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LADRI DI BICICLETTE - Vittorio De sica - Italia - 1948 - 93'

Sciuscià era stato un flop. nulla di strano: il pubblico era abituato alle leggere atmosfere dei "telefoni bianchi", aveva voglia di dimenticare il dolore della guerra e dei suoi strascichi. anche Roma città aperta aveva avuto la stessa fredda accoglienza.

Ma De sica vuole a tutti i costi realizzare questo film e ne diventa, oltre che regista anche produttore. ci sono anche varie sceneggiature di De Sica ma alla fine fu Cesare Zavattini a dare il segno definitivo. E non stupisce, visto che Zavattini è considerato, insieme a Rossellini e a De Sica il padre del neorealismo non solo per i contenuti ma anche in un senso specificatamente cinematografico. E' Zavattini infatti a indicare quell'uso della macchina da presa che deve tendere a "scomparire2, che deve "limitarsi" a seguire le azioni dei personaggi, che non deve cercare l'effetto tramite particolari inquadrature: si chiamò il "pedinamento zavattiniano". in termini più semplici: un ritorno alla realtà da cui "neorealismo"

Aveva detto De Sica : «La letteratura ha scoperto da tempo questa dimensione moderna che puntualizza le minime cose, gli stati d'animo considerati troppo comuni. Il cinema ha nella macchina da presa il mezzo più adatto per captarla. La sua sensibilità è di questa natura, e io stesso intendo così il tanto dibattuto realismo» (cfr. “La Fiera letteraria”, 6 febbraio 1948)".

De Sica era tanto motivato che rifiutò i sostanziosi aiuti dei produttori americani che però avrebbero voluto al posto di Maggiorani addirittura Cary Grant.
 

Alla prima proiezione al  Metropolitan di Roma il pubblico aveva chiesto indietro i soldi del biglietto. Invece a Parigi, tanto per cambiare, ci fu una grande accoglienza e con la presenza di tremila personaggi della cultura internazionale. Entusiasta e commosso, René Clair abbracciò al termine del film De Sica. Cominciò così il successo mondiale del film. E De Sica

riuscì finalmente a pagare i debiti fatti con "Sciuscià".

 

"Ladri di biciclette" insieme a "Roma città aperta", si può considerare il manifesto del neorealismo: storie di gente comune, attori non professionisti, location reali, un certo uso della macchina da presa.

Insieme a "Tempi moderni" di Charlie Chaplin e a "La corazzata Potemkin" di è il film più visto al mondo.

 

NOTE

Bruno era interpretato dal piccolo Enzo Staiola che De Sica trovò nel quartiere popolare romano della Garbatella. Staiola girerà poi circa 80 film con grandi interpreti come Anna Magnani ed Ava Gardner, ma, con il suo naso a patata, con la sua giacchetta sdrucita e più grande di lui, con la sua sciarpetta delle dimensioni di una esigua striscia di stoffa, rimane indimenticabile nella storia del cinema solo per "Ladri di biciclette".


Antonio e Bruno a Porta Portese vengono sorpresi da un temporale da cui si riparano sotto un cornicione dove arriva un gruppo di seminaristi stranieri, anche loro zuppi d'acqua, che parlano ad alta voce nella loro lingua sotto lo sguardo stupefatto dei due protagonisti meravigliati di quel linguaggio incomprensibile. Tra questi c'è un pretino che non è altri che Sergio Leone, il grande regista degli "spaghetti western".


 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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