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                                                                                                                                                                  film

 

ARARAT

di Atom Egoyan

con Eric Bogosian, Charles Aznavour, Christopher Plummer, Arsinée Khanjian

Canada - 2002 - 115'

 

Raffi, un giovane canadese di origini armene, viene fermato all'aeroporto di Toronto di ritorno da un viaggio in Armenia.

Il doganiere sospetta che nelle "pizze" al posto della pellicola ci sia droga ma Raffi gli spiega i motivi del suo viaggio.

E quindi flashback sulla sua vita con la madre, nota critica d'arte che da una parte sta approfondendo gli studi su un pittore armeno testimone del genocidio morto suicida, dall'altra accetta di fare da consulente ad un film sul genocidio stesso. Sul piano familiare la vita di questa donna è molto dolorosa: un marito terrorista (il padre di Raffi) morto durante l'attentato ad un diplomatico turco e un altro marito morto suicida per ignoti motivi, padre di Celia, nata dal precedente matrimonio. E a complicare le cose di casa, Raffi ha una relazione con Celia (sono fratellastri ma non consanguinei.

Senza contare che Raffi lavora nel film in cui la madre è consulente e dove l'attore turco è l'amante del figlio del doganiere.

In questo quadro, il motivo del viaggio di Raffi è tanto evidente (la ricerca delle radici) da non aver bisogno di ulteriori specifiche.

 

Il film avrebbe una struttura molto interessante dato che si svolge su almeno tre quattro pian narrativi diversi (Raffi alla dogana, la sua vita, il film e la vita del pittore testimone);e il montaggio in effetti è notevole per la capacità di costruzione-ricostruzione di una moltitudine di vicende che delineano al tempo stesso l'identità armena ri-trovata e la capacità di integrazione nella società.

Però, alla fine, tutto questo è veramente troppo. Come se il regista avesse voluto fare una sorta di opera omnia, come se avesse voluto metterci dentro tutto. Troppo.

L'impressione, al di là della condivisione militante sull'argomento, è quella di un film che rasenta - ma la tentazione è di dire che va ben oltre - il manierismo.

Troppo.

E in quanto tale, NO BUONO.

I nostri fratelli Taviani con La masseria delle allodole hanno fatto meglio: un acconto canonico, se vogliamo, ma lineare, chiaro, circoscritto e preciso (e spezziamola questa lancia per il cinema italiano quando è buono!)

 

 

fiore di cactus :)

 

 

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