io penso...

L'amico che sapeva a memoria i dialoghi di "Ombre rosse"

di Tullio Kezic

per "Damiano Damiani Regista Pittore"

 

Passeggiando per Milano, a notte inoltrata, procedevamo in un gruppo di amici intorno a Ugo Casiraghi, prestigioso critico de "l'Unità". A questo flash della memoria non so mettere la data precisa, ma basterà dire che alcuni palazzi di via Manzoni incombevano ancora spettrali con le occhiaie vuote dalle finestre aperte sul nulla. Nell'aria aleggiava dal tempo dei bombardamenti un persistente odore di calcinacci; e la Scala, quella sì già restaurata, era stata appena riaperta con lo storico concerto di Toscanini reduce dagli Usa. Ricordo che Casiraghi cercava al solito di infonderci un po'  di entusiasmo per un film sovietico sul quale eravamo tutti piuttosto scettici; finchè uno di noi disse: "Quando vedrete il giudice Greenfield, ditegli che suo figlio..."; e sfidò lo scriba filosovietico: "Trovala una battuta così in quel tuo film che viene dalla steppa..."

 

Immediatamente la conversazione si spostò sull'elogio a più voci di Ombre rosse, il film di culto generazionale dal quale era stata citata l'ultima raccomandazione del giocatore John Carradine ferito a morte dagli indiani; e Ugo stesso dimenticò Il compagno P. per abbandonarsi al gioco, abituale nella compagnia,  di far recitare al più convinto estimatore del capolavoro di John Ford brani scelti del dialogo a memoria.

"Sai dirmi Damiano, come commenta John Waine con Claire Trevor il fatto che gli altri viaggiatori, seduti intorno a un tavolo durante una tappa, tendono a ignorarlo?"

"Non si può pretendere di uscire di prigione ed entrare in società nella stessa settimana"

E il medico Thomas Mitchell come risponde a Waine che ha appena ricordato di averlo visto operare ultimamente da ubriaco?

"E' bello sentir riconoscere i propri meriti professionali"

E Carradine, quando ala dal mazzo di carte l'asso di picche nella gara per decidere se deve continuare il viaggio verso Lordsburg o tornare indietro cosa dice?

"Una parola sola, ed è come leggere l'epigrafe della fatalità: Lordburg"

 

Damiano Damiani, venticinquenne suppergiù, era davvero in grado di sciorinare come il padrenostro l'intero copione di Ombre rosse, ma aveva anche altre virtù. Dalla nativa Pasiano, in provincia di Udine,  si era trasferito a Milano, dove aveva conseguito il diploma all'Accademia di Brera. Sapevamo che dipingeva, ma alcuni suoi quadri, forti ed originali, li vidi solo parecchi anni dopo. Sapevamo per molta curiosità e poca mercede che bazzicava, fra documentari e filmetti, quella sottospecie di cinema vivacchiante all'ombra della Madonnina. Circolava tuttavia nei giri giusti, tant'è vero che il grande Paolo Grassi gli affidò l'incarico (retribuito con lire mille) di disegnare l'Arlecchino stilizzato che a lungo figurò sull'insegna luminosa e sulla carta da lettere del Piccolo Teatro. Questo accadeva nel maggio '47; ed è curioso sottolineare che nello stesso mese Damiani stava lanciando con "Bolero film" il primo fotoromanzo italiano , da lui ideato e realizzato, pronto a soppiantare il tradizionale fumetto disegnato. Qualcuno mi disse, all'epoca, che quell'eclettico friulano proveniente dalla patria di Carnera aveva anche fatto il pugile, ma chissà se la notizia va collocata nella storia o nella leggenda del futuro regista. il quale, per diventare tale, ci mise almeno una dozzina di anni spesi fra le sceneggiature scritte per campare, gli assistentati e altre tappe di quell'avvicinamento al cuore della Decima Musa che allora imponeva tempi lenti da affr9ontare con ostinazione, pazienza e umiltà. Tra me e Damiano non è mai stata una vera amicizia, anzi, nel corso delle nostre vite parallele, lui autore e io critico, abbiamo avuto degli scambi di opinione vivaci. Tanto che Alberto Pezzotta, nel suo ultimo libro Regia Damiano Damiani, definisce il mio atteggiamento verso i suoi film "singolarmente duro". Sarebbe stato più esatto dire "amichevolmente brusco" perchè con Damiano mi è capitato a volte di ricorrere ai toni spicciativi in uso fra gente che si conosce da sempre. Qualche contrasto c'è stato anche quando lui, in una lunga estenuante sequenza di nottate milanesi, girò La rimpatriata, coprodotto dalla società "22 dicembre" che avevo con Ermanno Olmi. Ma di queste gustose vicende lontane ci sarà occasione di parlare un'altra volta. Anche se ci tengo a ricordare che Damiano nella polemica su Perchè si uccide un magistrato scrisse: "Tulio Kezich ha veramente toccato una delle vette dell'incomprensione e, mi permetto, di dire, della mistificazione". Il meno che si possa aggiungere è che fu anche lui, nei miei confronti, "singolarmente duro".

 

Quando ci si conosce da sempre, pur incontrandosi a larghi intervalli, l'agnizione generazionale scatta inevitabile anche se capita di bisticciare. Come succede a coloro che hanno vissuto in parallelo un itinerario esistenziale in anni importanti e formativi, c'è qualcosa di indistruttibile che ci lega. Del resto ho sempre conservato una profonda ammirazione per Damiano, per la sua concretezza, il pragmatismo, l'antidogmatismo, la tempestività di non trascurare la letteratura pur cercando abitualmente ispirazione sui giornali; e, non ultima, la capacità di andare a spasso di notte con Casiraghi senza sottoporsi al rito sinistrorso di abiurare a Hollywood.

 

Cito dal libro di Pezzotta la mia recensione su "La Repubblica" a un film del 1980: "l'autore di L'avvertimento è quanto abbiamo di più vicino, nel nostro parco registi, a un cineasta americano. Ma non è un americano dei nostri giorni, con le pretese intellettuali di Coppola o Spielberg, piuttosto un americano dell'età dell'oro: un Raoul Walsh, un William Keighley, un Lloyd Bacon. Anche per Damiani, come per questi piccoli maestri in via di riabilitazione, fare il cinema significa sfornare un film dopo l'altro, almeno uno all'anno, traducendo in spettacolo ciò che si è appena letto sul giornale". Sottoscrivo tutto perchè fra baci e botte il mio rapporto con Damiano Damiani è di quelli che per me hanno contato e continueranno a contare. Fino a Lordsburg.

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

film

TV - fiction

eventi

percorsi

dai giornali

io penso...


cinecittà

scuola di cinema

cineteca nazionale

museo del cinema

istituto luce

casa del cinema

SAS cinema


AIC

AITS

AMCT

ANAC

ASC


Venezia

Roma

Torino

Locarno

Pesaro

Giffoni

David di Donatello

       ...e tutti gli altri


festivalcortometraggi


film in sala


Italica Rai

35mm

FilmUp

CastleRock

Cinefile

Cineboom

IMDB

Kataweb cinema

ArchivioImmagini

tutti i film per anno


RAI

RaiClick

Televideo


film commission


WebCam


produzioni