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GENTE DI ROMA - Ettore Scola - 2003 - Italia - 100'

 
Protagonista ufficiale è Roma, mosaico di immagini, personaggi e storie come è oggi, come non era dieci anni fa, come non sarà tra altri dieci. Dal lavoro alla famiglia, dai dialetti all'abbigliamento, dalla cucina al tempo libero... Un album di illustrazioni per rendere accettabile l'inaccettabile e mettere i panni della farsa alla tragedia, rendendola leggera.

"Roma romanizza. Romanizzò Fellini arrivato fresco da Rimini, romanizzò Ettore Scola che fece in tempo a vedere Hitler sul palco di via dei Trionfi. Oggi Roma romanizza gli extracomunitari, ai quali il bolognese romanizzato Fini propone ormai di dare il voto. E se in 'Roma' Fellini eternò alcune fasi della sua metamorfosi quirite, in 'Gente di Roma' Scola ci invita a un gran giro in autobus della Capitale infilando una collana di splendide vignette. Uso la parola ricordando gli esordi di Ettore come disegnatore, ma nel senso più alto. Senza mai perdere la vena, il cronista coglie un tale numero di attimi fuggenti da rendere impossibile enumerarli tutti. (...) Fotografia bellissima di Franco Di Giacomo, montaggio rapido di Raimondo Cruciani e ispirate sottolineature musicali di Armando Trovajoli, che reagisce come se fosse il primo spettatore del film. Affascinante e schietto, 'Gente di Roma' è destinato a romanizzare chiunque. Urge inviare cassetta al Senatùr, quello che sbraita su 'Roma ladrona', chissà che non compia il miracolo di trasformarlo in 'civis romanus'."
(Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 1 novembre 2003)

"Ettore Scola tra Zavattini e New York, tra le proprie esperienze 'militanti' di ieri e quelle recenti. Scola che dedica un personale album di brevi e fulminanti annotazioni alla città che considera in tutto e per tutto sua anche se non gli ha dato i natali. Una Roma ritratta 'pedinando' i suoi vecchi e nuovi abitanti: sotto l'occhio sornione del regista si mostra al contempo splendida e oscena, conservata e rinnovata, arricchita da nuovi flussi e imbastardita dalla diffidenza. Nel film convivono la Roma dei romani come Scola e Sordi e un'altra Roma che somiglia, appunto, a New York e alle capitali che prima di essa hanno conosciuto la mescolanza fra le genti, la convivenza spesso infelice ma non sempre. (...) Niente lagne, però, Scola è Scola e non rinuncia al suo tocco: come nel duello all'ultimo schizzo tra un solerte lavavetri e un automobilista che non ne vuole sapere."
(Roberto Nepoti, "la Repubblica", 1 novembre 2003)


 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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