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                                                                                                                                                                  film

 

CONTAGIOUS - EPIDEMIA MORTALE

di Henry Hobson

con Arnold Schwarzenegger, Abigail Breslin

USA - 2015 - 95'

 

L'epidemia di necrovirus non ha cure; unico rimedio per impedire che gli ammalati, una volta trasformati in creature morte e decomposte affamate si carne (insomma zombies), mordendo infettino altre persone, è di metterli in quarantena, una volta che l'incubazione è in fase avanzata, e ucciderli con un cocktail di farmaci.

Maggie, sedicenne orfana di madre, che in una scappatella in città è stata morsa e contagiata, viene cercata dal padre e riportata a casa perchè con lui e con la madre adottiva, che la ama coma una figlia, possa passare le ultime due settimane di vita.

 

Un film di zombie da una angolazione del tutto particolare dove l'escamotage narrativo è il tempo: il contagio non è fulmineo ma, come un virus, penetra nel corpo, ha una incubazione, lo trasforma. Lo decompone, canonicamente ma lasciando il tempo della trasformazione e della riflessione sui rapporti e sugli affetti.

La riflessione è tutta nel rapporto padre-figlia: una figlia giovanissima consapevole della necessaria eutanasia, un padre che fino all'ultimo spera.

E se per la la parte della figlia la scelta è un po' ortodossa - Abigail Breslin è stata già zombie anche se qui può vivere una evoluzione del tema (e speriamo sinceramente per lei che riesca a liberarsi del ruolo), straordinaria si rivela la scelta di Scwarzy, il Terminator, Conan, l'uomo d'acciaio o altro materiale invincibile, il freddo sterminatore di nemici che qui, pur mantenendo fucile e spalle larghe, è abbattuto dal dolore della perdita dell'affetto ultimo, profondo per un uomo: la morte annunciata della propria creatura.

Ed è bravissimo Scwarzy, tanto da commuovere. Grande prova d'attore.

 

Bravo il regista al suo film d'esordio che sceglie, ovviamente, una fotografia "afosa", calda ma appiccicosa e malsana. Tanto bravo da fare un film horror senza evitare doverosi particolari su vene che diventano nere, ferite verminose (in un unica inquadratura molto breve), occhi velati da cataratte pesanti; ma sapendo puntare sempre sulla vicenda (sceneggiatura e scelte di narrazione): c'è una ragazza di sedici anni che sa di dover morire fra una decina di giorni durante i quali vedrà il suo corpo imputridire, giorni negli ultimi dei quali dovrà resistere alla tentazione di mordere per fame i suoi familiari. C'è un padre che deve scegliere se uccidere la figlia in maniera veloce, sparandole, o vederla soffrire a lungo per effetto del veleno.

 

Ci si chiede, in tutto questo intelligente pensiero e sviluppo, il motivo della caduta di stile dell'aver cambiato  il titolo originale, Maggie, per la distribuzione italiana. Forse i distributori hanno voluto giocare sicuro, buttarla sull'horror apocalittico dichiarato piuttosto che perdersi parte del pubblico tardo-adolescente. Non voglio dare la stura al borbottio "i nostri ragazzi non leggono le critiche, non leggono i giornali..."; non credo che i ragazzi made in USA siano migliori. Forse funziona meglio la comunicazione, i social, i trailer...

Meditiamo.

 

 

fiore di cactus :)

 

 

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