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LA FINE DEL MONDO

di Ranald MacDougall

con Mel Ferrer, Inger Stevens, Harry Belafonte

USA - 1959 - 95'

 

Un addetto alle miniere rimane intrappolato nel sottosuolo per cinque giorni e quando riemerge non c'č pių nessuno; ben presto scopre che il mondo č finito per effetto di una guerra atomica e di una bomba letale i cui effetti durano solo cinque giorni.

Si ritrova solo a New York, si adatta, tutto sommato ha a disposizione tutte le immense  riserve della cittā, carburante, viveri, elettricitā, acqua,vestiti...

Fino a quando, dopo settimane, incontra una giovane donna sopravvissuta anche lei. Sono i soli al mondo, maschio e femmina. Si innamorano ma lei non cede: lui č nero, o meglio negro, come si diceva all'epoca.

A risolvere la faccenda entra nelle loro vite un secondo uomo, meno giovane ma bianco. Ma non č cosė semplice.  I due uomini arrivano perfino ad inseguirsi armati di fucile ma il giovane nero lascia l'arma per primo e l'altro non riesce a ucciderlo.

Sarā lei a prenderli per mano entrambi e insieme si avviano verso il futuro, chissā quale.

 

Sembra facile fare un film dove per 35 minuti il protagonista č solo. Certo, li hanno fatti, mi viene in mente Cast away, Io sono leggenda... Ma li hanno fatti "dopo".

Il film, almeno per tutta la prima parte, č lasciato alla forza delle immagini di una New York deserta (che rivedremo)  e della fisicitā di Harry Belafonte. Giā... chissā perchč lui?...

E in questa parte č curioso vedere come lui non si abbandoni a nulla che scantoni dal vivere comunemente detto civile: raccoglie i rifiuti del cestone per strada, veste elegantemente... il mondo sarā anche finito ma non finisce lo stile del bravo cittadino americano.

E anche gli altri due sono impeccabili.

E non č solo una forzatura dovuta al perbenismo americano anni '50; dal punto di vista della sceneggiatura č del tutto plausibile: i tre hanno a disposizione i beni del mondo intero perchč la bomba non ha contaminato i cibi e certamente nessuno li potrā mai accusare di furto di cibo o di energia elettrica. E allora, si sarā detto il regista, perchč lasciarsi andare?

Meditiamo, gente, meditiamo.

 

Ovviamente si tratta sopratutto di un film di riflessione sui pregiudizi  razziali in piena guerra fredda.

Un pensiero per il regista che ha fatto questa cosuccia del tutto dignitosa e si č spento a soli 58 anni... uno dei pochi, mannaggia... perchč il cinema fa bene alla salute e allunga la vita.

 

fiore di cactus :)

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