film
BRUTTI,
SPORCHI E CATTIVI - Ettore Scola - 1976 - Italia, 115'
Un bel
film, un buon film si riconosce dal fatto che lo rivedi volentieri, anche se
lo conosci bene.
Questo è un bel film.
Con gli occhi abituati a Roma rinnovata, Roma del terzo millennio, sembra
impossibile che solo nel 1976 ci fosse il borghetto a Monte Ciocci, a Valle
Aurelia, con il cupolone a due passi.
Ettore Scola e Nino Manfredi riescono a raccontare una Roma sicuramente
figlia, cinematograficamente parlando, di Pasolini e di Miracolo a Milano.
Ma con un’ironia tutta romana, crassa e lieve nello stesso tempo.
Indimenticabile la sequenza di Scrocchiazeppi, la ragazzina già grandicella,
che raduna i bimbi e li porta all’asilo del borghetto, un recinto chiuso col
catenaccio fatto di vecchie reti da letto. Straordinari i piani sequenza
dentro la baracca di Giacinto: senza il piano sequenza non avremmo avuto la
visione reale di cosa è la baracca, campi e controcampi non ci avrebbero
racconto tutto lo spazio e tutte le persone che dormono.
Come in Miracolo a Milano, la città è sullo sfondo del borghetto, passano i
treni, c’è un’unica fontanella. Ma qui, ed è il pregio narrativo del film,
non ci sono poeti e non ci sono persone buone.
Perché dove c’è miseria è difficile essere buoni e poeti; si riesce ad
essere brutti, sporchi e sicuramente cattivi.
L’unica creatura candida è Scrocchiazeppi, nei suoi stivali di gomma gialli;
in un certo senso il borghetto ci sembra sia visto con i suoi occhi ancora
limpidi di adolescente sul confine dell’età adulta (e della cattiveria).
Ma non c’è niente nel film che ci dia un’apertura per questa dolcissima
ragazzina.
Infatti la troviamo alla fine incinta, sicuramente vittima del desiderio
notturno di qualcuno della casa, con un pancione offensivo sul suo corpo
magro di ragazzina.ù
La lasciamo alla stessa fontanella, a prendere l’acqua che scorre, ne
sentiamo il suono, anche dopo il fermo immagine, come la vita inesorabile
nel borghetto di Monte Ciocci.
AMCT