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Le voci nell'ombra: doppiatori

Avendo fatto io stesso un corso di doppiaggio, vorrei con molta attenzione raccontarvi qualcosa in merito a questa attività per molti sconosciuta ma importante quanto una buona recitazione.

L'avvento del sonoro nel cinema, nel 1928, fece immediatamente sorgere il problema di rendere accettabili all'estero i film parlati.

Le case produttrici americane dapprima si porsero il problema di non perdere il mercato europeo che certamente non quello italiano gran consumatore di film che non si accontentava dei sottotitoli.
Il regime fascista proibì film esterofili con la paura che le lingue diverse potessero imporsi sulla nostra ma si raschiava il fondo del barile perchè film italiani erano inflazionati.
Fu così che le case di produzione americane cominciarono a far parlare gli attori con il gobbo, cioè leggendo le parole del film in lingua italiana , ma fu un disastro.
Questa trovata però servì ai nostri doppiatori in seguito di ripetere le frasi di Stan Laurel e Oliver Hardy dette come loro a rendere irresistibile alcuni dialoghi.

Tra i doppiatori della prima generazione, quelli degli anni '30, vi sono Rosetta Calavetta (prima voce di Biancaneve nel 1938, è nota anche presso le nuove generazioni come voce della signorina Rottenmeier nella serie animata di Heidi), Lidia Simoneschi (Gloria Swanson, Mary Pickford negli anni '30, Vivian Leigh e tutte le principali attrici anche negli anni '50, Lady Cocca nel Robin Hood disneyano nel 1970), Tina Lattanzi, Andreina Pagnani, Rina Morelli, Sandro Ruffini, Giulio Panicali, Romolo Costa (Clark Gable, Gary Cooper e tutti i maggiori attori degli anni '30), Emilio Cigoli, Augusto Marcacci, Olinto Cristina, Lauro Gazzolo.

Già attiva in quegli anni era anche Wanda Tettoni che 60 anni più tardi ha partecipato al doppiaggio del Titanic vincitore di 11 Oscar. Anche Gianfranco Bellini, il computer Hal 2000 in "2001: Odissea nello Spazio", esordiente come doppiatore nel 1936, ha conosciuto una lunghissima carriera da cui si è ritirato solo nel 1998 dopo aver doppiato un numero irraggiungibile di film, telefilm (Furia, George e Mildred, Saranno Famosi) e cartoni animati (Boss ne Il Grande Mazinga, il maggiordomo Bastiano in Heidi, il libraio ne La bella e la Bestia).
I film (anche quelli di cui esisteva la versione recitata in italiano) e alcune comiche di Stanlio e Ollio vengono doppiati da Carlo Cassola e Paolo Canali.

Quando finalmente caddero le barriere nei confronti dei film americani si costituirono altre cooperative di doppiaggio.
La seconda generazione dei doppiatori fu quella attiva nella seconda metà degli anni '40 e nel successivo decennio. Il ruolo di doppiatore principe passò da Romolo Costa a Emilio Cigoli (Clark Gable, John Wayne, Charlton Heston e vari protagonisti maschili) che lo divise con Giulio Panicali e Gualtiero De Angelis (Cary Grant); Lidia Simoneschi raccolse a sua volta l'eredità di Tina Lattanzi, regina del "doppiaggio storico" famosa per i suoi birignao e Rosetta Calavetta, che come detto esercitò fino alla fine degli anni '70.

Tra i giovani di questi anni sono Vittoria Febbi (Alice nel film Disney), Ferruccio Amendola (sarà Sylvester Stallone, Dustin Offmann, Robert De Niro), Glauco Onorato (Messala in Ben Hur, Bud Spencer negli anni '70 e '80), Pino Locchi (Sean Connery, Roger Moore, Robert Wagner, Sandokan) e Maria Pia Di Meo (Meryl Streep ne "La mia Africa", Barbra Straisand).

Essi si vanno ad affiancare ai più bravi Carlo Romano (Jerry Lewis, Fernandel-Don Camillo, Bob Hope, Alfred Hitchcock, il Grillo Parlante in Pinocchio, Nick Carter in Supergulp), Luigi Pavese (voce di Dio ne "I dieci comandamenti", colonnello Hati ne il libro della Giungla, Taca Banda nei Caroselli) e Giuseppe Rinaldi (futuro erede di Cigoli). Mauro Zambuto e Alberto Sordi doppiano i nuovi film di Stanlio e Ollio (con Cesare Polacco a dare la voce ai cattivi come Il Tigre) e ridoppiano quelli vecchi.

Era già così radicata che anche i film italiani venivano doppiati; se il protagonista aveva una voce non adatta al fisico poteva venire doppiato, una brutta cosa e che il sindacato degli attori capeggiati da Adalberto Maria Merli impedirà anche in Italia a partire dagli anni '60 con grande incavolatura per quei registi che ai loro attori, spesso persone della strada, facevano pronunciare dei numeri o delle frasi casuali per poi occuparsene in fase di doppiaggio.

Gli anni '60 sono quelli della terza generazione: Corrado Gaipa (Spencer Tracy in Indovina chi viene a Cena, Baghera ne Il libro della Giungla) e Anna Miserocchi (Katharine Hepburn, Mildred nel telefilm, nonna di Clara in Heidi) affiancano i vari Rinaldi ( Marlon Brando, Paul Newman) e Locchi, ( James Bond )

In queto periodo la Rai fa doppiare tutte le comiche sonore di Oliver Hardy e Stan Laurel da Carlo Croccolo e Franco Latini (voce di tutti i Lonely Toones e di Paperino negli anni '70 e '80, Gonzo e altri Muppet, Leo e Rune in Kimba il leone bianco).

La quarta generazione, attiva negli anni '70, è costituita da Pino Colizzi (protagonisti maschili dei principali film da Robin Hood di Disney a King Kong, da Incontri Ravvicinati del terzo tipo a Superman), Natale Ciravolo (il capitano Kirk di Star Trek), Claudio Sorrentino, (Richard Cunningham in Happy Days, Coji in Mazinga Z), Antonio Guidi (il principe Giovanni in Robin Hood), Giampiero Albertini (il tenente Colombo) e da circa 200 altri attori cui se ne sono aggiunti molti altri alla fine del decennio in seguito all'avvento delle emittenti private che ha moltiplicato le esigenze di produzione, importazione e adattamento di film, telefilm e cartoni animati, spesso con risultati scadenti.

La generazione attuale vede il Michele Gammino e Luca Ward ( il gladiatore ) assieme ad altri molto bravi cimentarsi in questa professione molto importante e bella.
Quando Giancarlo Giannini prese il posto del defunto Amendola nella voce di Al Pacino mi vennero i brividi per la bravura.

A volte capita di rivedere un film ridoppiato per esigenze di restauro, e sentire un attore ormai conosciuto con quella voce parlare con un altra sembra di vedere un altro film.
Capita di ascoltare in qualche trasmissione televisiva qualcuno che accenna a imitare Jerry Lewis non sapendo che sta imitando Carlo Romano, vuol dire che il doppiaggio è radicato in ognuno dei nostri eroi di celluloide.

Ciao ciao

ubaldo detto duccio

 

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