al crematorio, tutti i ragazzi come sempre seduti sulla gradinata del monumento e stavolta dalla piccola cassa, nel silenzio e nella solitudine di un cielo inaspettatamente grigio, visto che il giorno prima avevamo sentito caldo, è venuta la voce di Shlomo e il suo racconto di cosa accadeva proprio lì, di come le persone entravano prima nello spogliatoio, poi nella camera a gas, poi passavano sotto le sue forbici di barbiere per tagliare i capelli alle donne e poi portati ai forni.
Ed è stata questa una emozione per cui non ci sono aggettivi. Perché Shlomo era li con noi.

Avevamo chiesto ai ragazzi di portare un sassolino da Roma, ricordando che sulle tombe degli ebrei si lasciano sassi e non fiori. E ognuno lo ha lasciato dove ha creduto. Una ragazza allo stagno dove gettavano le ceneri, molti sulle macerie del crematorio...

Infine siamo andati ad Auschwitz.
E abbiamo ascoltato in cuffia le testimonianza di Settimia Spizzichino, davanti al padiglione 10, dove ha subito gli esperimenti medici.
E davanti al padiglione 21 dove c’è non più visibile il memoriale italiano, Primo Levi che racconta di come era possibile morire semplicemente per colpa delle scarpe inadeguate che piagavano i piedi e le piaghe si infettavano… E il suo appello scritto proprio per il memoriale, recitato per noi da Adalberto Maria Merli.

 

In tutto questo, un paragrafo a parte va dedicato al Liceo Democrito. Considerato che non è tra i suoi compiti, va riconosciuto il grande sforzo organizzativo, l'aver cercato e trovato la giusta agenzia, aver messo insieme diverse competenze tra cui anche e non solo le nostre. E poi il grandissimo lavoro didattico sia per la formazione, sia per il viaggio. Bellissime ed emozionanti le integrazioni con le letture, tra le altre, da Primo Levi e Anna Frank. Grandissimo e costante l'impegno della preside stessa e delle due professoresse accompagnatrici a condurre le due serate di riflessione prima e dopo la visita ai campi.

Per non parlare del prezioso supporto delle due assistenti.

Per parlare del grande, emozionante contributo di Grazia Di Veroli, anch'essa dell'ANED, alla giornata di formazione prima del viaggio.

Eugenio Iafrate dell’ANED e io di Banca della Memoria, siamo colleghi di lavoro da un paio d'anni e su un lavoro così importante siamo diventati amici. Prima di partire, scherzando, abbiamo inventato uno slogan “Cracovia non sarà più la stessa”.
Infatti è la prima volta che si è fatto un Viaggio della Memoria così.
Siamo convinti che questo sia il futuro, vogliamo farne tanti tanti e tanti altri ancora.

Angela Cannizzaro                                                                                                                           
Eugenio Iafrate
Banca della Memoria - Roma                                                                                                            ANED - Roma

 


 

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