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IL SIGNORE DEGLI ANELLI - Peter Jackson

 

           

La Compagnia dell'Anello - 2001 - Usa, Nuova Zelanda - 176'

Le due Torri - 2002 - Usa, Nuova Zelanda - 120'

Il ritorno del Re - 2004 - Usa, Nuova Zelanda . 201'

E così, dopo più di due anni, è finito "Il Signore degli Anelli". E mi accingo, come tutti, a scriverne un fiume di parole, cominciando dall'inizio.

Quando è uscito il film, avevo letto che sarebbe stato girato in tre parti, data l'ampiezza del libro. Ma alla fine del film, che durava comunque tre ore, francamente mi sembrò scandaloso un rinvio "alla prossima puntata", cioè dopo un anno. Pensai subito al film come opera compiuta (tant'è vero che è stato girato tutto insieme gulp!) e questo fare film a puntate mi sembrò una sconcertante contaminazione di tipo televisivo. Al secondo film ci fu poco da commentare, toccava aspettare il terzo.

Con animo più possibilista (o non si sarà nel frattempo rassegnato?) mi sono sforzata di considerare quante volte nel cinema abbiamo assistito in realtà a dei "serial": dalla saga di Indiana Jones, e indietro ad un cinema che personalmente amo molto: le vicende del maresciallo Carotenuto Antonio, insomma De Sica in pane Amore e Fantasia, alle vicende di Peppone e Don Camillo. Senza contare la smisurata serie di episodi uno, due tre: da Alien, ai vari ritorni al futuro, ai Jurassik Park... Ma c'è da dire che tutta questa produzione ha una differenza sostanziale: per quanto legata ad un'unica saga o ad un unico personaggio, ogni film ha una sua compiutezza, è un episodio nella storia dei personaggi; si può vedere separatamente dagli altri senza che il senso vada perduto. Insomma non c'è bisogno di riassunto. Non sono sceneggiati a puntate.

Gi sceneggiati... chi ha più di 45 anni se li ricorda: si aspettava la settimana successiva e nel caso sventurato ci si fosse persa una puntata, all'inizio c'era il "riassunto delle puntate precedenti"; e si aspettava solo una settimana.

Per Il Signore degli Anelli si è trattato di tre puntate a distanza di un anno l'uno dall'altro. Un tempo dilatato. Sicuramente un'abile operazione per generare attesa, domanda, botteghino... Nessuno vietava al regista di girare le dieci ore tutte di seguito e proporre i film a distanza più ravvicinata. Nessuno tranne forse i costi di produzione, il bisogno di verifica del ritorno, la necessità di saturazione dell'home video e le tecniche del marketing.

Fatto sta che adesso è proprio finito. Ha sbancato i botteghini ma è finito. Perchè intorno a Tolkien c'è una tale reverenziale ammirazione che nessuno può ragionevolmente pensare di fare un seguito addirittura al libro, come dire Via col Vento venti anni dopo (operazione tentata ma miseramente fallita). E Tolkien è nella sia "Terra di Mezzo" dal 1972. Amen.

E veniamo al film. Quale? Tutto, naturalmente. Con altre premesse.

Già la prima puntata ci aveva incantati per l'uso della grafica digitale, tanto incanti, troppo incantati. Da una parte abbiamo potuto salutare il ritorno del campi lunghi e lunghissimi, dei grandi movimenti di macchina. Il cinema ormai lavora per campi stretti, molto più adatti al piccolo schermo... Le scene di massa nei campi stretti non servono... Per i movimenti in fondo basta una steadycam...Ma la grafica digitale, che meraviglia! Certo, ala fine mi era sembrato di uscire da un cartoon...

La seconda puntata si è certamente avvalsa di tecniche più sofisticate (in un anno i software fanno balzi olimpionici) ma sopratutto, come nel libro, avevamo assaporato la difficoltà di districarci nella "politica" della Terra di Mezzo: le antiche battaglie degli uomini, le alleanze, i regni e i protagonisti con questi nomi simili fra di loro... E comunque, come tutti i "secondi" quando il Terzo è quello conclusivo, forse resterà la puntata che ci ricorderemo di meno.

La terza e ultima puntata ho sentito subito che qualcuno aveva sbadigliato al primo quarto d'ora. Non mi stupiva: il terzo libro è quello da leggere con una specie di mappatura dei nomi, dei regni e delle alleanze. E' fatto di battaglie, tranne il "nel frattempo il povero Frodo con quella schifezza di Gollum...", mentre si dirige verso il monte Fato a scaraventare l'anello nel vulcano. Confesso che il libro mi aveva così estenuata che solo il buon senso mi fa dire "c'è riuscito" ma non mi ricordavo assolutamente nulla.

E invece... invece la terza puntata riesce incredibilmente a raccontare tutto bene, come in un buon film di azione ben costruito. Finalmente mi sono resa conto che Minas Tirith altro non è che la patria di origine del Ramingo (come sia diventato tale per pietà non me lo chiedete) che accetta di prendere la corona che gli spetta e a mettere insieme, davanti al pericolo del Male (sempre lui) tutti i regni degli uomini (magari, magari).

Grandi scene di massa per le due battaglie, tanti che, come dice un mio amico, nemmeno l'esercito americano sarebbe bastato.
Grandi effetti speciali per il godimento della nostra fantasia.

Ma, in buone sostanza, quale è il succo di tutta questa storia che finalmente, almeno a me, il film ha reso chiara nel suo svolgimento?
Il succo è che non c'è l'eroe, ce ne sono tanti. Il Re è quello che per necessità organizzativa sarà tale, ma di Re e principesse e cavalieri ed eroi, la Terra di Mezzo è piena. Non ci dimentichiamo che Tolkien è inglese, professore di letteratura e non medievalista come sicuramente sarebbe piaciuto a certi nostalgici gotico-romantici. E nella letteratura inglese c'è un certo re Artù che aveva inventato per i suoi Cavalieri, tho!, una Tavola Rotonda, senza disparità di posizione. Ma a Tolkien questo non bastava: la vittoria sul Male viene conseguita per merito di quattro, non uno, quattro piccoletti che si muovono, pensano, amano il cibo, piangono come bambini. E questo ci piace molto, veramente. Che siano piccoli e che siano quattro (come i tre moschettieri più D'Artagnan... chissà). E ci piace anche che la Compagnia dell'anello sia formata da popoli diversi: elfi, nani, hobbit e uomini. In pace fra di loro.

E gli orchi? Quelli sono creature geneticamente inventate, non ci piacciono affatto.

Gli Elfi, gli immortali della Terra di Mezzo, tornano al mare perchè è il tempo degli uomini. Partono con loro il Mago e Bilbo e Frodo, i due Hobbit "segnati" dall'avventura. Del mare, patria di tutte le creature su questa terra, c'è traccia solo alla fine ed è la meta finale del protagonista Frodo. Curioso...


 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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