Tv, fiction e non solo

ENEIDE - Franco Rossi - 1971

Sorvolo su quanto sia stata importante per me questa opera rimandando al libro che forse entro questa estate riuscirò a terminare.

All'epoca si chiamavano "sceneggiati" ma pensando a quelli a cui ci eravamo abituati, questa Eneide, come tre anni prima era stata l'indimenticabile Odissea con Ungaretti che presentava ogni puntata, è stata un'altra cosa, un passaggio netto, una felicissima, altissima, contaminazione fra televisione e cinema.

Girate entrambe in pellicola, infatti, anche se all'epoca le abbiamo viste in bianco e nero e del cinema italiano italiano c'era il meglio: Carlo Rambaldi agli effetti speciali dell'Odissea, Vittorio Storaro alla direzione della fotografia dell'Eneide...

Quello che c'era stato prima, dalla Cittadella, ai Promessi Sposi,  al Commissario Maigret, girato quasi sempre in studio (si riconoscono le parti girate in esterni e quindi in pellicola dalla "grana" del bianco e nero del tutto diverso da quello da telecamera, era una straordinariamente felice combinazione fra televisione e teatro.

L'Eneide la cercavo da anni e da ieri e per tutta la settimana è in onda su RaiStoria alle ore 13 con replica all'una di notte.

Una meraviglia che sto religiosamente registrando e che sicuramente regalerò alle persone care.

Resto incantata e, allo stesso tempo, mi rendo conto di quante cose abbiano influito sulla forma di questa opera.

Per esempio i costumi: mai si era visto e mai più si sarebbe visto Ulisse o Enea vestiti praticamente di teli grezzi dove l'unico segno di regalità erano il colore bianco panna, la trama operata e certi finimenti in cuoio. Altro che "peplum".

Vogliamo parlare della scenografia? I palazzi non hanno nulla della soavità architettonica dei templi dorici-ionici-corinzi, sono maestosi ma fatti di grandi pietre, ricordano più le opere dette "ciclopiche" (fatte di grandi massi) ed è giusto così perchè non siamo ai tempi di Platone o Fidia ma grosso modo nell'11esimo secolo a.C. (la Magna Grecia sarà solo nell'8-7esimo secolo a.C., quattrocento anni dopo).

Parliamo della regia?  questi sono poemi pieni di avventura e azione ma anche di intense sfumature dell'animo umano. E infatti tutto è rarefatto, quasi estraniato, nessuna enfasi ma molto senso dell'epica. L'Ulisse di Bekim Femju parlava poco, pensava e scattava come un filosofo guerriero, l'Enea di Giulio Brogi è un dolente principe esule quasi costretto all'azione per il dovere di dare ai suoi sopravvissuti un destino del quale lui non sarà nemmeno partecipe, un principe mite e pietoso costretto alla guerra. Magnifico.

Magnifico modo di fare "fiction"

E tutto considerato, per la prima volta mi viene in mente che della stessa "famiglia", in termini formali, sono quei capolavori assoluti del "Vangelo secondo Matteo" (1964) e di  "Medea" (1969) di Pasolini. Della stessa famiglia una straordinaria versione de "I Persiani" (1975) diretto da Vittorio Cottafavi, girato in una cava allagata dalle parti della Caffarella, trasmessa da Rai3 ovviamente a notte fonda qualche estate fa. 

 

angela :)

 

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