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LE CHIAVI DI CASA - di Gianni Amelio - con      Kim Rossi Stuart, Andrea Rossi, Charlotte Rampling - 1h 45' - Italia/Francia/Germania

Gianni non ha mai conosciuto suo figlio Paolo, quindicenne disabile. Lo deve accompagnare a Berlino per una cura ortopedica. Comincia così la conoscenza e la costruzione del rapporto fra questo padre e questo figlio particolare che cambierà per sempre la vita di Gianni. "Le chiavi di casa" sono, appunto, quelle che promette al figlio.

Sarà...ma nonostante Gianni Amelio si aspettasse il Leone d'oro (per il secondo anno consecutivo, dopo Bellocchio, il cinema italiano non vince Venezia), nonostante il film tocchi un tema commovente, nonostante faccia riflettere sulle nostre inadeguatezze verso i meno fortunati, a me il film non è piaciuto. Una voce fuori dal coro, ebbene sì.

Il ragazzo è veramente disabile, con problemi non soltanto motori tanto che qualcuno ha sussurrato che spesso non si è reso conto esattamente di girare un film. E la cosa, a guardare bene, è evidente dalla "interpretazione" di Kim Rossi Stuart che in realtà non segue nessun copione ma modula le battute e le azioni su quelle del ragazzo. In queste condizioni è altrettanto evidente che campi e controcampi, nelle sequenze fra padre e figlio, sono stati girati con due macchine. Ci si chiede allora come abbia fatto Amelio a non far guardare in macchina il ragazzo: Paolo è affetto da diplopia, insomma ci vede doppio e non solo perchè è fortemente strabico ma forse anche per danni neurologici (ho visto il film in compagnia di un medico) e quindi, non avrebbe mai potuto guardare dritto in macchina.

Un film con un soggetto, dunque, ma quasi del tutto privo di sceneggiatura e di recitazione (Andrea-Paolo non interpreta, è se stesso). Unica "attrice" in tale veste, la brava e dolente Charlotte Rampling.

E' vero che il cinema deve esplorare anche altri linguaggi, compreso quello del "reality" ma nel complesso, vissuto il sentimento di solidarietà e di simpatia verso Paolo, esplorate attraverso le difficoltà di Gianni le nostre inadeguatezze, apprezzato il tema (classico di Amelio) del ribaltamento dei ruoli padre-figlio dove sono i più deboli a dare aiuto al più forte, il film non è un capolavoro. Non è un film che viene voglia di rivedere. E non meritava il Leone d'oro.


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