TV fiction e non solo

 

I DIECI COMANDAMENTI

di Roberto Benigni

Italia - 2014 - 210'

 

E occupiamoci dell'evento di questo Natale.

Perchè Benigni, e penso che tutti condividano, nel bene e nel male, qualunque cosa faccia è un evento.

E non perchè sia premio Oscar (dubito infatti che a Sorrentino riesca mai di diventare "evento"); ma perchè Roberto Benigni è bravo e ci stupisce sempre.

 

I dieci comandamenti...

Molti si sono chiesti se Roberto Benigni, il mangiapreti comunista, non si sia convertito.

Altri sono certi che, a fronte della fine non solo del comunismo ormai sepolto da decenni, ma perfino, in un certo senso, della "sinistra", Benigni si sia allineato con la chiesa e con la componente cattolica vincente (renziana) del PD e così facendo trova nuove strade e gradimenti per continuare a lavorare ai livelli della RAI e dei suoi cachet.

Io dico: può essere.

 

Poi ci sono quelli che hanno letto lo spettacolo rigorosamente dal punto di vista del contenuto letterale religioso. Questi si sono divisi ovviamente in due gruppi: i credenti che hanno osannato Benigni e i non credenti che lo hanno trovato insopportabile.

Io sto nel secondo gruppo, non sono credente ma non trovo esaustivo un giudizio stringato su Roberto Benigni. Anche perchè Roberto Benigni è uomo intelligente e qualunque cosa faccia mi genera il sospetto di una stratificazione di livelli.

 

Così ho visto a freddo, studiandolo, lo spettacolo. E infatti...

Si tratta di una operazione sofisticata: si potrebbe dire che Benigni parte dai comandamenti per arrivare ai concetti di legalità, che li legga nella loro parte terrena così come si è tanto sottolineato, negli anni settanta, la natura umana del Cristo.

Certamente Benigni fa questo, su ognuno dei comandamenti. E lo fa in modo tale da accontentare credenti e non credenti; non perde mai di vista, pensando ai credenti, che a parlare è Dio, premette fin dall'inizio che si da per certa l'esistenza di Dio ma riesce nello stesso tempo a parlare di regole per il vivere degli uomini con gli altri uomini.

 

Eppure a me sembra che non finisca semplicemente qui.

Roberto Benigni, come sempre, fa una operazione molto profonda sulla lingua, sulla parola, sulla struttura del testo di riferimento. Perchè Roberto Benigni in quanto attore è uomo di "parola" e non è solo un comico ma un intellettuale. Ne viene fuori uno spettacolo che è diventa, in parte, anche lezione di esegesi della parola. Ed è proprio in questa che è operazione intellettuale, che credo risieda veramente Benigni: e cioè un Benigni che non si è convertito (nel caso non fosse credente), un Benigni le cui convinzioni religiose e personali, non ci interessano e non sono, forse, in realtà, il senso dello spettacolo.

Ed è proprio a questo livello di operazione intellettuale, che Benigni non solo si districa dal dualismo comandamenti divini-regole per la legalità, ma come sempre si diverte.

 

Certo, in questo periodo i toni di voce alti mi infastidiscono molto. E' l'effetto delle pessime abitudini politiche dall'urlante Grillo e di tutti i partecipanti ai programmi di approfondimento che dovrebbero aiutarci e invece non ci permettono di capire nemmeno quello che si dicono i partecipanti.

E così perfino i toni inevitabilmente alti per via dell'entusiasmo rischiano di risultare irritanti.

Evidentemente le orecchie sono in sofferenza. Troppe urla, troppo rumore.

 

Ecco lo spettacolo

 

 
 

 

 
 

 

angela :)

 

 

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