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Mine vaganti: parlano Ferzan Ozpetek e il suo cast
Ferzan Ozpetek ha parlato volentieri e lungamente di Mine vaganti alla stampa romana, sottolineando il cima sereno che ha accompagnato la lavorazione e che ha preceduto la fase di scrittura.

“Questo film corrisponde a un momento felice della mia vita, in cui non sentivo nessun tipo di condizionamento, né avevo paura di ripetermi o rischiare. Per questo ho abbandonato Roma a favore di Lecce, una città meravigliosa che mi ricorda Istanbul, e per questo non mi sono preoccupato di continuare a inserire scene in cui i personaggi stanno seduti intorno a un tavolo. Mine vaganti è un film molto personale. L’ho dedicato a mio padre, che non c’è più, forse perché, arrivato a 51 anni, ho sentito l’esigenza di guardarmi indietro, di ripensare al rapporto con i miei genitori, a tutta la mia famiglia, che non è poi così distante da quella che racconto”.


Convinto che ogni individuo debba avere due famiglie – una tradizionale, l’altra allargata – il regista turco ha messo dunque nel personaggio di Vincenzo (Ennio Fantastichini) qualcosa di suo padre, mentre la zia Luciana (Elena Sofia Ricci) è diventata una specie di “condensato” delle sue tre zie. Ed Elena Sofia Ricci ha detto:

“Avvertivo un enorme senso di responsabilità nei confronti di Ferzan ed ero felice di prestare il volto alle sue illustri zie, anche se sono stata costretta a diventare brutta. Continuavano a rendere i miei capelli sempre più rossi e ad aggiungermi qualche ruga. Ma voglio che si sappia che per trasformarmi in Luciana erano necessarie ogni giorno ben 2 ore di trucco. Mi sono spesso commossa, perché ho ripensato alla mia famiglia, soprattutto alle persone che non ci sono più ma che ancora mi accompagnano nel pensiero, sarebbe bello averle accanto come succede in una delle scene più belle del film”.

Di questa emozione che serpeggiava fra una ripresa e un’altra, ha parlato anche il regista.

“C’era una continua agitazione, perché temi come l’amore, il perdono, la morte e la felicità non possono non creare piccoli sconvolgimenti. Per me è stato un processo liberatorio, soprattutto perché al melodramma ho affiancato la commedia e ho cercato di ridere delle cose che non mi piacciono”.

 

Rispetto a Saturno contro e a Un giorno perfetto, Mine vaganti ha un tono molto più leggero e scherzoso, tanto che alcuni hanno paragonato il film ai classici di Germi e di Monicelli e il regista dice.

“E’ un paragone che mi lusinga ma ci tengo ad aggiungere che la mia risata esorcizza la tragicità del nostro tempo, che è un tempo di omofobia e di intolleranza”.

Della chiusura e del razzismo che caratterizzano l’Italia contemporanea parlano, non a caso, i personaggi del film, che a proposito dell’atteggiamento generale verso l’omosessualità dicono: “Non siamo più nel 2000”. E’ una battuta che ha colpito in particolare Ennio Fantastichini, alle prese con un personaggio retrogrado e provinciale. “Anche io sono padre, ma sono distante anni luce da Vincenzo. Rifiuto il termine ‘omosessuale’ perché ha una preoccupante connotazione razzista. Non capisco questo nostro paese, che amo, ma di cui non condivido l’atteggiamento morale. Per me esistono solamente persone. Gli orientamenti sessuali e religiosi sono cose private, e un genitore dovrebbe preoccuparsi esclusivamente della felicità dei propri figli”.

Per Riccardo Scamarcio, che fa la parte di Tommaso, un ragazzo timido che non riesce a confessare alla famiglia di essere gay, Mine vaganti non è solo un film sull’omosessualità.

“Al festival di Berlino mi hanno chiesto come ci si senta a essere un paladino, un portavoce della comunità gay. Secondo me questo film parla anche di altre cose: della libertà di fare le proprie scelte, della famiglia e dei suoi condizionamenti. Per me non è stato difficile interpretare un gay, la sfida maggiore era dar corpo a un protagonista che invece di agire, si limita a reagire a ciò che gli accade intorno. Avevo paura che lo spettatore non riuscisse a identificarsi con Tommaso, ma per entrare veramente nel personaggio non avevo atra scelta se non accettare la sua passività, il suo non reagire a una serie di piccole e grandi violenze”.

Anche Nicole Grimaudo, che fa la parte di Alba, una ragazza che nasconde un passato doloroso e che si invaghisce di Tommaso, ha dovuto fare un lavoro di sottrazione.

“La cosa più difficile è stato accettare i taglio di capelli che Ferzan mi ha imposto prima che iniziassimo a girare … non mi piaceva quel caschetto! A parte questo, se guardo il film, sono soddisfatta di me stessa, ma è stata dura essere Alba. Abbiamo studiato a lungo ogni singola scena, cercando di lavorare anche sui silenzi sui piccoli gesti, sugli sguardi che dovevano esprimere un’intera gamma emozionale. Mi è venuto in mente mio padre, il nostro rapporto, la mia infanzia”.

Come Riccardo Scamarcio ed Elena Sofia Ricci, anche Alessandro Preziosi (che interpreta Antonio, il fratello maggiore di Tommaso) non aveva mai lavorato prima insieme a Ozpetek.

“Ho sempre amato il suo cinema ed essere diretto da lui mi ha fatto crescere come attore. Ultimamente ho lavorato molto a teatro e sentirmi dire da Ferzan di recitare una scena altamente drammatica con la massima naturalezza, come se stessi parlando del più e del meno, mi ha spiazzato. La cosa più bella di Mine vaganti è stata la costruzione del rapporto fra Antonio e Tommaso, un rapporto ambiguo, di odio e amore, su cui ho lavorato duramente con Riccardo, io bersagliando di domande Ferzan, lui mettendomi continuamente in difficoltà”.

01/03/2010 - Carola Proto per Comingsoon.it

 

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