film

 

LA MACCHINA AMMAZZACATTIVI

di Roberto Rossellini

con Giacomo Furia, Marilyn Buferd, William Tubbs, Giovanni Amato

Italia - 1952 - 80'

 

L'apertura è un incanto: come in un teatro per bambini o in un presepe, una mano (in sovrimpressione)  costruisce una scena di cartone dove c'è il mare, un promontorio, un paese di case rotolale sulle pendici della collina, una piazza con il municipio, la chiesa, e le persone buone e cattive, con pregi e difetti.

 

In questo paese arriva un americano, veterano della guerra, che qui era sbarcato con gli alleati e con un amico italo-americano che lo riporta qui per un affare: demolire il castello che funge da cimitero e costruirci un grande albergo con l'aiuto dell'amico sindaco.

Ma in paese arriva e si aggira anche un vecchietto che il fotografo Celestino scambia per S. Andrea, patrono, e che a Celestino "regala" la possibilità di uccidere i cattivi: fotografando una foto, la persona fotografata muore e muore nella stessa posizione in cui era stata immortalata.

Idea geniale, ai limiti altissimi del moderno fantasy applicato alle macchine. Se pensiamo che intorno alla fotografia si usa il termine "immortalare" (l'ho appena usato anche io), termine che significa letteralmente "rendere immortali"... La sceneggiatura, d'altra parte, viene da quel genio che è Eduardo de Filippo e attinge evidentemente, penso, a quel rapporto particolare con la morte che solo Napoli ha saputo generare e in termini così poco "horror", con una ironica capacità di coabitazione tra i due mondi.

 

Così Celestino comincia ad ammazzare i cattivi, a fare giustizia di tutti gli egoisti, faccendieri, padroni e politici. Ne ammazza quattro ma quando si accorge che potrebbe continuare all'infinito perchè nessuno, in paese è "senza peccato" di egoismo, gli appare nuovamente il vecchio che li riporta in vita perchè... perchè non è un santo ma un povero diavolo, un diavolo caduto in disgrazia, che con quel sistema sperava di riacquistare meriti.

E gli americani? Sono come Virgilio nella Divina Commedia, sono un filo narrante: passano di casa in casa, ospiti, e cambiano di giorni in giorno perchè dove vanno, c'è sempre qualcuno che muore, essendo ospitati nelle case dei notabili del paese che sono, giustamente, i cattivi agli occhi di Celestino.

 

Semplicemente meraviglioso. Geniale.

Naturalmente Rossellini fu molto criticato perchè se da una parte manteneva l'occhio ben desto ai canoni del neorealismo che aveva inventato insieme a De Sica (coralità, realtà sociale-antropologica-culturale ripresa con onestà che anticipa il suo Stromboli), dall'altra la storia scantona in un immaginario a cui il cinema italiano non è pronto e forse non lo sarà mai.

Coraggioso, fantastico Rossellini che come tutti i grandi, e i grandi registi, ha avuto presto voglia di cominciare ad avventurarsi su un altro terreno.

Lo aveva fatto anche Vittorio De Sica con Miracolo a Milano nel '51.

 

Insomma, detto sinteticamente: i grandi non se la tirano.

 

 

fiore di cactus :)

 

ps - a me sembrava Gaeta con tutte quelle interminabili scale... ma le location sono Amalfi, Atrani e Maiori

 

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