soggettive
Shutter
Island, un'isola per Scorsese e DiCaprio
Luciana Morelli per movieplayer.it
Signor Scorsese, nei suoi film c'è sempre molta violenza, di quella
che si mescola al complotto ed è sempre chi detiene il potere a metterla
in atto. La nostra realtà è davvero così complessa? E' così difficile
discernere il male?
Martin Scorsese: Considerate che Shutter Island è tratto da un
romanzo, era già tutto scritto e quando l'ho letto ne sono rimasto
attratto immediatamente. La paranoia che aleggia in questa storia è
impressionante ed è paragonabile alla stessa che viviamo noi oggi di
questi tempi. Mi sono infatti sentito subito perfettamente in sintonia
con gli argomenti trattati, conosco bene questi sentimenti, questa paura
e queste ansie, ricordatevi sempre che sono nato e cresciuto a New York,
una città in cui il potere è in mano a chi lo sa gestire, a coloro che
fanno un mestiere importante, fondamentale per la nostra sicurezza e per
la nostra tranquillità. Per questo forse questi sono aspetti che mi
piace inserire nei miei film.
Signor Di Caprio, cosa l'ha affascinata di più del suo personaggio?
Come ha lavorato per entrarci?
Leonardo Di Caprio: Sono stato attratto dal dualismo di Teddy e
prima di iniziare le riprese ho deciso insieme a Martin di provare a
sperimentare vari estremi del suo comportamento. E' un uomo disposto a
tutto per riuscire a scoprire la verità, uno che ha già un suo programma
in mente e sa cosa vuole perseguire, come se avesse un piano da portare
avanti. Shutter Island è sì un horror gotico ma al suo centro, nel
nucleo più profondo, ha il dolore, la tragedia umana, la perdita e il
trauma. Mi ha affascinato il percorso del protagonista, il modo in cui
Teddy affronta se stesso, i suoi limiti, la sua sofferenza. Per entrare
nel personaggio ho fatto ricerche sulle cliniche psichiatriche, ho visto
molti documentari sulle malattie mentali ma non mi è servito tanto
sforzo perchè l'autore del romanzo aveva già di suo scritto qualcosa di
estremamente toccante e profondo.
Signor Scorsese, lei cita Kafka, Lang, Murnau e Tourner, ci sono
molte inquadrature che ricordano Metropolis, qual è il suo debito nei
confronti del cinema europeo e in particolare tedesco degli anni '20,
'30 e '40?
Martin Scorsese: Fritz Lang è stato uno dei registi più
importanti per me, una grande presenza nel cinema degli anni '30 e '40,
ho amato molto questo cinema perchè è stata una parte importante della
mia vita professionale e personale. Non posso negare una fortissima
presenza del cinema tedesco nel mio background formativo, erano gli anni
della mia crescita professionale e negli anni della mia giovinezza in
America venivano realizzati moltissimi film da registi immigrati dalla
Germania e dall'Austria, poi ci sono stati i film post Seconda Guerra
Mondiale, il periodo d'oro di Billy Wilder, di Otto Preminger, di
Jacques Tourner. Erano questi i registi che mi piacevano di più, ai miei
tempi ho adorato i loro film ed è nato un grande amore per il cinema
tedesco, ma anche inglese e italiano, di quei tempi.
Signor Di Caprio, lei è una grande star, un sex-symbol e un grande
attore, che obiettivi si pone oggi? Ha qualche nuova sfida
all'orizzonte? Magari qualche nuovo progetto, o un cambio di genere?
Leonardo Di Caprio: Quando mi fu offerto il primo ruolo da
protagonista avevo quindici anni, ricordo che feci un anno di ricerche
prima di girare, per cercare un modello di riferimento nei miei idoli
cinematografici, De Niro, Lee Van Cleef o James Dean. Quello che era più
importante per me era riuscire a realizzare qualcosa di positivo che
rimanesse impresso nella storia come avevano fatto loro, probabilmente
sarà un processo che mi richiederà tutta la vita ma mai ho avuto la
sensazione di sentirmi già arrivato, non ho di certo ancora chiuso il
cerchio. Al momento non ho specifici obiettivi da realizzare né un
genere particolare che prediligo, la verità è che sono attratto da
protagonisti che mi toccano l'anima, tragici, incasinati, oscuri. Non so
bene il perchè ma è così.
Le è mai capitato di sentirsi inadeguato ad un ruolo, magari anche
durante le riprese, quando non poteva più tornare indietro?
Leonardo Di Caprio: Qualsiasi ruolo io interpreti non posso fare
a meno di essere nervoso, non è sempre facile trovare la strada giusta
per entrare in un personaggio e sentirlo tuo, a volte è lunga e tortuosa
ma alla fine questo è un lavoro che io amo moltissimo e che mi gratifica
nonostante senta sempre addosso la sensazione di non aver fatto
abbastanza. Posso dirvi che tra tante ansie alla fine questo meccanismo
di impersonificazione dei personaggi è la cosa che più mi affascina di
questo lavoro e quello che mi stimola e mi diverte di più.
Questo è il quarto film che fate insieme, com'è cambiato il suo
rapporto con Di Caprio film dopo film?
