soggettive
Intervista:
Ari Folman
Quale successo di pubblico e critica ha avuto in Israele?
Il film è stato accolto molto bene in Israele, c’è stata una reazione molto
positiva. Ci sono dei motivi per cui è andato meglio di “Lemon Tree”, ad
esempio: l’establishment divide le persone in due gruppi, quelli che sono
“uno di noi” e quelli che sono “diversi”. Il fatto di essere stato un
soldato e di aver combattuto mi rende “uno di loro”. Israele è un paese
molto tollerante per quanto riguarda gli intellettuali, gli artisti, e ha
sostenuto questo film perché si vede per la prima volta che i soldati
israeliani non hanno praticamente partecipato a quel massacro. Si capisce
che il governo, la leadership sapeva quel che stava succedendo, ma i soldati
israeliani no.
Un altro
motivo per cui è stato accolto bene è che ho raccontato la storia soltanto
dal nostro punto di vista; qualcuno mi ha criticato per questo, però io, in
quanto israeliano, ex combattente, potevo soltanto raccontare la storia
dalla mia parte. Sarebbe stato presuntuoso, ipocrita raccontare l’altra
versione dei fatti, spetterà agli altri farlo.
Cosa pensa a proposito della situazione attuale?
Quando è scoppiata la seconda guerra in Libano, nell’estate del 2006, noi
stavamo lavorando al completamento di questo film; molti mi hanno chiesto se
non mi dispiacesse che il film non fosse pronto, se fosse uscito in quel
momento sarebbe stato molto attuale. Ho detto a tutti: “purtroppo, visti i
governanti che abbiamo, questo film continuerà ad essere sempre attuale”, e
purtroppo avevo ragione. A mio avviso tutto il mondo si divide in due parti:
ci sono coloro che sostengono assolutamente la non violenza e coloro che
sono a favore dell’uso della violenza; purtroppo in molte parti del mondo
questi ultimi sono la maggioranza e queste persone troveranno sempre una
giustificazione, che sia ideologica, che sia religiosa, che sia di razza,
che sia difendere un pezzo di terra per ricorrere alla violenza. A mio
avviso bisogna sempre fare tutto per prevenire, e non è stato fatto nulla di
serio
da entrambe le parti per evitare e per fermare questa guerra, e si è ricorso
alla fine alla soluzione più semplice, il bombardamento. Io sono critico
verso il nostro governo, ma sono critico anche verso l’altra parte. Nei
nostri governanti c’è un’assoluta mancanza di pietà, di rispetto per quella
che è la vita umana degli altri: loro giocano alla guerra come io gioco una
partita a scacchi.
Perché ha scelto di non arrivare fino alla fine con l’animazione,
usando immagini reali?
Quella di mettere immagini reali negli ultimi 15 secondi è stata una
decisione artistica che ho preso fin dall’inizio: volevo evitare che anche
una sola persona, in qualunque paese del mondo, uscendo dal cinema dicesse
“bel film di animazione, bella musica, bei disegni” e basta, pensando che
fosse soltanto questo; invece questi 15 secondi di immagini reali
contestualizzano il film, lo mettono nella giusta prospettiva. Più di 3000
persone, soprattutto bambini, donne, anziani, persone senza alcuna difesa
sono state massacrate: questo è successo veramente e voglio che le persone
lo sappiano; se anche un paio di persone, nel mondo, uscendo dal cinema,
avranno voglia di andare su Google e cercare di capire che cosa è successo
veramente, sicuramente avrò fatto il mio mestiere.
Nei ringraziamenti si leggono Bob Dylan e Steven Gerrard…
Mi piace, nelle mie opere, ringraziare le persone che mi hanno ispirato.
Avrei voluto concludere il film con la canzone di Bob Dylan “Master of war”,
che riassume veramente il film; poi ho pensato che sarebbe stato forse
eccessivo, già il film dice tutto.
Per quanto riguarda Steven Gerrard io, tifoso del Liverpool, penso sia il
più grande calciatore di tutti i tempi, sarei pronto a giurarlo in
tribunale… Sono stato anche ad Istanbul nel 2005 a vedere la finale, c’è
voluto un anno per riprendermi da quella partita… sicuramente lui per me è
fonte di ispirazione e quindi l’ho voluto
ringraziare.La rissa dell’altro giorno? Lo rende umano…
Crede che la presidenza Obama possa portare un nuovo corso nei
rapporti tra Israele e Palestina?
