dai giornali
Bentivoglio
debutta nella fiction. Un padre in lotta contro i dèmoni
Diretta da Alex Infascelli, la fiction andrà in onda su Sky Cinema 1 nel
2009
Oltre200
vittime accertate di "psico sette", 123 vittime di sette pseudoreligiose,
122 vittime di sette sataniche, 93 vittime di sette dedite alla magia, 92
casi di "possessione", 26 vittime di sette esoteriche. E' il bollettino di
guerra - cifre rilevate fra il 2004 e il 2007 - relativo al fenomeno del
satanismo in Italia, negli anni recenti è stato più volte protagonista delle
cronache tanto da far gridare a un "allarme sette". L'Italia detiene un
inquietante primato europeo: è il Paese in cui le sette sataniche hanno
attualmente la diffusione maggiore, con circa 8000 congreghe e oltre 600
mila adepti (fonte: Poliziamoderna, il periodico ufficiale della Polizia di
Stato). Un fenomeno di attualità che Sky ha deciso di affrontare.
Proseguendo nella linea editoriale - che ha già dato vita, ad esempio, alla
versione televisiva di Romanzo criminale, in onda il prossimo novembre, e
che prevede fra gli altri progetti anche una miniserie sulla vita di Moana
Pozzi - di privilegiare storie italiane particolarmente rilevanti che fino a
oggi non hanno trovato spazio nella produzione televisiva.
Nasce così l'idea di produrre L'ombra di Satana, fiction in due puntate
presentata al Roma Fiction Festival, in onda su Sky Cinema 1 nella primavera
del 2009, diretta da Alex Infascelli, e che segna il debutto nella fiction
di Fabrizio Bentivoglio. L'attore interpreta un imprenditore di una
provincia del Nord Italia, Giovanni Baldassi, vita tranquilla e agiata,
padre di un adolescente, Michele, che all'improvviso, scappa di casa. La
scoperta, in casa, di alcuni oggetti dal significato inequivocabile fa
nascere più di un sospetto che il figlio sia entrato in un giro di satanisti.
E fa anche da detonatore nella vita dell'uomo e del piccolo paese in cui
vive.
ALEX INFASCELLI: LA VIDEOINTERVISTA
"La parte che più mi interessa non è Satana ma l'ombra - spiega Alex
Infascelli, già regista di Almost Blue, L'ultimo giorno, Il siero della
vanità, H2Odio - perché credo che guardando l'ombra, la sagoma, si possano
scorgere i tratti più netti di una personalità, meglio che con i dettagli.
Credo che il satanismo abbia un valore simile a quello di un percorso nella
mafia, o nella droga, l'adesione a un mondo che può attirare chi è in
divenire, come i ragazzini, e sente di non avere ancora un'identità, di
essere un grigio, un beige".
Bentivoglio ha il compito di trasferire sul piccolo schermo il passaggio
dall'immagine della serenità, rappresentata da lui, dalla moglie casalinga,
dal figlio adolescente studioso e da una bambina fresca di prima comunione,
all'immagine dell'angoscia. Passaggio che si consuma quando quella che
sembrava una ragazzata si traduce in un incubo. Quello "di altri mondi,
paralleli al nostro - osserva l'attore - che uno preferirebbe non guardare,
vorrebbe che non esistessero".
Quanto al suo debutto in una serie tv, Bentivoglio preferisce tenersi a
distanza dal dibattito, animato in questi giorni di Fiction Festival, sui
ruoli del cinema e della fiction e sulle differenze culturali, o meno, fra i
due. "Preferisco non entrare nelle polemiche - commenta l'attore - per me
non hanno ragione d'essere. Solo in Italia si distingue tra attori di
cinema, teatro e tv, l'attore è attore, segue sensazioni, impulsi molto
umani, emozioni. Ogni progetto per me nasce nello stesso modo, da un
incontro con un regista che entusiasma, una sceneggiatura ben scritta, un
grado sufficiente di rischio, che qui c'è".
Alessandra Vitali per Repubblica - 10 luglio 2008
AMCT