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                                                                                                                                                                  film

 

IL CAPITALE UMANO

di Paolo Virzì - con Fabrizio Bentivoglio, Fabrizi Gifuni, Valeria Golino, Valeria Bruni Tedeschi, Luigi Lo Cascio

Italia - 2014 - 109'

 

Brianza. Un cameriere che ha smesso il lavoro ad una festa e sta tornando a casa n bicicletta, viene investito da un suv che, ovviamente direi, non si ferma a soccorrerlo.  La sua morte farà irruzione nella vita di due famiglie, socialmente molto distanti fra di loro, una ricca ricca ricca per merito delle grandi speculazioni del capofamiglia, l'altra di piccolo borghesi in cui il capofamiglia ha aspirazioni molto al di là delle sue possibilità (e anche della sua intelligenza, direi). Sono legate dal fatto che i figli vanno a scuola insieme e sembrerebbero fidanzatini.

Storie di ordinaria provincia italiana rampante, cinica, senza cuore dove si "salvano" solo le donne ognuna a suo modo e dove gli uomini adulti sono spregevoli anche più di quelli raccontati dai maestri della commedia all'italiana che in effetti al confronto sembrano educande. Gli uomini giovani, i ragazzi, sono povere vittime più o meno consapevoli.

 

Il film è bellissimo, gli attori superlativi, soprattutto Bentivoglio che riesce meravigliosamente nel ruolo dell'insopportabile, eccessivo, fuori posto arrivista che risulta antipatico fin dalla prima apparizione.

Colonna sonora perfetta a descrivere il "gelo" stagionale e umano di tutta la vicenda.

Ma quello che rende il film italiani ra i più intelligenti di quest'anno è il montaggio: la vicenda è vista da tre punti di vista diversi, l'arrivista, la moglie del cinico speculatore, la ragazza ma le tre vicende sono trattate ognuna come capitolo a se stante, tre medio-metraggi come capitoli, dove l'angolazione narrativa e di macchina si sposta e rivela alla fine la verità.

 

Strano (eufemismo provocatorio) che i critici non abbiano nemmeno considerato questo aspetto che è il grande pregio di regia di Virzì. Critici sempre fermi alla storia, al contenuto e, sembrerebbe, ignoranti sulla forma. Eppure il rapporto forma-contenuto lo avranno studiato a lettere e filosofia... Niente.

In questo film è così evidente il merito dell'impianto formale che speravo ma niente: i barbosintellettualisenzacuore non ci arrivano proprio.

 

BELLISSIMO. Grazie Virzì.

 

fiore di cactus :)

 

 

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