percorsi

Ciao Eric Rohmer

 

Mi sento vagamente colpevole: non ho mai approfondito la nouvelle vague, davanti a questo capitolo tanto importante del cinema francese, mi trovo come quando, da piccola, non potevo negare il valore di autori come Fellini o Pasolini ma sul piano emozionale ed estetico, non riuscivo ad emozionarmi. Avrei scoperto che bisognava che diventassi più vecchia, che la vita stratificasse esperienza per rimanere incantata come era giusto che fosse.

non so cosa deve accadere perchè io rimanga incantata dal cinema francese, per il momento mi rendo conto che dalla nouvelle vague in poi, i francesi hanno la capacità di fare grande cinema con "niente", partendo da soggetti leggerissimi.

Rohmer mi manca, tranne "Il raggio verde" e "Gli amori di Astrea e Caledon": farò io per prima un percorso nella sua cinematografia.

 

Gli amori di Astrea e Celadon - 2007
Triple agent - 2004
La nobildonna e il duca - 2000
Racconto d'autunno - 1998
Un ragazzo, tre ragazze... - 1996
Incontri a Parigi - 1995
L'albero, il sindaco e la mediateca - 1993
Racconto d'inverno - 1991
Racconto di primavera - 1990
L'amico della mia amica - 1987
Reinette e Mirabelle - 1987
Il raggio verde - 1986
Le notti della luna piena - 1984
Pauline alla spiaggia - 1983
Il bel matrimonio - 1982
La femme de l'aviateur - La moglie dell'aviatore - 1981
Perceval le gallois - 1978
La marchesa von... - 1976
L'amore il pomeriggio - 1972
Il ginocchio di Claire - 1970
La mia notte con Maud - 1969
La collezionista - 1967
Il segno del leone - 1959
 

La sua biografia da Repubblica Trovacinema

 



Jean-Marie Maurice Scherer è nato a Nancy il 4 aprile 1920. Trasferitosi a Parigi, ha lavorato come reporter per un quotidiano, è stato professore di letteratura e a ventisei anni, con lo pseudonimo di Gilbert Cordier, ha pubblicato il romanzo 'Elizabeth'. Collaboratore di alcune riviste specializzate (già col nome di Eric Rohmer) e assiduo frequentatore della Cinémathèque Française di Henri Langlois, è entrato in contatto con i giovani critici François Truffaut, Jean-Luc Godard, Claude Chabrol e Jacques Rivette.

Su di lui sono fiorite molte leggende, come quella per cui non avrebbe mai rivelato all'amatissima madre il suo vero mestiere di cineasta continuando a fingersi professore di scuola; nessuno, però, è mai stato in grado di attribuirgli un pettegolezzo, una malizia, una cattiveria.

Negli anni Cinquanta è stato insieme a Godard e a Rivette dei fondatori della scuola critica da cui nacquero i Cahiers du Cinema; negli anni Sessanta è stato produttore e regista; negli anni Settanta ha avviato una nuova carriera da professore cominciando a tenere seminari e corsi di cinema, mestiere che ancora oggi lo appassiona.

"Non accompagno mai i miei film in pubblico - disse tempo fa Rohmer - perchè penso non abbiano bisogno di spiegazioni e perchè il cinema non è tutto il circo che gli si forma intorno. Per continuare a farlo ho bisogno di vivere la mia vita, entrare nei musei, passeggiare in campagna". Laureato in Letteratura nel 1942, esordisce con un cortometraggio perduto ('Diario di uno scelleratò), nel 1950. Nove anni dopo firma il primo film 'Il segno del Leone'. La sua carriera si organizza secondo tre grandi cicli, in totale 24 film in 50 anni. La prima è la serie di sei 'Racconti morali' tra cui fecero epoca 'La collezionista' (1967), 'La mia notte con Maud' (1969), e 'Il ginocchio di Clara' dell' anno successivo. Dopo la parentesi letteraria di grande successo 'La marchesa Von O.' che nel '76 vinse il premio speciale della giuria a Cannes. Nel 1980 avvia la serie di 'Commedie e proverbì scandita da successi di pubblico come 'Il bel matrimonio' e 'Le notti della luna piena', entrambi premiati a Venezia nei primi anni Ottanta.

Dopo il successo internazionale di 'Il raggio verde' (1986), apre il terzo ciclo dedicato alle stagioni con 'Racconto di primavera' nel 1990. Contro l' opinione diffusa che lo vede indifferente al sociale e alle trasformazioni generazionali, firma opere polemiche come 'L' albero, il sindaco e la mediatecà o 'Un ragazzo ... Tre ragazze'.

Nel 1977 ha avuto il suo più alto riconoscimento con il Gran Premio della Cultura in Francia, mentre alla fine degli anni Ottanta ha raccolto in volume, col titolo 'Il gusto della bellezza' i suoi principali saggi critici. A chi gli ha chiesto quali fossero i suoi maestri sulla via del cinema, ne ha ricordati solo due: Murnau per l'idea dello spazio e Mizoguchi per il racconto del quotidiano. "In realtà - disse - tutto il cinema che vedo, come tutta l' arte che mi passa sotto gli occhi costruisce la mia ispirazione. Ma il problema vero è non fermarsi alla rappresentazione della vita, bensì andare a cercarla dove nasce veramente, nelle chiacchiere dei ragazzi, nei brividi del cuore, nel formarsi di un' idea". Da questo punto di vista, il cinema di Rohmer rappresenta la felice sintesi tra l''Esprit de finesse' della grande morale tra Cartesio e Pascal da una parte e la cronaca minuta dell' adolescenza o della giovinezza dall' altra. Sono quasi tutti giovanissimi i fragili eroi dei suoi film, ragazzi colti nelle passioni di ogni giorno e trasformati con stile inimitabile in modelli letterari osservati con l'occhio di un grande pittore.

Negli ultimi anni Rohmer ha scoperto la natura, ha trasferito la sua cinepresa nel sud della Francia, ingentilendo la freddezza da entomologo del suo sguardo e permettendogli di sperare all'unisono con i suoi adolescenti in cerca dell'amore.

(11-01-2010)
 

 

film

TV - fiction

eventi

percorsi

news

soggettive


cinecittà

scuola di cinema

cineteca nazionale

museo del cinema

istituto luce

casa del cinema

SAS cinema


AIC

AITS

AMCT

ANAC

ASC


Venezia

Roma

Torino

Locarno

Pesaro

Giffoni

David di Donatello

       ...e tutti gli altri


festivalcortometraggi


film in sala


Italica Rai

35mm

FilmUp

CastleRock

Cinefile

Cineboom

IMDB

Kataweb cinema

ArchivioImmagini

FantaFilm

tutti i film per anno


RAI

RaiClick

Televideo


film commission


WebCam


produzioni