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E LA CHIAMANO ESTATE

di Paolo Franchi

con Isabella Ferrari, Jean-Marc Barr, Luca Argentero, Filippo Nigro

Italia -  2012 - 89'

 

Per un qualche misterioso motivo, forse legato all'abbandono della madre e al suicidio del fratello, Dino pur amando tanto Anna non riesce a fare sesso con lei, non lo ha mai fatto e stanno insieme da un anno.

E lei, che lo ama altrettanto, si accontenta di una vita casta.

Anche quando scopre che Dino la sua sessualità la appaga, senza amore, con prostitute e scambisti.

Spinta da lui, che è certo di rovinarle la vita, si abbandona solo per due notti ad un amante ma non serve a nulla. E Dino alla fine si uccide.

 

Nessuna rivelazione a togliere la sorpresa: il film è costruito come un collage dalle foto-testimonianze di amici che lo hanno e li hanno conosciuto e che parlano di lui al passato.

 

Ai neofiti o agli smemorati del cinema italiano sfugge sicuramente che questo è in sostanza un RMK de Il bell'Antonio in versione terzo millennio e senza speranza.

Il regista, che non è nuovo a temi provocatori, invece dice di aver voluto fare un film erotico e dice della difficoltà di una operazione del genere nel panorama del cinema italiano suddetto. Forse parla della difficoltà di fare un film erotico serio, visto che gli anni '70 sono costellati di commedie scollacciate.

 

Non è che sia noioso, anzi, ci si chiede dove va a parare, insieme ad un po' di sano voyerismo: in tal senso essendo erotismo e no pornografia, il film è piuttosto eccitante.

Resta da capire come fa la protagonista ad essere tanto perdutamente innamorata di un uomo che, francamente, non mi pare sia poi così sensuale (ma di questo bisognerebbe parlare con il regista e con il casting). Trovo molto più sensuale Filippo Nigro (lo scambista).

 

Scontato l'ammiccamento della prima inquadratura sulla passera bruna in primo piano di Isabella Ferrari.

 

Magnifica fotografia e coraggiose inquadrature fuori dai canoni compresi scavallamenti di campo, quasi a suggerire una andatura da flusso emozionale più che da narrazione lineare.

 

Non male, a fino pubblicitari,  la querelle della moglie di Bruno Martino a proposito del titolo che cita la canzone del defunto marito. Chissà che non sia stata una trovata pubblicitaria dopo le polemiche dell'assegnazione del Marco Aurelio al Festival del Cinema di Roma (per quello che vale...)

 

Ma nel complesso un film non esaltante. Lo sto rivedendo solo per scriverne con uno straccio di ispirazione.

 

fiore di cactus :)

 

 

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