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Intervista: Alejandro Amenábar

Alejandro, dopo un film su un tema attuale quale l'eutanasia, ecco un film storico:
Quattro anni fa, dopo “Mare dentro”, che è stata per me un'esperienza molto intima, non avrei mai immaginato che il mio film successivo avrebbe parlato di pagani e cristiani nell'antico Egitto. Ma è proprio questa la bellezza della mia professione: puoi liberare la tua fantasia ed esplorare dei mondi affascinanti come l'Alessandria del quarto secolo dopo Cristo, immaginare le sue strade, i templi e il popolo. E trovare la passione - e i soldi - per riportare in vita tutto questo.

Cosa ti ha spinto a fare questo film?
Io non sono mai stato interessato alla scienza. Per me, la cosa meravigliosa di questo progetto è stata venire a contatto con il mondo scientifico da un punto di vista umano ed emotivo. Siamo finiti a raccontare la storia di Ipazia attraverso un elaborato processo di selezione.  All'inizio si trattava di una storia che abbracciava 2.000 anni, dal sistema geocentrico alla relatività, e abbiamo svolto delle ricerche su ogni dettaglio. Ma mentre studiavamo Spazia e il periodo in cui era vissuta, abbiamo scoperto che c'erano molti legami con il mondo in cui viviamo attualmente e questo ha scatenato il nostro interesse. Per molti, il periodo in cui era vissuta Ipazia rappresentava la fine del Mondo Antico e l'inizio del Medioevo.

Il film è girato in inglese, non in spagnolo. Perché?
Questo film è stato pensato fin dall'inizio come un progetto internazionale e da girare in inglese, perché stiamo parlando di 50 milioni di euro di budget. Sarebbe stato un suicidio pensare che un film così importante potesse essere concepito e girato in Spagna, solo con attori spagnoli, e poi sperare di recuperare l'investimento. Tutto ciò, associato al fatto che Alessandria era un misto di culture e lingue, mi ha fatto pensare che si potesse tranquillamente sentir parlare in inglese per le strade.

Come racconteresti “Agora”?
“Agora” è la storia di una donna, di una città, di una civiltà e di un pianeta. L'Agora è il pianeta su cui dobbiamo tutti vivere insieme. Abbiamo cercato di mostrare la Terra all'interno di un contesto universale, guardando gli esseri umani come fossero formiche e la Terra come una piccola sfera tra tante stelle. Questo è un viaggio nel tempo e nello spazio. “Agora” è, per molti versi, la storia del passato che si rivolge in maniera indiretta a quello che avviene nel presente. E' uno specchio che le persone possono guardare e osservare attraverso la distanza del tempo e dello spazio, per constatare quanto poco sia cambiato il mondo. L'intera esperienza è stata estremamente appassionante, dal
momento in cui Mateo Gil, Fernando Bovaira ed io abbiamo incominciato a sognare questo progetto. Posso soltanto sperare che il pubblico si appassioni a questa pellicola come abbiamo fatto noi.

 

da cinemadelsilenzio.it
 

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