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                                                                                                                                                                  film

 

IL LABIRINTO DEL SILENZIO

di Giulio Ricciarelli

con Alexander Fehling, Andre´ Szymanski, Friederike Becht, Johannes Krisch, Hansi Jochmann

Germania - 2014 - 124'

 

Francoforte, 1958. Johann Radmann, giovane procuratore tutto d'un pezzo, di quelli che condanna una giovane a pagare pe intero una multa per infrazione stradale a costo di prestarle di soldi, si ritrova a indagare sui crimini nazisti fatti non dai grandi colpevoli che erano stati già condannati a Norimberga ma sui grandi e piccoli responsabili di Auschwitz che, secondo una rigorosa applicazione della legge, sarebbero colpevoli come minimo di concorso in omicidio. tutto in un clima di volontà di rimozione in una Germania che alle soglie degli anni '60 si è ripresa dalla guerra e vuole dimenticare.

Da una lista di relativamente poche persone, Johann si ritrova ad indagare su tutti tedeschi presenti ad Auschwiz, 8000 militai tedeschi. e da lì a considerare che tutti i tedeschi all'epoca erano nazisti e tutti più o meno coinvolti, e tutti sicuramente colpevoli sul piano morale, il passo è breve.

 

Il processo avverrà, ed è storia reale.

 

Ci si chiede se serviva ancora un altro film su Auschwitz. Non perchè si disconosca l'importanza della Memoria, ma perchè sembra, e forse è anche vero, che sia stato detto tutto, soprattutto per voce dei sopravvissuti.

E infatti Auschwitz è solo un punto di partenza per conoscere quello che è successo dopo.

Come è stato per La chiave di Sara e per Anita B., il filM racconta, stavolta passando dalla scala personale a quella storica e collettiva, cosa è successo dopo proprio nel paese da una parte responsabile e dall'altra che si candidava ad un ruolo centrale nel nuovo assetto dell'Europa; un paese che aveva rimosso.

 

Ma è interessante la chiave narrativa e di regia conseguente: Johann non è mosso da questioni ideologiche, non all'inizio almeno. Si appassiona alla causa perchè pensa ad una colpa e a delle vittime a cui, da un punto di vista strettamente legale e da pubblico ministero, rendere giustizia. Dentro l'indagine, naturalmente, il suo proprio personale percorso di conoscenza dei fatti e di personale crescita.

Da segnalare che il cuore concettuale di tutto il film è nelle battute "sarebbe la prima volta che si un paese processa i propri soldati che rispondevano ad ordini". A cui il giovane procuratore ribatte parlando di crimini oggettivi come l'omicidio.

E va ricordato, cone accade nel film, che a Norimberga i gerarchi nazisti erano stati processati dagli alleati.

Qui si tratta della giustizia tedesca verso propri cittadini ritenuti colpevoli. Ben diverso.  Importante.

 

Era utile questo film?

Sì. Perchè punta non all'emozione e all'orrore, ma alla giustizia e alle regole dello stato dettate da un preciso modo di intendere il vivere civile. Punta alla legge e alla fiducia nella legge. Punta alla riscoperta di antichi valori di coesistenza civile e politica che hanno alla base il rispetto per la vita.

 

Impeccabile film. Giuste le inquadrature, giusti i tempi. Giusta la scelta di una certa classicità nella narrazione filmica e nel montaggio che rendono questo film vicino ai classici di genere dei decenni passati.

Candidato dalla Germania all'Oscar per il miglio film straniero.

 

... voglio ridere... se pensiamo che il nostro è Non essere cattivo... storia di ragazzi di Ostia nel vortice della droga di periferia coattona....

 

 

fiore di cactus :)

 

 

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