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AGORA

regia Alejandro Amenabar

con: Rachel Weisz, Max Minghella, Oscar Isaac, Rupert Evans, Sami Samir

Spagna - 2009 - 127'

 

E' stato definito il colossal europeo. E in effetti, rispetto ai colossal americani, solo un film europeo poteva ribaltare il contenuto tipico dei colossal e farci vedere i cristiani come fanatici assassini e non come i soliti  martiri, cosa che, come immaginate, ha scatnato non poche polemiche e non pochi problemi di distribuzione.

Ma, viva la faccia, Amenabar mentre fa un film contro tutti i fondamentalismi, sceglie come fondamentalisti i cristiani del IV secolo ad Alessandria d'Egitto e sceglie Ipazia filosofa e astronoma che viene uccisa perchè, fedele al suo credo nella filosofia, non vuole convertirsi al cristianesimo.

a parte la ricostruzione romanzata della vicenda di Ipazia, tutto il resto è storicamente fedele, tutti esistiti storicamente i personaggi, storicamente veri tutti i massacri in Alessandria ad opera dei cristiani parabolani, vero tutto quello che si dice del vescovo Cirillo, poi fatto santo.

Illuminante, da questo punto di vista, le vicende di questo momento dove non c'è più l'impero di Roma dove tutto sommato riuscivano a coesistere tutti gli dei ma c'è l'impero d'oriente e un imperatore cristiano che proibisce qualsiasi altro culto. E col cristianesimo integralista come tutti i culti bisognosi di affermazione, finisce l'ellenismo, finisce la cultura della Grecia, finisce la filosofia e comincia un periodo che sarà anche affascinante dal punto di vista delle contaminazioni e delle profonde trasformazioni ma che è il preludio all'oscuro medioevo.

Dal questo punto di vista, bisognerà aspettare 1400 anni, bisognerà aspettare l'illuminismo perchè qualcuno rivaluti Ipazia e perchè si parli di laicità della scienza.

 

Sul piano formale Amenabar ci regala spesso soluzioni belle; la più bella è una sorta di google heart del tempo dove spesso vediamo il pianeta all'altezza della costa d'Egitto e poi zoom avanti ad una Alessandria dei tempi di Ipazia. Bello curioso ma anche linguisticamente giusto: a fonte degli scannamenti religiosi, Ipazia si interroga sul movimento del pianeta e delle stelle, guarda all'infinito circondata da piccoli esseri che Amenabar, infatti, nella scena del saccheggio della biblioteca, descrive dall'alto, piccoli come insetti impazziti.

E che si sta raccontando d un capovolgimento in molti sensi è lì, nella stessa scena, nell'inquadratura della distruzione dei rotoli della biblioteca: la camera gira e tutti sono a testa in giù. E non cadono, come infatti aveva raccontato Ipazia ai suoi allievi poche ore prima. Nessuna catastrofe naturale a fermare o scempio del sapere umano che viene distrutto in nome di Dio.

Se pensiamo ai colossal americani, quelli da cui a Pasqua non c'è verso di salvarsi... bhe... i tempi sono cambiati. Quello che non cambia è sempre la sorte degli ebrei che, evviva, stavolta si ribellano ad un sopruso tendendo un agguato ai cristiani (fatto storicamente accaduto) ma che finiscono massacrati, derubati ed esiliati e qualcuno degli uomini di Cirillo dice "quando tutto sarà finito non ci saranno ebrei in Alessandria".

Diciamocelo: noi occidentali civili cristiani ed esportatori di democrazia, la libertà di culto l'abbiamo conquistata solo da poco più di 200 anni. Io un po' mi vergogno, davanti al pianeta e alla grandezza dell'universo di cui si occupava Ipazia, mi vergogno.

 

angela :)

 

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