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IL DOLCE E L'AMARO -  Andrea Porporati - 2007 - Italia - 98'

Saro ha sempre ammirato Cosa Nostra, specialmente dopo che il padre è stato ucciso in carcere e Gaetano Butera si è preso cura della sua famiglia e ha trattato lui come un figlio.

E un giorno, dopo una vita in paese fatta di spacconerie e manovalanza mafiosa, gli viene dato il primo incarico: uccidere un calabrese che vive a Milano. il premio sarà entrare in Cosa Nostra con tanto giuramento sul "santino".

Sarò farà carriera, perderà la donna che ama, sposerà una donna gradita al boss, continuerà ad uccidere ma sarà rispettato, cosa che a un poveraccio come lui non sarebbe mai stata data.

Finchè un giorno viene incastrato perchè non serve più. La paura lo farà scappare e cercherà il vecchio compagno di scuola che è diventato giudice. Entrerà in un programma di protezione in una cittadina del nord Italia dove ritrova Ada e si ricostruisce una nuova vita e una nuova famiglia.

 

Un buon film italiano.

Lo Cascio bravo, neanche a dirlo, anche se comincio a temere che per lui si stia ritagliando una carriera di ruoli da duro in fondo buono.

Tempi e ritmo giusto, buona la colonna sonora, buona la sceneggiatura.

 

Qualcuno l'ho sentito già commentare: i solito film italiano che parla della solita mafia.

Intanto voglio subito ricordare una affermazione di un amico "nei film la mafia vince sempre": qui non vince del tutto, Saro si salva e sicuramente.

Senza contare che comincia a venirmi anche il sospetto che ci siano situazioni, accenti, storie che si configurano come una specie di panni sporchi che non vorremmo gli altri vedessero o che comunque ci danno fastidio. Stessa storia che era successa al neorealismo. E poi, chissà perchè, i commenti malevoli sulla "solita mafia" li ho sentiti in accento "nordico".

 

La solita mafia? La solita provincia con delitto (a proposito di "La ragazza del lago"?

Chi mi conosce sa che non sono tra gli entusiasti a prescindere del cinema italiano, anzi! E che da meridionale felicemente trapiantata da oltre metà della vita, sono ipercritica.verso usi e costumi del meridione d'Italia. La mafia è una cosa da combattere, da vergognarsene se la vergogne diventa sdegno e ribellione ma mai da nascondere.

 

E infine, tanto per tornare al cinema, le "solite cose"?

Come se il cinema d'azione USA non raccontasse sempre dei soliti poliziotti corrotti e o dei soliti serial killer; o se i cinesi non raccontassero i soliti duelli di coltello più o meno in costume; o se i francesi non raccontassero i soliti tormenti dell'anima provinciale o parigina che sia.

Diamo a Cesare quel che è di Cesare, visto, fra l'altro, che Cesare è "cosa nostra", ahahaha, è il caso di dirlo.

Il dolce e l'amaro è un buon film di azione, fuori dal neorealismo e dalla commedia all'italiana, oltre ad essere "impegnato"

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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