soggettive

In occasione degli Oscar, riportiamo l'intervista al regista del vincitore (8 statuette) fatta da FilmUp

 

28 Novembre 2008 - Conferenza stampa
"The Millionaire"
Intervista al regista di Andrea D'Addio

A Roma, alla Casa del cinema, per presentare The millionaire arriva il suo regista, Danny Boyle. Prima ancora di accomodarsi, si rivolge a tutti i giornalisti in sala scusandosi per il suo italiano "che non esiste" e ringraziandoli, in quanto italiani, per avere dato alla sua Inghilterra Fabio Capello, "da quando c'è lui, siamo davvero forti".

Quando ha deciso di girare Il Milionario?
Danny Boyle: Prima ancora di leggere il romanzo, ho letto la sceneggiatura. Conoscevo la trasmissione "Come diventare un milionario". Dopotutto, chi non la conosce?, ma all'inizio il solo pensiero di fare un film su questa trasmissione mi sembrava pessimo. Lo script era di Simon Beaufoy, lo sceneggiatore di Full Monty, un film che ho amato molto e così ho cominciato a leggerlo. Sono stato subito rapito.

Girare in India…
Danny Boyle: Non ci ero mai stato prima di iniziare a girare questo film. E' stata una bellissima esperienza, l'idea che lì i ricchi e i poveri siano in continuo contatto senza divisioni è l'elemento culturale che più mi ha colpito. Sono un insieme più che mai eterogeneo che si muove tutto assieme.


Le reazioni del pubblico americano…
Danny Boyle: Sta riscuotendo molto successo. Siamo usciti con poche copie, ma sta andando molto bene. Forse succede perché non è una storia sui soldi, ma sull'amore ed il riscatto, una sorta di Rocky-story. Hollywood sta guardando sempre di più a Bollywood. Spielberg è uno di quelli, ma quando stavo girando il film anche Will Smith è venuto due volte per prendere degli accordi con quell'industria. E Los Angeles non è proprio dietro l'angolo…

Come ha reagito dopo aver visto quello che sta succedendo a Mumbai proprio in questi giorni?
Danny Boyle: Mumbai è una città molto calma, ma come tutta l'India è piena di estremi e possono succedere cose come queste, inaspettate e cruente. Mi ha molto colpito l'attualità di questi giorni. Ci siamo messi subito in contatto con quelli della troupe che fortunatamente stanno tutti bene. E' strano vedere i posti dove abbiamo girato, come la stazione in cui è svolta l'ultima scena del film, presa sotto assedio dai terroristi. Sono sicuro che però saprà riprendersi, già qualche anno fa ha superato un bruttissimo attentato fatto ai treni.

Lei cambia sempre generi di film. Cosa lega la sua filmografia?
Danny Boyle: Credo che i primi film siano sempre quelli più belli. Per me, per esempio, Blood Simple è il più bello dei Coen, così come Sesso, Bugie e Videotape è il più entusiasmante di Soderbergh. Bisognerebbe fare un festival di sole opere prime, perché i giovani cineasti rischiano di più, hanno più inventiva, si rischia spesso un po' inconsapevolmente perché non si sa bene cosa fare, ma questo aggiunge freschezza al lavoro. Cosi come Sunshine per me era un film nuovo, non avevo mai avuto a che fare con la fantascienza, così lo è anche Il Milionario, visto che ho avuto a che fare con un set completamente indiano, cosa che nella gestione del film, ha avuto un peso fortissimo. Spero così di dare sempre quella freschezza necessaria ad ogni film.

Sia qui che in Millions si parla di due fratelli e di mezzo ci sono un sacco di soldi. E' solo coincidenza?
Danny Boyle: Io ho una sorella gemella. Forse è per questo che capito sempre in progetti del genere. Comunque Godard diceva che per fare un film basta una donna ed una pistola. Siccome a me le pistole non piacciono preferisco avere una donna ed un sacco di soldi.

Il casting…
Danny Boyle: All'inizio abbiamo avuto un po' di problemi nel trovare i bambini adatti. Ci serviva che parlassero inglese. Poi abbiamo deciso di cambiare la lingua della prima parte, e girarla nel più verosimile hindi. Così abbiamo potuto trovare gli attori giusti. Sono attori nati, perché hanno visto decine di dvd pirata, conoscono balli, canti, tutte le star del cinema di Bollywood. Sono stati fantastici. L'unico problema è stato quando abbiamo dovuto dire alla produzione che avevamo cambiato la lingua di parte del film. Dovevate vedere quanto erano felici…

La co-regista indicata nei titoli di coda…
Danny Boyle: E' la direttrice del casting. Mi ha aiutato talmente tanto sul set che, siccome vuole fare in futuro la regista, mi sembrava un giusto riconoscimento.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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