Martin Scorsese: Il nostro rapporto di collaborazione si è
trasformato in una grande una profonda fiducia reciproca, personale e
professionale. Mi sento di poter dire che siamo rimasti entrambi molto
sorpresi dal percorso fatto insieme, dall'intensità che ha
caratterizzato il nostro lavoro in Shutter Island. Quello che abbiamo
ora é un legame creativo indissolubile, abbiamo similarità e tante cose
in comune. Nel passaggio da The Aviator a The Departed ho avvertito
chiaramente che sarebbe stato possibile toccare livelli ancora più
profondi di empatia ma in questa nuova avventura avevamo una storia che
si prestava molto a questa evoluzione. Lavorare con Leonardo è sempre di
grande ispirazione per me, è un attore che utilizza tutta la sua
esperienza e riesce ad incanalarla nel processo di crescita creativa. E
poi abbiamo anche gli stessi gusti, spero di poter esplorare e
rafforzare questo rapporto anche in un prossimo futuro.
Signor Di Caprio, cosa la attrae di più dell'universo Martin Scorsese?
Leonardo Di Caprio: Lui mi ha dato una cosa che nessun altro
regista mi aveva mai dato, la fiducia completa come attore. Qualsiasi
altro attore che ha lavorato con lui ve lo può confermare. E' una cosa
estremamente importante perchè quando lavoro con lui sento addosso una
grande responsabilità, riesce a farmi diventare proprietario del
personaggio, ho sempre la sensazione di vivere un'esperienza potente e
arricchente. Martin si affida completamente all'attore affinchè sia lui
a portare avanti la narrazione a livello emotivo, è però una fiducia che
non si deve mai tradire, è l'unico regista che riesce a regalarti un
senso profondo di potere nelle tue mani, un'esperienza che aveva già
forgiato in passato con De Niro e che con nessun altro attore è mai
venuta a mancare. Da parte mia non c'è solo fiducia ma anche una
profondissima ammirazione nei suoi confronti come regista.
Nel film c'è un interessante dialogo sulla violenza ed anche una
visione alquanto inquietante della stessa, cosa ci può dire su questo
argomento?
Martin Scorsese: La violenza è una delle cose che mi ha più
attirato di questa storia, è una parte imprescindibile della natura
umana, è per questo che la lavorazione di questo film mi ha fatto
riflettere su di noi, su cosa siamo, sulla nostra natura sul modo di
reagire al dolore e alla perdita. Il personaggio di Teddy (il
protagonista interpretato da Di Caprio, ndr) mi ha attirato moltissimo,
la violenza è parte integrante della sua natura, anche per reazione alla
violenza cui ha assistito nei campi di concentramento. Il suo percorso
mi ha fatto molto riflettere sulla parte violenta di ciascuno di noi. Mi
sono spesso chiesto fino a che punto possa arrivare e se possa veramente
essere eliminata attraverso un'evoluzione mentale e terapeutica. Spesso
il prezzo che si deve pagare per vivere in questo mondo iperviolento è
altissimo...
La sua filmografia è sempre stata ricca di riferimenti religiosi
mentre in Shutter Island c'è un unico momento in cui si ha questa
sensazione, quella in cui viene inquadrata l'immagine del Cristo con la
corona di spine tatuata sulla pelle di uno dei criminali più pericolosi
rinchiusi nelle celle. Tutto ciò sta a significare che anche quello di
Teddy alla resa dei conti è un cammino di redenzione?
Martin Scorsese: Sono sempre stato attirato da queste storie,
sono cattolico ed il crocefisso fa parte di me da sempre. E' dentro la
mia psiche perchè lo considero il simbolo della sofferenza umana. E
questa storia dolorosa in cui c'è tanta sofferenza si prestava molto a
riferimenti del genere. Ho però scelto un'unica immagine in tutto il
film perchè mi sembrava quella più significativa. Pensate che l'attore
scelto per interpretare il ruolo del paziente tatuato era armeno ed era
pieno di tatuaggi in ogni parte del corpo tranne che sulla schiena. Mi
venne in mente di fargli tatuare proprio sulla schiena il volto di Gesù
Cristo rifacendomi a un'immagine degli anni '40, ma mentre io chiesi di
fare un tatuaggio di quelli rimovibili lui insistette per farselo fare
permanente.
Quali sono le vostre più grandi paure ad oggi?
Martin Scorsese: Le mie paure più grandi sono quelle con cui ho a
che fare tutti i giorni, quelle con cui ho imparato a convivere,
dobbiamo cercare di superarle perchè non è sano vivere nella paura. Non
tutti ci riescono, questo è sicuro, ma in ultima analisi la mia più
grande paura in assoluto è data dalla consapevolezza che il mondo che
viviamo oggi è quello che erediteranno i miei figli, una cosa mi
preoccupa molto.
Leonardo Di Caprio: Credo che i grandi personaggi che Martin
riesce a creare e a rappresentare sono sempre violenti per natura, ma la
violenza cos'è? Non è forse un dolore interiore che viene rivolto verso
l'esterno e verso gli altri incondizionatamente? Mi affascina la sua
visione della natura umana e posso dirvi che quello di Teddy è
sicuramente il personaggio più complesso, violento e dark che abbia mai
interpretato, è stato un grande onore per me.
AMCT