film
IL
BAMBINO COL PIGIAMA A RIGHE
Mark Herman - USA - 2008 - 93'
Ci sono film che non basta vederli, si sente il bisogno di rivederli ancora e ancora. E non è perchè qualcosa ci è sfuggito, in un film come questo non può sfuggire nulla. E' perchè sono film belli e terribili, quelle storie dove, come in Giulietta e Romeo, vorremmo che una volta, almeno una volta, accadesse qualcosa che cambiasse il finale.
La storia ormai la conosciamo: Bruno figlio del comandante di un campo di sterminio diventa amico di Shmul destinato ad essere sterminato. Ma non lo sanno, arrivano ognuno di loro davanti-dietro a quel filo spinato con le loro solitudini e la loro infanzia. E giocano, parlano...
Raramente si è vista una inquadratura più "bella" di questo campo medio laterale, macchina in asse col filo spinato, quasi raso terra, i due bambini seduti a terra a gambe incrociate.
Non sanno, non capiscono, sono bambini. E alla fine, quando Bruno indossa il "pigiama a righe" per poter entrare nel campo dopo aver scavato sotto il filo spinato, proprio un paio d'ore prima di andare via, si capisce che la storia sta per precipitare verso un finale che non può prevedere nessun lieto fine.
Ennesimo, meraviglioso bambino che guarda il mondo con gli occhi di una infanzia negata dai tempi (anche se bambino privilegiato), ennesima vittima in un mondo popolato da adulti folli o impotenti.
Sceneggiatura perfetta, molto molto europea: il regista è l'inglese di Grazie signora Thatcher. Fotografia livida.
Qualcuno dirà, in questi tempi bui, che è l'ennesimo film sullo sterminio degli ebrei. Io dico MAI ABBASTANZA, perchè non succeda mai più, nemmeno negli incubi più oscuri.
angela
AMCT