film
CITY
OF ANGELS - di Brad Siberling - con Nicolas Cage , Meg Ryan - USA 1998
-112'
Nonostante sia il remake dell'intoccabile "Il cielo sopra Berlino" di Wim Wenders, questo film, ad una prima lettura sembra subito emozionante, bello, ricco di suggestioni. E soprattutto molto vicino alle paure e alle speranze di tutti: paura di morire, speranza che quel momento non sia terribile, che ci sia "qualcuno". Bellissimi tutti gli angeli, commoventi personaggi, inquadrature, vicende, semplicemente deliziosa Meg Ryan.
Eppure...
Lui, Set-Nicolas Cage "cade" per amore, come il buon Bruno Ganz; un po' ci dispiace perchè forse come angelo era più intrigante ma ce ne facciamo una ragione: l'autore vuole magnificare l'umanità, la sua straordinarietà.
Finalmente i due amanti si possono amare, toccare.
E proprio dopo la prima volta, la prima notte, la prima felicità...lei muore stupidamente schiacciata da un camion mentre in bicicletta ad occhi chiusi, si gode il vento del mattino.
Straziante. Ma dopo un po' si insinua il sospetto di un moralismo cattivo e anche un po' blasfemo.
Un angelo, messaggero di Dio fa appello al libero arbitrio (che vale anche per gli angeli), sceglie l'amore mortale e che cosa decide il fato o chi per lui? Zot! Lei muore, tiè così ti impari.
C'è un bel dire "le esigenze narrative del film", sembra proprio una punizione divina, sembra che qualcuno abbia decretato "questo matrimonio non s'ha da fare", senza speranze manzoniane. E anche se fossero soltanto "esigenze narrative", fanno riferimento ad un comune sentire o, peggio, ad un messaggio dato che sancisce l'impossibilità del lieto fine quanto si è passato un limite, si sono fatte scelte di frontiera.
Da qualunque punto di vista lo si voglia guardare, City of Angels, dice, a scelta, o che Dio è cattivo (ed è una bestemmia) o che "mogli e buoi dei paesi tuoi" (che è un pensiero conservatore).
molto molto americano. Wim Wenders, da vecchio europeo, era per un possibile lieto fine
AMCT