TV: fiction e non solo

PAOLO BORSELLINO: I 57 GIORNI

di Alberto Negrin

con Luca Zingaretti, Lorenza Indovina, Enrico Ianniello, Davide Giordano, Rori Quattrocchi

Italia - 2012 -

 

Il film comincia con l'attentato a Giovanni Falcone e finisce con l'attentato a Paolo Borsellino.

 

Non è la prima volta che la fiction si cimenta in questi due dolorosi racconti che a distanza di vent'anni continuano ad avere dell'incredibile; è incredibile che in un paese democratico, in un paese dell'occidente, una organizzazione criminale possa organizzare e portare a segno l'uccisione di due magistrati.

Anzi, forse è anc0ra più incredibile a distanza di vent'anni.

 

Il film, come era stato per il precedente "Paolo Borsellino" del 2004 di Gianluca Tavarelli con Giorgio Tirabassi, segue le ultime settimane di vita del giudice fra pubblico e privato, fra indagini e vita familiare dove vengono fuori le qualità e i valori.

Tirabassi era stato un Borsellino pensoso e dolente, Zingaretti è un Borsellino più ironico e di impatto.

Viene da chiedersi come fosse davvero il giudice e da considerare quanto pesa sulla restituzione del personaggio, il carattere e le personali corde interpretative dell'attore.

D'altra parte ogni regista che si cimenta nella biografia di un personaggio sa bene che non può farne l'imitazione, pena un costante confronto che probabilmente diventerebbe fuorviante rispetto al godimento del film.

E infatti Alberto Negrin, consumato regista prima di serie televisive (chi si ricorda Lungo il fiume e sull'acqua?), poi di fiction (Perlasca, Pane e libertà ...) sceglie Luca Zingaretti che è lontanissimo dalla fisicità di Borsellino e si affida ad abili truccatori e costumisti che riescono a darci un giudice simile e diverso, una buonissima interpretazione.

A Zingaretti nulla da dire, bravo e intenso nel

siciliano montalbanico che ogni tanto mi sembra abbia contaminato (piacevolmente) perfino il suo modo di parlare normale.

Giuste le musiche di Moricone, sempre riconoscibile fin dalla prima nota.

 

Sul fatto, infine, che si producano remake, che della stessa vicenda si realizzino più di una versione (i due Padre Pio, Mediaset-castellitto, Rai-Michele Placido, per non parlare di papa Woitila ma gli infiniti Giulio Cesare, Napoleoni...) vale quanto detto altre volte: cambiano i tempi, cambiano i linguaggi; resta la validità delle vicende e la capacità del cinema di diffonderle.

 

fiore di cactus :)

 

 

 

 

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