TV - fiction e non solo

 

Elisa di Rivombrosa

La stessa onestà intellettuale (parliamone male, anche malissimo ma dopo averne visto almeno uno) che mi ha portata a vedere (e a divertirmi) Vacanze sul Nilo, mi ha costretta a vedere la prima puntata di Elisa di Rivombrosa.
E anche la seconda.
Sono andata avanti e sono arrivata alla decima puntata considerando che c’è una stagione e forse anche giornate per il cinema e ci sono giornate e stagioni per la fiction.

L’estate e il fine settimana sono per le lunghe tirate, quelle che dici adesso abbraccio il televisore e mi lascio sprofondare nel polpettone infinito perché non voglio fare nulla altro che poltrire, anche cerebralmente.
Quei sabati e domeniche che sei tanto stanco da non voler fare nulla sono infatti l’ideale per rivedere tutto Indiana Jones, o tutto Guerre Stellari, o tutto Harry Potter, o tutto Lo squalo o tutto Il sIgnore degli anelli, ma anche tutto Il segno del comando, tutto A come Andromeda, perfino tutto Gian Burrasca....


E quindi mi sono lasciata scivolare in Elisa di Rivombrosa.

E ogni tanto faceva capolino la differenza che ho chiesto ad Adalberto tra film e fiction: “ma sai, adesso si gira tutto in pellicola, le dinamiche di produzione sono le stesse… la fiction mediamente dura il doppio. Forse è giusto nella lunghezza perché mentre il film va per asciugatura della sceneggiatura, qui devi arrivare alle tre ore e allora magari il brodo lo allunghi….”

E mentre ricordavo questo ricordavo ance un altro Adalberto-pensiero “se mentre guardi un film ti metti a considerare che la fotografia in quel punto… la sceneggiatura in quel punto… allora il film non vale un cazzo”
E’ stato alla seconda (o terza?) litigata fra Elisa e Fabrizio con il tentativo di lui di ....ahemmmm…insomma scoparsela… concluso con l’andare alla locanda e poi incontrare la sua vecchia amante che ho capito di essere in un circolo ciclotimico: ripetizione, come qualcuno ha definito l’inferno.
Ed ero solo alla sesta puntata.

Ella serie: si va bene, scappa dall’altare dove dovrebbe sposare il povero stalliere ma quando finisce? Ancora … ventisei meno sei….VENTI PUNTATE??????
No pietà basta.
Figuriamoci! E hanno fatto anche la seconda serie e minacciano perfino la terza….
Non c’è fine settimana troppo lungo, non c’è lunga estate che regga.

Naturalmente tanto di cappello ai costumi e alle scenografie.
La fotografia è giusta per il prodotto e per i destinatari: reale, romantica…. I rossi sono rossi, l’incarnato di Elisa è roseo… I cattivi hanno facce da cattivi, si salvano soltanto loro due…
Sceneggiatura..bha… mi ricorda i libri per ragazze che leggevo intorno ai tredici anni, i feulletton in costume ancora più affascinati perchè ambientati in un epoca lontana quel tanto che basta a far sentire il sapore della favola ma storicamente certi da non farci sentire troppo stupidamente infantili. Una fantasia che non ha il coraggio di prendere il volo.
Davanti a questo viva Harry Potter.

Ventisei puntate! Neanche i Promessi Sposi…
Ecco, giusto quello può essere un paragone giusto. Interminabili gli sceneggiati ma dentro quelle storie i personaggi “crescevano”, cresceva la storia. Qui i due innamorati sfortunati (che sarebbe un bel soggetto), si lasciano e si ripigliano, in un ciclico cerchio dove non mutano, non evolvono, non scoprono nulla della loro personalità. Il loro è amore assoluto più o meno fin da subito e le “prove” da superare non li portano ad un stadio successivo ma sono a cicliche crisi funzionali ad un racconto che da una puntata all’altra deve trovare evidentemente nuovi intoppi.
Ha ragione Roberto Girometti quando cita fino alla nausea Orson Welles che rispondeva a chi gli chiedeva quali erano le tre cose più importanti del film “La sceneggiatura, la sceneggiatura, la sceneggiatura”.

 

ac :)
 

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