Sì, parlando a titolo personale io ritengo che tutto ciò che riguarda la
storia di Obama abbia dell’incredibile: se 20 anni fa avessimo detto a
qualsiasi cittadino americano che avrebbe avuto un presidente di colore ci
avrebbe sicuramente riso
dietro. La sua intera storia, tutta la sua vita rappresenta una rivoluzione,
qualcosa di enorme, non soltanto perché non si può nemmeno lontanamente
paragonare a chi l’ha preceduto… Lui va al di là delle razze, è una persona
estremamente intelligente e tutti, nel mondo, riponiamo grandissime speranze
in lui; sappiamo che anche lui è un essere umano con i suoi difetti, ma
questo ce lo fa piacere ancora di più.
Il film è molto personale, aveva bisogno di elaborare un trauma
attraverso la realizzazione di questo film? C’è una differenza tra il Folman
di ieri e quello di oggi?
Vi racconto un po’ come è iniziata: in Israele noi siamo riservisti fino ai
50 anni, ogni anno per qualche settimana devi prestare servizio. Quello che
facevo io era semplicemente scrivere delle stupidissime sceneggiature per
storie tipo “come
difendersi dalle armi nucleari iraniane”… Volevo essere esonerato a 40 anni
perché non ne potevo più e mi hanno detto di vedere uno psicoterapeuta per
stabilire se ci fossero i presupposti; parlando con questo psicoterapeuta mi
sono accorto che per la prima volta stavo raccontando la mia storia di
soldato nei dettagli a una persona:
c’erano dei buchi in quello che ricordavo, e in quella maniera sono riuscito
a tirare fuori alcune cose. Allora ho deciso di fare tutto questo attraverso
un film perché non ho mai creduto nella psicoterapia; credo che farlo
attraverso un film sia un procedimento molto più dinamico: con la
psicoterapia sei seduto, parli e ascolti te stesso, qui invece vai in
giro, viaggi, intervisti le persone, registri, giri, cancelli, scrivi delle
nuove sceneggiature e via dicendo… E’ più dinamico e più efficace che vedere
un terapista due volte a settimana.
Personalmente credo che ogni film, per un regista, serva un po’ a chiudere
il cerchio di quella che è la sua storia e questo ha fatto sì che questo
film
fosse così personale. Se 5 anni fa mi avessero fatto vedere la mia foto di
soldato diciannovenne avrei riconosciuto me stesso fisicamente, ma non mi
sarei riconosciuto perché ancora provavo troppa rabbia, ero ancora
scollegato da quel ragazzo che ero stato; oggi nvece meno, attraverso la
realizzazione di questo film sono tornato in pace con me stesso, riesco a
rivedermi e a riconoscermi in quel ragazzo; da questo punto di vista è stato
un viaggio molto personale.
Sulla colonna sonora: accanto a canzoni aderenti alla storia usa anche
musiche fuori contesto quali una ninna-nanna di Bach. Come mai?
Mentre scrivevo la sceneggiatura ascoltavo quasi ossessivamente questo
compositore inglese, una musica molto deprimente, molto malinconica,
sicuramente adatta all’atmosfera che mi serviva, una musica che combinava
elementi classici con elementi elettronici. Ho pensato che fosse adatto
anche a scrivere la colonna sonora del film: l’ho cercato su Google, si
chiama Max Richter, l’ho trovato e gli ho scritto e ha accettato di comporre
la musica di questo film. La musica era pronta molto prima dell’animazione,
anche perché volevo che gli animatori potessero ascoltare la musica mentre
lavoravano per calarsinell’atmosfera del film.
Per quel che riguarda i miei gusti personali ascolto molta musica classica e
un po’di free jazz: nella mia famiglia abbiamo sempre ascoltato musica
classica ma mai Bach, chi i miei genitori ritenevano troppo tecnico; da
grande, per riflesso, ho sviluppato una specie di ossessione e ancora litigo
con mia madre a proposito... Ho scelto questo pezzo per mostrare la
contraddizione che c’è tra la musica e la
guerra, è
un tema ricorrente che ritorna tre volte, ma ci sono anche elaborazioni
elettroniche di pezzi classici di Schubert e di Chopin.
Glauco Almonte per
cinemadelsilenzio.it
AMCT