soggettive

Russell Crowe porta il suo Robin Hood a Cannes
a cura di Antonio Cuomo , Sonja Della Ragione

per cinemadelsilenzio.it

Signor Crowe, questa è la prima volta dal 2002 che compare nei credits anche come produttore. Come mai questa scelta? Cosa ha significato per lei e come ha lavorato insieme agli altri due produttori?
Russel Crowe:
Io e Brian abbiamo lavorato insieme in quattro film ed è sempre stata un'esperienza piacevole, ma non è stata tanto una mia decisione quella di fare il produttore, è una cosa che è venuta dagli studios: la verità è che avevano bisogno di qualcun altro da incolpare.

Che tipo di problematiche contemporanee vedete nel film?
Cate Blanchett: Credo che sia alquanto ironico che il film sia stato proiettato proprio in questi giorni, con quello che sta succedendo nel mondo oggi. Credo che sia una sorta di testamento da parte di un regista d'incredibile talento, su quello che è la nostra storia attuale. E' stata inoltre una fantastica esperienza ed è incredibile come Ridley sia riuscito ad inserire così tanti spunti in un'unica storia.

Signor Grazer, con tutti gli script che le arrivano in continuazione, come fa a scegliere quello che intende portare avanti e in particolare cosa le ha fatto scegliere di fare questo film con Scott e Crowe?
Brian Grazer: Spesso scelgo i miei progetti in base al mondo che viene descritto. Se questo mondo mi interessa e questo interesse non sfuma durante il tempo, quasi sempre ne faccio un film, ma si tratta anche di trovare delle tematiche interne a questo mondo, un'anima, se vogliamo. Questo script mi è arrivato da Russell e ho semplicemente voluto far parte della sua visione, di contribuire e dare supporto al film. E ovviamente avevo appena finito di lavorare con Ridley in American Gangster, che è stato un grande successo per tutti e tre e avevo già lavorato con Cate, quindi è stata un'occasione fortunata di poter lavorare di nuovo con tutti loro.

Signor Crowe, è stato subito chiaro per lei che il film sarebbe stato una sorta di prequel della leggenda di Robin Hood?
Russel Crowe: No, a dire il vero no. Le cose sono andate così: Brian venne a trovarmi nel mio trailer durante le riprese di American Gangster e mi chiese, con quell'aria un po' timida che ha quando ti confida cosa gli passa per la testa, "secondo te è il momento giusto per rifare Robin Hood?" e io mi sorpresi a rispondere subito "sì, assolutamente, facciamolo" e in pratica cominciammo a discuterne, a fare ricerche sul progetto, io nel mio angolo, Ridley nel suo e insieme discutemmo su quale sarebbe stata la trama. Dopo quei confronti siamo venuti fuori con qualcosa come sette ore e mezzo di film, e non era fattibile. Quindi avevamo due scelte davanti a noi: o tagliavamo la visione che avevamo, il che non è ammissibile per un filmaker come Scott, oppure cominciare daccapo e vedere dove la storia ci avrebbe portati e la sua naturale conclusione. Ed è quello che abbiamo deciso di fare. Comunque è un processo lungo e richiede molte ore di lavoro e discussione, quindi, la risposta è no, non c'era un concetto iniziale come 'prequel' all'epoca.

E' vera la voce che si sentiva in giro avrebbe interpretato sia Robin che lo Sceriffo?
Russel Crowe:
No, no, vi spiego cos'è successo: dato che tra la pre-produzione e la produzione di Robin Hood io e Ridley abbiamo girato altri due film, capitava spesso che ci sentivamo per video conferenza e discutevamo sul personaggio di Robin, che nei suoi metodi usa anche l'astuzia, l'inganno, spesso facendosi passare per qualcun'altro. E da questa cosa, dallo spiegare che Robin avrebbe assunto temporaneamente un'altra identità per lo scopo narrativo della storia, siamo passati a "oh, reciterà in ruoli multipli! E' come Jeremy Irons in Inseparabili!" (ndr: con voce in falsetto). Ma guardando il film si capisce chiaramente cosa succede. Forse abbiamo usato una prospettiva un po' arrogante in questo film e nel modo in cui l'abbiamo realizzato, il che è necessario quando stai raccontando una storia che è già stata raccontata per centinaia di anni.

Signor Crowe, come pensa che sarebbe un vero Robin Hood oggi? Cosa rappresenterebbe?
Russel Crowe:
La cosa buffa su Robin Hood è che penso ci sia un po' di lui in ognuno di noi, e se il nostro mondo dovesse andare veramente a rotoli, sono convinto che, come lui, anche noi daremmo una mano, che l'uomo comune si batterebbe per ristabilire l'equilibrio. Mi hanno fatto questa domanda spesso, mi hanno chiesto quale sarebbe l'obiettivo, il target di Robin oggi, una figura politica, gli alti papaveri della finanza... o forse punterebbe lo sguardo sul lavoro che fate voi, sulla divulgazione di disinformazione e io penso che se Robin esistesse oggi, considererebbe i media, la disinformazione, il pericolo più grande.

Signora Blanchett, ammiro il mondo in cui riesce a calarsi così facilmente nei ruoli che interpreta e a trasformarsi ogni volta in persone diverse a seconda del film. Volevo chiederle questo film in particolare e il ruolo di Marianne cosa le hanno dato in quanto attrice?
Cate Blanchett:
Beh, devo dire che a un certo punto nella carriera di un'attrice non è scontata la possibilità di lavorare contemporaneamente con Russell Crowe e Ridley Scott, ed inoltre c'è da considerare la famiglia e quanto sia difficile per loro, ma devo dire che questa è stata un'estate fantastica per i miei figli. Oh! E poi ho potuto baciare Russell! (poi rivolgendosi a Crowe) Scusa, avevo fatto pratica per dire questa battuta!

Signor Crowe, dalle risposte che ha dato alle altre domande si capisce che chi cerca un minimo di verità storica nel film è capitato male, tuttavia, sia ne Il gladiatore che in questo film c'è stato il tentativo di ricreare l'atmosfera storica, il look di quei tempi, usando tutti i mezzi narrativi e vorrei sapere cosa prova lei a creare una realtà storica in un prodotto di finzione storica.
Russell Crowe:
Il sistema è essere 'abbastanza' credibili, creare quel tanto di realtà storica da incuriosire lo spettatore, come ne Il gladiatore e incoraggiare le persone a dare spazio alla loro curiosità, a seguirla. E sono sicuro che con questo film succederà la stessa cosa, le persone andranno a cercare, a leggere cos'è successo durante il regno di Re Riccardo e Giovanni. Forse il maggior dettaglio che abbiamo cambiato rispetto alla leggenda è che mentre in tutti i racconti Re Riccardo arriva alla fine salvando la situazione, noi invece lo abbiamo fatto morire all'inizio del film, lo abbiamo eliminato dalla storia e così chi guarda il film capisce che si tratta di una situazione completamente diversa. La cosa che ha stuzzicato il mio interesse è il personaggio di John, che da egoista e indolente finisce per essere colui che ha firmato la Magna Carta. Cos'è successo perchè sia avvenuta questa trasformazione, che tipo di pressioni ha dovuto subire? E secondo me questo potrebbe essere il posto e il momento giusto per un eroe e un ribelle, di insorgere e costringere il Re a cambiare le cose. Quindi, per rispondere alla domanda: no, non c'è molta verità storica, ma abbiamo cercato di metterne abbastanza per far si che la gente si interroghi su quanto davvero è accaduto.

 

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