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I DIARI DELLA MOTOCICLETTA - Walter Salles - 2004 - Argentina, Cile, Perù, Usa - 126'

 

Dal diario di Ernesto Guevara De La Serna che insieme ad Alberto Granado ha attraversato l'America Latina, Ernesto 23 anni, Alberto 29.

 

Pochi film di viaggio hanno saputo raccontare tanto bene il cambiamento causato dal viaggio interiore che si compie durante un viaggio così impegnativo.

Il viaggio di durerà otto mesi e li cambierà per sempre.

 

Sono ventenni, borghesi, non conoscono difficoltà e partono intenzionati a vivere anche magnifiche avventure con le ragazze.

Come tutti i ventenni della loro generazione, sono inquieti, hanno voglia di conoscere. Passeranno dall'insaziabile amore per i viaggi alla impellente necessità di dare risposte ai problemi e alla miseria che incontrano.

 

L'inquadratura dell'inizio del viaggio è una delle più belle che ho visto.

La macchina fissa inquadra la strada che scorre davanti. Sembra una soggettiva della motocicletta ma all'improvviso la motocicletta entra in campo da sinistra, il carrello rallenta, la moto si allontana.

 

Splendida la sequenza dell'incontro coi due cileni che cercano lavoro e chiedono perchè, se i due non cercano lavoro, si sono messi in viaggio.

"Una delle notti più fredde della mia vita ma con loro mi sono sentito più vicino alla specie umana, così estranea, almeno a me" così lo racconta Ernesto. E da quel punto, tra il Cile e il Perù, la loro vita comincia a cambiare anche se a loro sembra che sia il mondo a cambiare perchè sono sempre più a contatto con la povertà.

 

Straordinaria la fine con le inquadrature a camera fissa delle persone incontrate da Ernesto, che Ernesto appassionato di foto, aveva ritratto Guardano in macchina e bucano lo schermo, così come avevano guardato nella sua macchina e gli avevano bucato il cuore. Sicuramente.

 

Tanta tanta macchina a mano.

 

D'obbligo citare il discorso che Ernesto fa alla sua festa di compleanno al lebbrosario di San Pablo in Amazzonia: siamo un unico continente meticcio dal Messico alla Terra del Fuoco.  (da ricordare che in tutto il continente, tranne il Brasile, si parla  la stessa lingua, lo spagnolo).

 

Quello che mi sembra meraviglioso è che il film riesce a ricordarci che i grandi ideali, le grandi scelte si fanno a vent'anni, un'età in cui i grandi pensano dei giovani che siano troppo giovani. E invece i grandi sognatori e i grandi pensatori e i grandi uomini di azione lo sono stati a vent'anni e hanno cambiato il mondo, chi più chi meno.

 

Personalmente non riesco a vedere questo film senza avere i brividi. La storia sarà anche cambiata e il comunismo avrà rivelato tutte le sue inadeguatezze ma il Che non muore.

 

Segnalo con dichiarato orgoglio la consulenza di Gianni Minà affiancato da Alberto Granado, tutt'ora vivo a Cuba dove ha raggiunto il Che e ha diretto la scuola di medicina.

Questo è l'unico film su Che Guevara fatto fino ad ora.

Il produttore statunitense è stato Robert Redford.

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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