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GRAN TORINO - di e con Clint Eastwood - USA - 2009 - 118'

Walt Kowalski ha fatto la guerra in Corea, per tutta la vita è stato operaio alla Ford, è rimasto solo dopo la morte della moglie, ha un pessimo rapporto con i figli, con i vicini di casa... Vive "ancora" in un quartiere dove "nel frattempo" sono venuti ad abitare soprattutto famiglie orientali, genericamente cinesi ma in realtà vietnamiti del sud arrivati negli USA dopo la vittoria dei Vietkong.

 

Walt più che parlare ringhia, è un vero duro. E tale resta dall'inizio alla fine; dall'inizio dove odia i vicini "cinesi" per i loro modi strani e perchè il figlio cerca di rubare la sua mitica Ford Gran Torino, a tutto il tempo del film dove diventa rude maestro di vita per lo stesso ragazzo, alla fine quando trova la più dura ma la più giusta e anche la più giustamente democratica e americana soluzione alla necessità di rendere giustizia al ragazzo e a sua sorella, perseguitati da una banda di altri ragazzi orientali.

 

Già solo dalla trama si capisce che nel film ci sono moltissime cose: un protagonista americano ma di origini polacche che si scontra con nuovi americani di origini e quindi questioni di pregiudizio, integrazione, incontro, conoscenza...

E poi la faccenda delle gang giovanili che sembrerebbero trasversali e accomunate dalla "globale" concetto di marginalità urbana.

E poi i vecchi valori americani del bene e del male mescolati come è giusto nella nuova cinematografia (e nel cuore degli americani del terzo millennio).

E poi in fondo la struttura dello spaghetti-western che Clint conosce molto bene dive il duro è anche giusto, forse perfino buono.

E poi una soluzione di giustizia che rasenta il pensiero di Ghandi....

 

E se poi vogliamo andare a vedere il film non solo dal punto di vista dei contenuti (la storiella), va detto che "zio" Clint continua ad usare molto sapientemente macchina da presa: tante inquadrature giuste, dal basso, a dare rilievo ai personaggi; continua ad individuare e scrivere soggetti che raccontano del presente e del presente della gente comune, senza eroi, senza nicchie sociali; continua ad essere un buon attore, a sapersi dirigere e a saper dirigere attori grandi o sconosciuti che siano.

Ma dove ha imparato a farlo tanto bene il cinema?

 

ac :)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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