soggettive
Sabina
Guzzanti Draquila - L'Italia che trema:
il terremoto, un anno dopo: la vera storia
da
cinemadelsilenzio.it
Da
dove arriva l’idea di questo film e perché?
Stavo lavorando su un altro progetto: l’idea era quella di cercare di
raccontare quello che sta succedendo in questo paese, che credo sia una
cosa che un po’ tutti – anzi, in tanti – cerchiamo di fare, anche per
capirlo noi perché effettivamente le cose sono cambiate in modo molto
veloce, non capiamo bene in che direzione, quanto sia casuale e quanto
predeterminato; ci sono tante domande su quello che sta succedendo, che
si fanno anche all’estero anche perché una democrazia che prende
all’improvviso questa deriva è un fatto che preoccupa tutti e che
potrebbe succedere ovunque. Quindi stavo facendo un lavoro
sull’opposizione, per capire come hanno fatto a disintegrarsi, da dove
sono partiti, cosa c’era di buono, cosa è stato perso. A un certo punto
è arrivata una mia amica che mi ha detto “ti devo far conoscere un
signore che dice delle cose stranissime su L’Aquila, non ho capito
niente ma è il genere di cose che interessano a te”, l’ho conosciuto,
effettivamente ha parlato tre ore e siamo rimasti tutti abbastanza
sconvolti da quello che diceva. Tra queste cose ce n’erano certe che,
andando a L’Aquila, ho verificato: facendo domande qua e là mi sono
sembrate veramente inquietanti e mi è sembrato che ci fosse materiale
per fare un film.
Come hai lavorato?
La troupe era composta da ben... cinque persone: abbiamo accumulato una
quantità di girato spropositata, idem per il materiale di repertorio,
qualcosa come 500 ore visionate. Ho cominciato a montare quando l’80%
delle riprese era fatto, continuando a fare interviste la struttura
diventava più chiara e saltavano fuori cose nuove: quando abbiamo
cominciato noi a scoprire questa cosa della Protezione Civile non ne
sapeva niente nessuno, poi a febbraio sono scoppiati gli scandali e la
cosa è diventata di dominio pubblico, quindi questo ha fatto sì che ci
fosse qualcuno in più disposto a parlare; anche le rivelazioni di
Ciancimino sono state importanti per collegare insieme tutti i pezzi
della storia.
La promozione del film sembra essere strettamente legata ai lettori
che ti seguono on-line. Come mai sei andata in questa direzione?
Io il blog ce l’ho da tantissimi anni, è una piccola comunità, alla fine
scrivo quel che faccio, quel che ho in testa e lo condivido con quelli
del blog, per cui quando cercavo il titolo mi è venuto spontaneo
chiedere on-line. Sono arrivate una valanga di proposte, cosa che mi ha
molto sorpreso perché non credevo che fosse un argomento così sentito
ancora oggi. Il titolo “Draquila” l’ha proposto una persona di Udine che
non conosco se non attraverso il nickname: il mago di Oz.
Il film andrà a Cannes, fuori concorso: quale risonanza pensi potrà
dare al film, sia in Italia che all’estero?
Mi sembra che in Italia il fatto di andare a Cannes fa sì che ti
trattino tutti con più rispetto, e questo mi fa molto piacere;
all’estero non so, penso sia un argomento interessante perché l’Italia è
stata spesso un laboratorio di cose, non sempre belle, che poi sono
state esportate, e comunque la crisi della democrazia è un fenomeno
internazionale. Credo sia importante chiarire, e non ridurre la faccenda
a “però gli italiani perché lo votano, alla fine?”, perché evidentemente
la faccenda non è così semplice. Mi ricordo, per esempio, che quando ho
fatto “Viva Zapatero!” i francesi erano molto più strafottenti
e tra le righe dicevano “siete dei coglioni, questa cosa qua non sarebbe
mai possibile” e adesso che si ritrovano Sarkozy hanno più o meno lo
stesso atteggiamento disfattista disperato che avevamo noi qualche tempo
fa – mentre adesso credo che si cerchi innanzitutto di cercare di capire
cosa succede veramente, quale sia la portata del fenomeno, quanto
consenso sia vero, quanto portato dai media, quanto creato dalla
corruzione e dalla clientela. Siamo usciti dalla fase dello shock, anche
il fatto di poter parlare con quelli che votano Berlusconi è una fase
abbastanza nuova, è stata nuova anche per me ed è rasserenante: le
ragioni per cui lo votano sono ovvie tutto sommato, c’è la propaganda,
c’è la clientela, c’è la mancanza di un’alternativa, sono ragioni
evidenti. E’ come se ti sei fatto male a un
polpaccio e non hai il coraggio di andare a vedere che è successo, poi
però a un certo punto vai a vedere ed è sempre il tuo polpaccio, quindi
lo puoi curare.
Che emozioni ti aspetti abbiano gli spettatori da questo film?
Penso che sia un’esperienza forte e interessante: per me lo è stata, non
è stato facile ficcare tutto in un’ora e mezza; è stata un’esperienza
molto ricca, però credo che il film sia una buona sintesi di tutto
questo. E’ interessante la presentazione del 5 maggio a L’Aquila, chi ha
vissuto questa storia trovandosi di fronte a una sintesi così avrà anche
qualcosa da ridire, troverà che ci sono degli argomenti che non sono
stati affrontati, ma sono curiosa di sapere se sentono che in qualche
modo è stata fatta un po’ di giustizia o se si sentono almeno un po’
soddisfatti.
AMCT