film

 

LA VOCE DELLA LUNA

di Federico Fellini

con Roberto, Benigni, Paolo Villaggio

Italia - 1990 - 118'

 

Ivo Salvini è un ingenuo dolce matto del villaggio che fin da bambino sente voci provenire dai pozzi, soprattutto quando c'è la luna piena. E' innamorato di aldina, la bellissima del paese. E un giorno incontra un altro mattacchione, l'ex prefetto Gonnella che vede complotti dappertutto.

E succedono piccole grandi cose, come in tutti i film di Fellini: una "gnoccata" durante la quale Ivo butta in testa un piatto di gnocchi ad un corteggiatore di Aldina, un rave dove Ivo prova la scarpa di Aldina a tutte le ragazze e conclude che sono tutte aldina, l'incontro con un terzo semi matto che gli racconta di come ha sposato la bellissima Marisa manicure.... E la cattura della Luna da parte di tre fratelli con auto gru: la portano in una cascina e tutti si precipitano a vederla ma poi qualcuno spara e la Luna torna in cielo a parlare con Ivo che continua ad aggirarsi fra i pozzi nella campagna.

 

Ma i fatti non bastano a raccontare questo che è stato l'ultimo film di Federico Fellini.

Perchè Fellini da un certo punto in poi ha disertato tutte le regole della narrazione cinematorafica e ha cominciato a fare poesia.

E di poesia è intriso questo film, poesia citata (Leopardi), poesia nata da ricordi comuni a tutti: il fascino della luna piena che nel film è sempre piena, "la luna nel pozzo" che mi risuona e non so da dove nasca, perlacei brividi tenui di paura ai racconti della luna che risveglia i matti (ma di lupi mannari qui nemmeno il sentore)... e le domande dei bambini: ma dove vanno le scintille del fuoco che salgono dal camino?

Tutto nella meravigliosa sospensione sognante che solo Fellini ha saputo suscitare.

Tutto con i suoi soliti amori: i matti che sono sempre un po' clown, le donne prosperose sognate e mai toccate...

Tutto, come sempre, girato quasi tutto in interni, disattendendo la basilare regola del cinema neorealista che vuole location. Tranne pochissimi esterni, molto probabilmente comunque "interni" all'area di Cinecittà tanto che laggiù in fondo mi è sembrato di riconoscere i pini romani della via Appia.

 

Qualcuno ha detto che Fellini da un certo punto in poi, ha girato sempre lo stesso film. Io dico "evviva"

Qualcuno dice "non ci ho capito niente", usando impropriamente il termine "capire" e intendendo che non riconosce la storia, da dove comincia e come va a finire; e si può rispondere solo che tra il cinema di narrazione e il cinema di Fellini passa la stessa differenza che c'è tra il romanzo e la poesia.

E Fellini lo fa dire alla Luna in una delle ultime battute a Ivo Salvini che dice anche lui "sento i messaggi dal pozzo ma non ci capisco niente": sei fortunato a non capire perchè non devi capire ma solo ascoltare.

 

 

Paolo Villaggio ha raccontato che ogni sera Fellini lo ha chiamato a casa per ringraziarlo del lavoro fatto. Ed era la prima volta che un regista faceva con lui  una cosa così.

E che regista....


 

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