film

 

DARK SKIES

di Scott Stewart

con Keri Russell, Josh Hamilton, J. K. Simmons, Dakota Goyo

USA - 2013 - 97'

 

I Barret vivrebbero tranquilli nella loro casa due piani con giardino e forse anche la bandiera americana ma c'è la crisi, Daniel ha perso il lavoro, a tirare la carretta c'è solo Lacy, Jesse ha tredici anni e i tredicenni sono problematici anche in tempi di vacche grasse e Sam che ha cinque o sei anni, vede l'omino del sonno che tutte le sere va in camera sua.

Conosciamo la famigliola quando l'omino del sonno, dopo aver fatto un disastro nel frigo, costruisce una fantastica composizione con bicchieri, bottiglie, barattoli in bilico fino al soffitto (come fanno quelli della TV in Poltegeist). Le cose continuano con sparizione di foto, allarmi che scattano, interi stormi di uccelli che si abbattono suicidandosi sulla loro casa, finchè una notte Lacy vede qualcuno di scuro davanti al letto di Sam.

Daniel ovviamente non ci crede ma dopo assenze con urla, perdita di sangue dal naso, amnesie di ore, si decide, alla faccia della crisi, a piazzare telecamere in tutte le stanze (come in Paranormal activity 1, 2, 3 e 4). E li vede, sono grigi.

Intanto Lacy si attacca al computer (ovviamente Mac) e scopre che si può trattare di creature non terrene e si rivolgono ovviamente all'esperto: è vero, si tratta di alieni che sono tra noi da molto tempo e sperimentano, prima di tutto mettendo un impianto (come in X files) e lui ne ha uno dietro l'orecchio.

Sarebbe un colpo di scena, sono alieni intenzionati a rapirti e sperimentare e non fantasmi, diavolacci o anime in pena, se non avessimo visto Il quarto tipo.

 

Sarcasmo giustificato a parte, il film non è male: buone inquadrature, buona scrittura compresa l'idea di usare l'evento in senso metaforico e innestandolo sull'incertezza data dalla crisi economica.

Il regista lo considera un thriller psicologico, personalmente non lo considero nemmeno una contaminazione ma decisamente uno SCI-FI: ci sono gli alieni, non si sa se sono cattivi, di sicuro scelgono cavie per sperimentare non si saprà mai cosa (lontani i tempi ottimisti di ET)

 

Il regista lo definisce un thriller psicologico ma credo che un po' si atteggi. Il film parla inequivocabilmente di alieni e se voleva proprio giocare con la casa stregata e  fare un po' di contaminazione, allora non doveva scrivere all'inizio la frase di Clarke: esistono due possibilità: che siamo soli nell'universo o che non lo siamo; entrambe sono terrificanti. Con questo incipit che dubbio ci poteva mai essere?

 

Mi viene anche in mente che non è la prima volta che gli alieni vengono scambiati per diavolacci. E non si tratta del già citato Quarto tipo, si deve andare al 1967 e a L'astronave degli esseri perduti dove gli extraterrestri, morti e sepolti da secoli sotto la metro di Londra, erano da sempre stati considerati demoni dato il loro aspetto ed erano invece poveri diavoli (ah ah) in fuga dal loro pianeta la cui astronave era naufragata sulla terra.

Insomma ancora nulla di nuovo sui set della fantascienza.

 

fiore di cactus :)

 

 

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