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GIORDANO
BRUNO
di Giuliano Montaldo
con Gian Maria Volontè, Charlotte Rampling, Renato Scarpa,
Italia/Francia - 1973 - 123'
Gli ultimi anni di vita del filosofo, dalla permanenza a Venezia dove malgrado il parere contrario del patriarca viene consegnato all'Inquisizione romana, al processo e al rogo in Campo de' Fiori.
Giuliano Montaldo gira il film subito dopo Sacco e Vanzetti e cerca di conciliare i contenuti con una forma spettacolare.
Ad aiutarlo la magnifica fotografia di Vittorio Storaro che può passare dalle citazioni di Tiziano per la parte girata a Venezia a quelle di Caravaggio per le parti romane.
Da notare che a Venezia,
oltre ai meravigliosi interni, ci sono molti esterni, dall'inizio girato all'Arsenale, alla partenza di Bruno girato al faro dell'Isola di San Giorgio. La parte romana al contrario, è tutta in interni fra palazzi del potere e prigioni, tranne l'ultima scena, quella del rogo, che però non è girata a Campo de' Fiori ma in una piazzetta che mi sembra non sia nemmeno romana.
Da notare anche la scelta di Storaro di collocare gli Inquisitori in una luce ambrata accecante, in aperto contrasto concettuale con l'oscurantismo che l'idea che il tribunale incarna ma forse a suggerire idee del post mortem: la luce paradisiaca di Dio, la luce dopo il tunnel della morte, la luce dei giusti dove Giordano Bruno andrà?
L'interpretazione di Volontè è potentissima e la sceneggiatura è tale da farci rimpiangere i complicati e dolorosi anni '70: un filo narrativo raccontato con lo stile dello sperimentalismo e della ricerca. e non mancano particolari soluzioni di ripresa e montaggio: ci sono inserti girati tutti i n soggettiva di episodi precedenti della vita di Giordano Bruno relativi a processi per eresia a cui aveva assistito.
Magnifico.
Da dire "non se ne fanno più film così" ed è purtroppo vero.
fiore di cactus :)
AMCT