TV: fiction e non solo
Fuga
per la libertà - L'aviatore - Carlo Carlei - Italia - 2007 -
Film per la tv tratto da The Rabbi, the Priest and the Aviator: a story of
rescue in Genoa, storia contenuta nel romanzo storico Benevolence and
betrayal, di Alexander Stille. Protagonista assoluto, Sergio Castellitto,
Genova, autunno 1943. Massimo Teglio (Sergio Castellitto), provetto pilota è
ben inserito nella buona società genovese ma quando il colonnello Feuerbach
(Hristo Shopov), comandante delle truppe tedesche a Genova, scopre che
Massimo è ebreo, ordina al gerarca fascista Osvaldo Farina (Marco Giallini)
di arrestarlo e consegnarglielo.
Osvaldo, amico di vecchia data di Massimo, riesce per un po’ a coprire il
pilota ebreo, ma le persecuzioni naziste entrano nel vivo e il cerchio
attorno a lui e alla sua famiglia inizia a stringersi. Sfuggito al blitz
nazista alla sinagoga, Massimo assiste impotente alla cattura del Rabbino di
Genova Riccardo Pacifici (Matt Pratesi) e dopo qualche giorno viene a sapere
che anche la sorella Margherita (Carlotta Natoli) è stata presa dai nazisti.
Massimo mette in salvo la figlia Nicoletta (Rosabel Laurenti) ma non riesce
a fare nulla per la sorella e per gli altri ebrei catturati.
Decide qundi di impegnarsi con la Delasem, la Delegazione Assistenza Emigranti Ebrei che riprende clandestinamente le sua attività grazie all’aiuto di Don Repetto (Christo Jivkov) e della Curia genovese.
Ad aiutarli anche Virginia (Anna Valle), giovane catechista della sua parrocchia, amica da tempo sia di Massimo Teglio che di Osvaldo Farina.
In un
alternarsi di colpi di scena, Massimo, ricercato dai nazisti e dai fascisti,
si ritrova con una taglia di un milione di lire sulla testa e si appresta
così a compiere il disperato tentativo di salvataggio di un gruppo di ebrei
in pericolo.
Dice il regista de L’aviatore, Carlo Carlei:
Leggendo il racconto di Alexander Stille “Il rabbino, il prete e
l’aviatore”, sono rimasto colpito dalla capacità con la quale molti ebrei
italiani hanno saputo organizzarsi e lottare per la salvezza di se stessi e
del proprio popolo negli anni terribili della guerra. Ed è proprio da questa
scintilla di speranza che volevo partire. In quell’enorme tragedia e
nell’assurdità banale del male mi è sembrato importante concentrarmi in
particolare sulle vicende personali di Massimo Teglio […]
E' una di quei film-TV su cui non si riesce a spargere veleno più di tanto,
proprio per l'argomento. Ma alcune cose, strettamente cinematografiche,
bisogna proprio dirle, se non altro perchè un film mediocre lascerà scarsi
ricordi e invece le storie, tutte le storuie che riguardano la Shoa, occorre
ricordarsele bene per sempre.
La fotografia non è incisiva, ha i toni "normali" realistici, che si userebbero per una commedia, tranne forse nelle inquadrature girate in interno notte dove ci sono dei tagli più forti ma nell'insieme è poca cosa.
La colonna sonora a volte è davvero troppo didascalica e ricorda cose già viste; in particolare una sequenza girata sulle battute musicali di un pezzo di Beethoveen (in questo momento non mi ricordo quale ma ricorda tanto tanto Arancia Meccanica) dove è evidente che è stata fatta una operazione più da video-clip che da film.
La sceneggiatura è buona e alla fine il film "prende" anche per il ritmo da azione che il regista gli ha saggiamente dato. Castellitto è bravo come sempre e alla fine, nonostante la tipica povertà delle produzioni televisive, si finisce per restare sulla poltrona fino alla fine.
ac :)
AMCT