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GIORNI E NUVOLE - Silvio Soldini - 2007 - Italia - 116'

Genova. Elsa e Michele vivono una vita agiata. Lui è imprenditore nel settore della nautica, lei restauratrice che sta per lavorando ad un importante affresco. Una figlia che vive col suo ragazzo e che è comproprietaria di un ristorantino alla moda.

Sulla loro vita felice si abbatte un fulmine: Michele in realtà non lavora da due mesi e presto tutta la loro vota cambia: venduta la casa, Elsa rinuncia al restauro (che faceva quasi come un hobby da ricca signora) e trova lavoro ad un call center e la sera come segretaria in una ditta di import-export. Michele cerca di adattarsi a qualunque cosa, dal pony exprss all'imbianchino ma con un sostanziale rifiuto della sua condizione.

 

Soldini continua ad indagare nelle vite che cambiano di colpo e che si ricostruiscono da zero, come aveva fatto in "Pane e tulipani", con il merito di uscire in parte dal minimalismo dell'esistenziale dei protagonisti e dare uno sguardo sul mondo del lavoro precario in una modalità e un merito che ricorda molto Ken Loach.

Il film è buono anche se ha una andatura non costante e pecca forse di reiterazioni: le situazioni in alcuni punti non evolvono ne' involvono ma sembrano ripetersi come in un ciclo.

Più in generale, la figura di MIchele (un bravissimo Antonio Albanese) viene fuori in tutta l'icapacità di affrontare la situazione e adattarsi alle condizioni mutate: del mito del maschio che pensa a tutto rimane l'infantile affermazione "qualcosa mi inventerò, vedrai": elsa invece rivela tutto il buon senso e la praticità delle donne. Mentre la figlia e in genere i giovani nel film sono quelli che si sono naturalmente adattati ad una società dove i soldi per gli studi è meglio, forse, investirli in una attività immediatamente produttiva come il ristorantino, cioè la fine della formazione alta.

 

Sul piano strettamente tecnico, Soldini fa molto uso di camera a mano. forse troppo. quello che forse parte dall'intenzione di un zavattiniano pedinamento dell'attore e dell'azione, di una narrazione il più possibile realistica, si risolve in una eccessiva visibilità della camera stessa.

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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