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Ingmar e Federico, incontrarsi e dirsi addio
di Costanzo Costantini


ROMA (5 agosto) - Diceva Fellini di Bergman, il grande regista svedese spentosi lunedì scorso a 89 anni: «Mi è bastato vedere Il posto delle fragole per capire quale grande artista è Bergman. Questo film è stato paragonato a Otto e mezzo, ma Otto e mezzo lo avevo in mente da circa sei anni, ossia da prima che incominciassi a pensare a La dolce vita. Comunque è un paragone che mi lusinga. Bergman è un vero uomo di spettacolo, che si serve di tutto, anche dell’illusionismo: d’un illusionismo esoterico, che presenta in maniera giocosa una realtà tragica, problematica e inquietante. Non ama il buon gusto, l’arredamento. Bergman ha per me la stessa simpatia che io nutro per lui: sente anche lui il sapore della polvere del circo equestre».

Diceva Bergman di Fellini: «Fellini è un regista stupefacente. Alcuni dei suoi film li ho rivisti, nella mia sala di proiezione personale, anche dieci volte, e ogni volta vi ho trovato qualcosa di nuovo e di sorprendente».

Bergman e Fellini si erano conosciuti nel 1968, a Roma. Il regista svedese era con Liv Ullman, l’attrice norvegese che era diventata la sua quinta moglie e con la quale formava una coppia assolutamente inedita. Lui d’un pallore terreo, gli occhi obliqui, i denti aguzzi e storti, il sorriso glaciale, lei d’una bellezza radiosa, il sorriso smagliante. Un ritratto di Bacon contro un ritratto di Rubens.

Fellini li aveva invitati a colazione e accompagnati per le strade del centro, dopodiché li aveva condotti a Cinecittà, dove aveva mostrato loro gli stabilimenti e i teatri e alcune scene del Satyricon. Bergman ne restò sconvolto. Disse che il modo di lavorare di Fellini era diametralmente opposto al suo ma tuttavia la visione di quelle scene gli aveva ispirato nuove idee sul cinema. Dal canto suo Liv Ullman notò che Bergman e Fellini si comportavano come due fratelli siamesi che non si fossero visti da molto tempo.

Nei giorni successivi Fellini li aveva invitati nella sua villa di Fregene, che sorgeva presso la pineta monumentale. Dirà in seguito Bergman: «Mi divertii immensamente. Mangiammo un agnello squisito. I giorni che trascorsi con Fellini e Giulietta Masina li ricordo come tra i più felici della mia vita». Il viaggio a Cinecittà aveva un motivo preciso. Il produttore americano Martin Poll aveva in progetto di realizzare Tre storie di donne, un film a episodi firmati da Bergman, Fellini e Kurosawa, il regista giapponese che formava con loro due la triade stellare che dominava in senso assoluto il panorama del cinema mondiale. Ma Kurosawa si era ritirato e Martin Poll aveva ripiegato su un film a due episodi intitolato Duetto d’amore, ma non se n’era fatto nulla ( in seguito il progetto iniziale era rispuntato con Bunuel al posto di Kurosawa, ma anche questo tentativo era naufragato).

In realtà Fellini sentiva il regista svedese quanto mai diverso da lui, appartenente ad un orizzonte culturale e creativo che gli era del tutto estraneo. Lo vedeva come un uomo incalzato dai fantasmi, assediato dai demoni e in preda agli incubi. Tanto è vero che raccontò il loro viaggio a Cinecittà descrivendolo in maniera vagamente caricaturale. Ecco alcuni brani di quel racconto.

Lo accompagnai per un giro negli stabilimenti. Era con noi il direttore di Cinecittà, Pasqualone Lancia. Quel giorno pioveva. Pasqualone aveva rimediato un ombrellino che copriva soltanto in parte il suo impermeabile lungo sino ai piedi. Incurante della pioggia, Bergman, che indossava un impermeabile troppo corto per lui, i capelli rasati dietro la nuca come fosse un soldato di leva, le mani dietro la schiena come un prete di campagna, gli camminava davanti senza capire una parola di quello che bofonchiava sotto l’ombrello. Il bar era affollato di comparse, figuranti, attori, elettricisti, disoccupati in cerca d’una particina. Lo sguardo febbrile e fisso come quello di un medium in trance, Bergman guardava distrattamente quei tipi con pastrani di pescatori di tonno che ci spiavano da dietro i vetri appannati e sporchi. Scosse infatti la testa in segno di diniego quando gli chiesi se voleva un caffè.

Mentre facevamo in silenzio il giro dei teatri, chiese a Pasqualone dov’erano i bagni. Pasqualone mi guardò con sgomento. I bagni di Cinecittà erano orribili, e ci pioveva dentro. Lungo i corridoi decrepiti e le porte scrostate si levò improvvisamente la voce di un ubriaco che cantava Birimbò Birimba tra rumori che non si possono riferire. Bergman si allontanò per un po’ e quando tornò, per rimediare a quel disastro, chiesi a Pasqualone di farci visitare la piscina. Di male in peggio. Ci ritrovammo dinanzi a un naufragio, a uno spazio scenico che evocava il crollo della Casa Usher di Edgar Allan Poe…

Sempre incurante della pioggia, che s’era fatta più insistente, Bergman mi indicò con un dito lunghissimo un angolo della piscina, dove, sotto il velo dell’acqua increspata dalla pioggia, si scongevano una miriade di piccole forme, come un alfabeto sumerico, che turbinavano con la velocità dei batteri. Si piegò sui talloni e incominciò a parlare ai girini con il suo sorriso glaciale. Proprio in quel momento il cielo si aprì illuminando d’una luce giallognola quello scenario cimiteriale.Tornammo indietro in silenzio, senza scambiarci nemmeno una parola, se non i saluti quando ci lasciammo. Avrei dovuto fare un film con lui. L’accordo era perfetto. Ma proprio perché era perfetto, non se ne fece nulla.

Ma Fellini non avrebbe mai potuto fare un film con Bergman. Erano due universi incomunicabili. Il regista svedese proveniva da Strindberg e da Kierkegaard, il drammaturgo che si era nutrito delle idee di Nietzsche e il filosofo afflitto dall’angoscia, dalla malattia mortale, dall’ossessione religiosa, Fellini da una cultura umanistica, satirica, umoristica. Bergman era d’un sarcasmo feroce, Fellini ironico e autoironico. Bergman cadeva in crisi vertiginose, Fellini in depressioni perlopiù superabili, raramente profonde. Benché entrambi affollati di donne e di gente, erano tutti e due soli, due titani solitari.
(Il Messaggero)

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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